Approfondimenti

2 marzo 2017

Rosso Istanbul, così Özpetek torna nella sua Turchia

di Giulia Sambo
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Turchia punto di partenza, Turchia rifugio sicuro lungo il cammino. Il viaggio cinematografico di Ferzan Özpetek è partito dalla sua terra ad inizio carriera, con Il bagno turco (Hamam), e la incrocia nuovamente oggi con Rosso Istanbul – ultimo lavoro del regista nato nella storica Costantinopoli e poi naturalizzato italiano, nelle nostre sale dal 2 marzo grazie a 01 Distribution. Sono trascorsi vent’anni dall’esordio sul grande schermo di Özpetek, un traguardo speciale che questa settimana si celebra al cinema con un film-omaggio alle sue origini.

Drammatico della durata di 115 minuti, Rosso Istanbul è stato girato in lingua turca e ha un cast composto interamente da attori turchi – Tuba Büyüküstün, Halit Ergenç, Mehmet Gunsur, Nejat Isler e Serra Yilmaz. Tratta dall’omonimo romanzo scritto dallo stesso Özpetek e uscito nel 2013, la storia è ambientata nel 2016 – anno in cui il protagonista Orhan Sahin torna nella capitale dopo vent’anni di assenza volontaria. Come editor ha il compito di aiutare un famoso regista a completare un libro; quello che ancora non sa è che il suo soggiorno si trasformerà in un viaggio metaforico punteggiato di ricordi rimossi, a contatto con le stesse persone nominate anche nel manoscritto. Orhan si scopre presto imprigionato nella storia dell’autore, costretto a riflettere su se stesso e su emozioni e sentimenti che credeva morti per sempre.

L’obiettivo di Özpetek è chiaro: rievocare immagini nostalgiche della Turchia a lui più cara, quella più personale ed intima. Il regista ha dedicato il film a sua madre, persona a cui è da sempre molto legato, colei che al contrario del padre l’ha appoggiato nella sua scelta di trasferirsi a Roma nel 1976 per studiare Storia del cinema. “Per me è stata un’esperienza molto forte – ha raccontato facendo un parallelismo con il protagonista di Rosso IstanbulMentre giravo mi sembrava di perdere continuamente questa città, la sentivo sfumare nell’incertezza di un’aria pesante e inquieta. Ma forse non era la città, ero io stesso che mi stavo perdendo. Certo c’era tensione nell’aria, la stessa tensione che senti un po’ ovunque per via degli attentati terroristici. Ci abbiamo messo tre anni a fare questo film”.

Vent’anni dopo il debutto di Özpetek, il cinema di Rosso Istanbul si dimostra più maturo rispetto a quello de Il bagno turco (Hamam). Nel 1997 il cast era in parte anche italiano – un nome fra tutti: Alessandro Gassman – e l’approccio con la Turchia più spensierato; la trama si snodava tra Occidente e Oriente, con al centro della storia un architetto italiano invitato ad Istanbul per rivendicare un vecchio bagno turco, a lui lasciato in eredità da una zia. L’uomo, intenzionato a trattenersi solo per qualche giorno, resta all’estero più del previsto: in Turchia viene accolto calorosamente e si innamora di un’altra donna. Solo quando la moglie italiana lo raggiunge, un fatto drammatico sconvolge la sua vita.

Memorabili, nella filmografia di Özpetek, anche Le fate ignoranti (2001), con Margherita Buy e Stefano Accorsi, su una coppia divisa dalla morte e da tragiche scoperte; La finestra di fronte (2003) con Giovanna Mezzogiorno e Raoul Bova coinvolti in una passionale storia d’amore clandestina; Un giorno perfetto (2008) con Isabella Ferrari e Valerio Mastandrea, a proposito del destino che unisce mondi diversi; e Mine vaganti (2010) con Riccardo Scamarcio, che parla degli equilibri fragili di una famiglia numerosa.