Approfondimenti

22 ottobre 2018

Rambo è un film che non va sottovalutato

di Marco Rizzini
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Il 22 ottobre 1982 usciva nelle sale americane First Blood, il Rambo I che tutti conosciamo.

Rambo racconta una storia forte ed è un film serio, non è un filmetto d’azione o di semplici sparatorie. First Blood racconta la storia di un reduce della Guerra del Vietnam, di un soldato che ha vissuto la guerra nella giungla e che dai vietcong e dalle truppe regolari del Nord è stato imprigionato e torturato.

È un film che nasce in piena Guerra Fredda, con i cattivi che sono sì i rossi – mi sembra che ci siano dei flash anche con dei paracadutisti russi, ma forse mi sbaglio con il secondo e terzo episodio – ma il nemico che ricorderemo, è un altro. Anche vedendolo da bambino in televisione, ricordo che mi indisponeva vedere come nessuno fosse grato a Rambo per il suo sacrificio e come nessuno, nemmeno il minimo sindacale, lo compatisse con empatia capendo il suo dolore. Di testa e di fisico, di non sapere il proprio posto nel mondo, di sentirsi in colpa per essere sopravvissuto rovinandosi in ogni caso per sempre la vita.

Rambo è più del muscolato soldato d’elite dei Berretti verdi americani. Rambo è un uomo che non si è più ripreso, è un ragazzo che ha visto i suoi amici morire. Vuole solo pace, vuole stare solo, vuole che nessuno gli rompa i coglioni. Purtroppo sulla sua strada trova invece gli imboscati rimasti a casa che si permettono di prenderlo in giro o di bullizzarlo impuniti grazie alla loro divisa immacolata.

Nulla come il primo episodio della saga di Rambo ha poco da spartire con quanto verrà dopo, con quella caciara dei capitoli a seguire fatti di spari e di un uomo che abbatte con una freccia un elicottero, dopo aver ucciso – sempre da solo – centinaia di soldati nemici.

Rambo è un film serio, un film duro, ma dai tratti gentile. “Questa volta combatte per la sua vita, recitano i manifesti che ne accompagnano l’uscita in sala. Basta ideali, basta bandiere, basta propaganda e retorica. Rambo vuole vivere, dopo esser sopravvissuto. Non glielo permetteranno, mettendoli i bastoni tra le ruote in ogni maniera. È un soldato tra i migliori eppure non uccide civili inermi, non uccide i poliziotti che lo braccano nei boschi. È incredibile, ma il Rambo del 1982 è un soldato che scoppia a piangere, un eroe umano che si scaglia contro la guerra e contro chi non riconosce il sacrificio di lui e di molti come lui, di chi grazie alle guerre e al sangue si arricchisce da lontano, i codardi voltagabbana di sempre, i ratti che ingrassano al sicuro mentre gli eroi muoiono in battaglia.

Forse, in questo anniversario dovevo parlare dell’impatto che ha avuto nella cultura mondiale questa saga. Però non ne avrei parlato bene, non avrei reso giustizia a quelle emozioni che il giovane Sylverster Stallone riuscì a portare sullo schermo. Il Rambo passato alla storia, purtroppo non è quello del primo episodio. È qualcosa di diverso e di un livello inferiore. Chi ha visto il film, capirà al volo quello di cui sto parlando.

First Blood rimane a tutt’oggi una delle migliori pellicole sul tema dell’essere reduce di una guerra non capita e non voluta dalla società civile.