Approfondimenti

6 aprile 2019

Riccardo Cuor di Leone: Il re cavaliere tra storia e cinema

di Matteo Marinello
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Riccardo I d’Inghilterra morì il 6 aprile 1199, 820 anni fa, durante l’assedio del castello di Châlus, in Francia, per le complicazioni di una ferita da freccia. Secondo le ricostruzioni, poteva anche evitarsela indossando la cotta di maglia, ma evidentemente voleva fare il fenomeno.

Soprannominato “Cuor di Leone” per le sue doti di guerriero feroce e coraggioso, Riccardo I è nato a Oxford ed è vissuto nella seconda metà del XII secolo. Rimase in Inghilterra fino all’età di otto anni, ma passò la maggior parte della sua vita e dei suoi dieci anni di regno fuori dal paese: risiedette spesso alla corte d’Aquitania, guidò una ribellione in gioventù contro il padre, fu comandante nella Terza Crociata, fu fatto prigioniero dall’Imperatore in Germania e poi, liberato, combatté per riunire i suoi possedimenti in Francia. Infatti, era un erede delle casate Normanna e di Angiò: quindi non parlava l’inglese dell’epoca, ma francese e occitano.

Come ha scritto lo storico Jean Lori, questo re inglese dell’inglese non ha proprio niente ed era imbevuto semmai di cultura francese. Però, a causa della sua aura che combinava fede, virilità e potenza, divenne un simbolo ideale per l’imperialismo britannico in epoca vittoriana. A metà dell’ottocento gli venne eretta anche una statua fuori dal palazzo del parlamento, che è ancora lì.

Dopo questa celebrazione romantica, gli storici l’hanno dismesso come un re assenteista che ha permesso ai baroni di riprendere potere. Tuttavia, questo era sempre un punto di vista nazionalista, perché leggeva i demeriti di Riccardo sempre e solo in quanto “Re d’Inghilterra”. Successivamente, però, egli venne ricontestualizzato: in quanto titolare di un “impero angioino” di cui facevano parte vasti territori francesi e di cui l’Inghilterra era solo una fetta; come mediatore tra clero, chiesa di Roma e aristocrazia; in quanto comandante crociato e abile diplomatico che riuscì ad accordarsi con Saladino; infine, come uno dei primi re a perpetuare l’immaginario e i valori cavallereschi.

Quella di valoroso “re cavaliere” è un’immagine che lo stesso Riccardo ha promosso di sé, mescolando assieme storia e leggenda. Un’operazione che ha avuto successo, visto che oggi è uno dei re inglesi più rappresentati nella letteratura e nel cinema.

Ivanoe di Walter Scott è ambientato negli ultimi anni del suo regno e le numerose leggende di Robin Hood, con le dovute varianti, pongono l’assenza di re Riccardo come elemento fondamentale.
Poi, il prototipo di Riccardo come “re buono garante di ordine ma assente per combattere i pagani” è quello che ha avuto sicuramente più successo nel cinema.

Prendiamo ad esempio il Robin Hood della Disney: Riccardo è un tradizionalissimo deus ex machina che arriva alla fine della storia, come autorità ordinatrice che premia i giusti e punisce i malvagi. Il film ripropone anche un’opposizione tradizionale tra lui e il fratello usurpatore Giovanni Senzaterra: virile, imponente, coraggioso e magnanimo il primo; vizioso, codardo e crudele (“Tasse, tasse, bellissime amabili tasse!”) il secondo.
Giovanni è un leone senza criniera, il “re fasullo d’Inghilterra” a cui la corona sta troppo larga e che si circonda di consiglieri viscidi e incapaci (Ser Biss, Sceriffo di Nottingham). Riccardo, invece, sarà pure stato assente per combattere i “turchi”, ma quando arriva è il buon re amico di tutti.

Un altro film che ci può servire da esempio è il Robin Hood del 2010, girato da Ridley Scott. La morte del re è mostrata all’inizio, in maniera più onorevole di quanto lo fu in realtà.

Scott, che utilizza spesso i contesti storici per parlare di altro, compie una falsificazione notevole ai fini della trama: fa intendere che Riccardo sia morto sì in Francia, ma durante il viaggio di ritorno dalla terza crociata. Il sovrano viene ucciso appena prima di poter condurre il suo popolo nella sua Inghilterra. Ecco però che arriva la cosa esilarante: durante quella che sarà la sua ultima battaglia, augura più volte la morte ai i maledetti “francesi” e già qui si stabilisce un’opposizione, che durerà per tutto il film, tra Francia e Inghilterra come due entità a sé stanti, come se fossero già due nazioni unificate e rivali. La stessa casa regnante d’Inghilterra è dipinta come anglosassone, che parla inglese (mentre i francesi nel film parlano francese) ed Eleonora d’Aquitania, la madre di Riccardo e Giovanni, sembra aver ripudiato addirittura le sue origini d’oltremanica.

Questo proto-nazionalismo attribuito ad un re che era anche duca d’Aquitania è assurdo, per i motivi che abbiamo visto prima. Ridley Scott dipinge Riccardo come un re intrinsecamente inglese, non angioino o normanno, che deve tornare nella sua patria: è fuorviante ma anche interessante perché ci fa capire come certe letture del passato medievale siano ancora in voga.

Inoltre, le tematiche e le scelte narrative ricalcano quelle di un’altra pellicola di Ridley Scott, Il Gladiatore. Il Riccardo Cuor di Leone e il Marco Aurelio scottiani sono entrambi guerrieri valorosi ma riluttanti, che hanno passato la maggior parte della vita lontani da una casa dove sognano di tornare e trovare la pace. Poi, tutti e due muoiono lasciando il destino del loro regno ad un erede inadatto e paranoico, Giovanni/Commodo. Toccherà al nostro Russel Crowe sfidare il potere in nome della libertà, in entrambi i casi. Le critiche di “presentismo”, di nuovo, qui si sprecano, ma ehi… a me il film gasa un sacco e a livello di costumi e tattica militare è apposto.

Riccardone, inoltre, è presente in numerosi altri film.
La sua vita in gioventù è esplorata nel celebre Il leone d’Inverno (1968) dove è interpretato da un giovane Anthony Hopkins. Qui viene data una lettura classica ma profonda del personaggio, mostrando anche i lati più umani. Enrico II, il padre, è Peter O’Toole e Eleonora d’Aquitania, la madre è Katharine Hepburn – mica cazzi.

Richard Harris veste i panni del re in Robin e Marian (1976) mentre Neil Dikinson in Lionheart (1987). Dovrebbero essere belli ma non li ho visti, per cui boh. Però ho visto il serissimo Robin Hood: Uomo in Calzamaglia (1993) dove Riccardo, interpretato da Patrick Stewart, fa una comparsa memorabile alla fine del film. Il re appare brevemente anche ne Le Crociate, sempre di (indovinate) Ridley Scott.

 

Finora, abbiamo aperto uno spiraglio sulle varie interpretazioni di Riccardo I.
Il Cuor di Leone, Il re cavaliere, Il re buono e magnanimo, il re inglese: questi sono tutti modelli che vengono riadattati e riutilizzati con fini diversi per parlare di una delle figure più affascinanti del medioevo nordeuropeo.