Approfondimenti

28 febbraio 2018

Quello che non so di lei: thriller psicologico firmato Polanski

di Michela Fontana
Continua a leggere

Per gli amanti del cinema d’autore e non solo, l’1 marzo è il giorno giusto per assicurarsi un posto in sala: esce Quello che non so di lei, ultimo lavoro di Roman Polanski, uno dei pochi registi contemporanei ancora meritevoli di tale certificazione. Ma non preoccupatevi, non è uno di quei film riservati alle élite di cinefili intellettualoidi, se siete fan dei thriller psicologici o delle trame intriganti in genere, è il film che fa per voi.

La pellicola della 01 Distribution, presentata in anteprima fuori concorso a Cannes 2017, narra dell’incontro tra Delphine, scrittrice vittima di un paralizzante blocco creativo dopo l’enorme successo ottenuto dal primo romanzo, e Elle/Leila, una giovane fan affascinante e misteriosa che riesce a insinuarsi nella vita di Delphine e nella sua più profonda intimità. Il rapporto tra le due donne, iniziato come una semplice amicizia, si tramuta presto in un intrigo morboso e ambiguo in cui identità e ruoli si confondono e i confini tra realtà e finzione si disperdono in un’atmosfera dai toni allucinati.

 

L’incarico di rappresentare sullo schermo questo difficile dualismo è affidato a Emmanuelle Seigner, moglie e musa di Polanski, e a Eva Green, che per il suo conturbante fascino sembra il volto perfetto da dare all’oscuro personaggio di Elle. “Eva Green è un’attrice che ha qualcosa di irreale, quasi virtuale. È una donna e un’interprete meravigliosa, ho adorato lavorare con lei, ci siamo intese bene”, ha detto infatti la Seigner in una recente intervista a Io donna.

La storia è invece un fedelissimo adattamento del romanzo della scrittrice Delphine de Vigan Da una storia vera (titolo francese: D’après une histoire vraie, che è poi anche il titolo originale del film). Quindi è subito evidente il gioco beffardo tra realtà e finzione che si instaura: la storia è proprio vera? La Delphine del racconto è la stessa Delphine che racconta? Quanto di Elle esiste davvero e quanto è solo una proiezione della scrittrice? Questioni che accendono il vecchio Polanski, tanto avvezzo ad affrontare il tema e a orchestrare sapientemente gli strumenti della messa in scena per mettere in discussione la realtà.

Ambiguità e tensione costruite ad arte sono quindi tratti distintivi del marchio Polanski che senza dubbio qui ritroveremo, insieme all’attento interesse per l’arte della scrittura di cui il regista non ha mai fatto mistero. Oltre ad averla spesso assunta, con profondo rispetto, come fonte delle sue sceneggiature, l’abbiamo infatti già visto affrontarla anche come soggetto stesso della narrazione, e come mezzo di tramite tra reale e fittizio. Accadeva per esempio nel 2010 con L’uomo nell’ombra, dove Ewan McGregor era chiamato a diventare il ghostwriter dell’ex Primo Ministro britannico interpretato da Pierce Brosnan.

Nuovo è invece il confronto/scontro al femminile, che sembra piuttosto riflettere le ossessioni del co-sceneggiatore Olivier Assayas, anch’egli uomo dai temi ricorrenti che in questo copione costruisce un rapporto tra due donne molto simile a quello già visto in Sils Maria e Personal Shopper, gli ultimi due film a cui ha lavorato.

Gli elementi per un film visivamente godibile e psicologicamente avvincente ci sono tutti, a partire dalla firma che è di solito una garanzia: Polanski non è infatti solo un regista pluripremiato e un personaggio molto discusso per le sue vicende personali, ma è anche un artista il cui grande talento spesso riesce nell’arduo compito di mettere d’accordo pubblico e critica.