Approfondimenti

17 luglio 2017

Tanti auguri Robocop, 30 anni fa nelle sale!

di Marco Rizzini
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Trent’anni sono passati da quel fatidico 17 luglio 1987, data magica in cui uscì in sala uno dei grandi capolavori di Paul Verhoeven e pietra miliare del cinema di fantascienza.
Se non fosse chiaro, stiamo parlando di RoboCop.

Vi ricordate del poliziotto-cyborg o serve un ripassino veloce?

Nella Detroit di un futuro ucronico e distopico, le forze di polizia sono gestite direttamente da una multinazionale. Questa ha – che strano – interessi economici nell’abbattere la vecchia città così da poter edificarne una nuova. È quindi necessario creare dei cybersbirri per fare il lavoro sporco. L’occasione per l’esperimento arriva con la morte di un agente onesto e gentile come Alex Murphy in uno scontro a fuoco con alcuni delinquenti. La multinazionale che lo controlla è padrona non solo delle vite ma anche delle morti dei propri uomini e decide così di utilizzare il cadavere per impiantare kevlar ed altri innesti biomeccanici.

Lo stesso cervello di Murphy diventa un terminale informatico con il quale i padroni si interfacciano per radiocomandare le sue mosse. Ma qualcosa andrà storto ed il libero arbitrio trionferà, in una sete di vendetta contro assassini dalle mani sporche di sangue e loro epigoni in giacca e cravatta.

RoboCop ha cambiato la cinematografia ed ha creato un mito.

Non parlo solo del merchandising, dei sequel, del reboot, dei fumetti, dei cartoni animati o delle migliaia di action figures create in questo lunghissimo arco temporale. Parlo della potenza della sua legacy nell’immaginario di qualunque amante della fantascienza. Pellicole come Terminator, Atto di Forza e Blade Runner – e di certo faccio torto ad altri capolavori non citandoli – sono riusciti ad andare oltre alla loro storia.

Di RoboCop io ricordo la tremenda violenza che lo rendeva un film non per bambini: uno di quei tanti film che non potevo vedere fino in fondo e di cui riuscivo a sbirciare solo l’inizio, prima di essere mandato a dormire. Ricordo le parolacce ed il fatto che fosse un film duro e pieno di sangue.

Vedendolo da adulto, mi colpirono invece la feroce critica al mondo delle multinazionali che si sostituiscono agli stati sovrani e la messa in scena di una Detroit che veniva data per fallita – come poi difatti successe – molto prima del tempo. Interessante la scelta di utilizzare falsi telegiornali e false trasmissioni televisive in fuori campo per aumentare la veridicità della narrazione e rafforzare il peso del futuribile.

Tanti auguri RoboCop, spero di rivederti in televisione quanto prima.