Approfondimenti

9 dicembre 2018

Scarface: iconografia gangster da ben 35 anni

di Marco Rizzini
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Ricordo quando mia madre mi raccontava di quanto era bello Sette spose per sette fratelli. Lo sapeva a memoria e ne vantava le qualità estetiche e narrative. Più che ritenerlo un vero e proprio capolavoro, le ricordava la giovinezza, ne sono convinto. Aveva la mia età o forse era addirittura più giovane. Ecco, un preambolo per dire che sto invecchiando.

Oggi sono venticinque anni dall’uscita in sala della prima versione senza tagli di Scarface, in quel dicembre del 1983. Venticinque anni di Tony Montana, il gangster dei gangster. Spero di esser presto nonno per poterlo raccontare ai miei nipotini come “un bel film della mia fanciullezza”, questa massacro sanguinario, un’ordalia, che è il capolavoro di Brian De Palma.

Scarface è difatti un inno al cinema. De Palma alla regia con Oliver Stone alla sceneggiatura, Giorgio Moroder alle musiche e un infinito Al Pacino come protagonista.
L’avete visto tutti? Altrimenti guardatevelo durante queste feste. Un bel filmetto natalizio da vedere con tutta la famiglia, tra Una poltrona per due e Mamma ho perso l’aereo. Sto scherzando.

Il film ci racconta di una Miami anni ’80 nel bel mezzo dell’exploit della cocaina. Tony è un comune criminale cubano in cerca di una nuova opportunità in America, dove si finge un profugo in fuga dalla rivoluzione castrista. La sua carriera nel mondo del crimine inizia subito, a gamba tesa; non si fermerà fino alla conquista della piramide e alla brutta fine che proverbialmente accompagna queste improvvise scalate al potere. In tempi recenti l’abbiamo visto in Narcos ed in Gomorra, giusto per citare altri capolavori di questo genere, però contemporanei.

Tony Montana in questi venticinque anni ha segnato un prima e un dopo. Nell’immaginario collettivo, dalla musica ai videogiochi, dalle copertine dei cd dei vari gangsta rapper moderni a Grand Theft Auto, lo spettro del nuovo Signore della Droga armato di mitra non è mai scomparso.

Un modo di porsi e di autorappresentarsi che ha sconfitto l’incedere del tempo, guadagnandosi metaforicamente un posto tra i film più importanti della storia e della cinematografia.
Trentacinque anni e non sentirli!