Approfondimenti

9 febbraio 2018

I Primitivi di Nick Park, il fascino dell’animazione in plastilina

di Michela Fontana
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I Primitivi di Nick Park, il fascino dell’animazione in plastilina

Pronti per il nuovo capolavoro di plastilina? Stiamo parlando de I Primitivi, dall’8 febbraio al cinema, ultimissima fatica della Aardman Animations e di Nick Park, ormai colonne portanti della claymation (lo stop-motion in plastilina).

È il terzo lungometraggio a cui lo studio d’animazione britannico e il regista, premio Oscar originario del Lancashire, danno vita insieme, plasmando malleabili pupazzetti dallo scheletro in fil di ferro e applicando la laboriosa tecnica del passo uno. Personaggi e oggetti di scena sono infatti costruiti a mano con questo particolare materiale plastico, che viene poi modellato con grande precisione in modo da fargli assumere posizioni diverse per ogni fotogramma e, una volta riprodotte in sequenza queste immagini fisse, dare allo spettatore l’illusione di un fluido movimento. Considerando che i fotogrammi per secondo nel cinema sono 24, potete ben immaginare tempo e pazienza che si rendono necessari per realizzare una simile opera!

A doppiare in italiano i simpatici personaggi di questa storia preistorica tanti protagonisti dello star system nostrano: Riccardo Scamarcio è Dag, l’audace e incapace eroe che guiderà la sua tribù nella sfida contro il perfido signore del Bronzo Lord Nooth (Salvatore Esposito, anche noto come “Genny” Savastano di Gomorra). La battaglia prenderà la forma di una partita di calcio, pratica sconosciuta agli abitanti della pacifica valle ma non alla civiltà nemica, che può contare sulle particolari abilità di Dribblo, doppiato nientemeno che da Alessandro Florenzi, amato centrocampista giallorosso. A popolare la tribù dei primitivi anche Paola Cortellesi, voce dell’energica e appassionata tifosa Ginna, Corrado Guzzanti, il saggio trentaduenne Barbo, Greg, lo scemo del villaggio Grullo, e Chef Rubio, il famelico e imbranato Gordo.

A proposito di primitivi, risaliamo alle origini di quest’affascinante tecnica d’animazione artigianale che si contrappone alla più moderna e digitalissima computer graphics.

La claymation, termine che unisce le parole inglesi clay (argilla) e animation (animazione), viene coniato nel 1978 da Will Vinton poco dopo aver dato alla luce Three dimensional Clay Animation, un documentario di 17 minuti che rivelava il dietro le quinte della plastilina animata. Per trovare i primi esempi pratici, però, dobbiamo fare un salto ancora più indietro fino al cinema muto e in particolare al 1908, quando la Edison Manufacturing realizzò il film A Sculptor’s Welsh Rarebit Dream.

Si tratta quindi di una tecnica in uso fin dagli esordi del cinematografo, oggi quasi completamente soppiantata dalla più rapida animazione digitale. Nell’epoca della realtà aumentata e delle società virtuali, rimangono alcuni affezionati, professionisti del mondo animato, che attraverso lo stop-motion tentano di conferire nuova vita alla realtà tangibile, imponendo nelle loro pellicole il forte realismo di materiali, luci, ombre e trasparenze, che per quanto siano oggi raffinatamente riprodotti dalla tecnica computerizzata non sono ancora in grado di restituire quello straordinario effetto di concretezza che è invece immediatamente percepibile nei film così pazientemente costruiti.

Di “antenati” illustri I Primitivi ne hanno in realtà parecchi, a partire da quelle pellicole realizzate dalla stessa Aardman Animations che molti di voi non faranno fatica a ricordare:

Galline in fuga (2000) di Nick Park e Peter Lord
Il primo lungometraggio dello studio d’animazione fondato dallo stesso Lord insieme a David Sproxton è interamente realizzato con la tecnica della claymation e ispirato a La grande fuga (1963), sviluppato però in chiave umoristica con tanto di gag in stile slapstick e classiche chicche di humor inglese.

Wallace & Gromit – La maledizione del coniglio mannaro(2006) di Steve Box e Nick Park
Ancora una volta alla regia c’è Park che è anche il creatore dei due celebri personaggi che prima di approdare al cinema con questo film sono stati protagonisti di diversi cortometraggi di successo. La pellicola è stata premiata con l’Oscar per il miglior film d’animazione.

Pirati! Briganti da strapazzo (2012) di Peter Lord e Jeff Newitt
Questa volta la Aardman Animations si è servita, insieme alla claymation, di qualche tecnica di computer grafica soprattutto per risolvere i problemi connessi all’ambientazione particolare del film: il mare, territorio difficile da gestire con la sola tecnica dello stop-motion. La pellicola è stata inoltre girata in stereoscopia in modo da poter essere distribuita in 3D, dando vita così a un potentissimo connubio tra modernità e tradizione.

Shaun – Vita da pecora (2015) di Mark Burton e Richard Starzack
Il film è un lungometraggio tratto dall’omonima serie animata creata indovinate un po’ da chi? Sempre lui, Nick Park. La serie è nata come spin-off dei cortometraggi sugli stessi Wallace e Gromit e prende come protagonista la pecora Shaun, personaggio minore del corto premio Oscar Una tosatura perfetta.

Non è però l’unica, la Aardman Animations, a portare avanti con orgoglio questo metodo d’animazione tradizionale. Un altro studio impegnato in questo senso è la Laika Entertainment (erede peraltro della Will Vinton Studios), che ha sfornato film del calibro di Coraline e la porta magica (2009), prima pellicola in stop-motion fruibile in 3D e ParaNorman (2012), anch’esso girato in claymation e stereoscopia.

In ultimo, non possiamo fare a meno di citare questi altri tre capolavori di animazione in plastilina, tutti collegati a Tim Burton.
The Nightmare Before Christmas (1993), di cui Burton è produttore e per il quale sono state create più di 110 teste per le espressioni facciali di Sally e oltre 400 per quelle del protagonista Jack.

La sposa cadavere (2005), diretto da Burton insieme a Mike Johnson e detentore di vari primati tra cui quelli di primo film in stop-motion girato con camere fisse e con la tecnica del “gear and paddle”, che consiste nell’inserimento, all’interno delle teste dei pupazzi, di ingranaggi e pale grazie ai quali è poi possibile gestire la mimica facciale senza bisogno di sostituire le teste.

Frankenweenie (2012), per la cui descrizione ci rifacciamo alle intense parole di Coming Soon: “E il miracolo si compie: dopo poco iniziamo anche noi a provare nostalgia per un’America che non abbiamo vissuto, dimenticando che quelli che si agitano di fronte a noi sono minuscoli pupazzi, animati, con certosina pazienza, da un esercito di dediti artigiani. Perché quello che vediamo sullo schermo è il Cinema, nella sua forma più pura”.