Approfondimenti

17 dicembre 2018

Schindler’s List: Chiunque salva una vita salva il mondo intero

di Sumana Rana
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15 novembre 1993, 25 anni fa, ecco le immagini in bianco e nero proiettate su uno schermo volte a narrare una delle vicende più tragiche della Storia.

Opera vincitrice di sette Oscar ed ispirato al romanzo la Lista di Schindler di Thomas Keneally, ai documentari dell’epoca nelle sequenze corali e alle immagini espressioniste nelle scene private. Preservato nel U.S. Film Registry per volontà della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti dal 2004.

Da menzionare la creazione di una Survivors of the Shoah Visual History Foundation, organizzazione no-profit per la collezione audio-video delle testimonianze di circa 52.000 sopravvissuti, grazie all’incasso.

La storia è quella vera di Oskar Schindler, che salvò, grazie alla posizione di rilievo nel partito nazista e grazie all’enorme disponibilità finanziaria, molti ebrei che avrebbero trovato la morte nei campi di concentramento.

Schindler è l’unico personaggio del film che muta, cambia ed evolve, grazie anche al convincente interprete Liam Neeson. Gli altri appartengono invece alla dimensione di oscurità e luce, senza possibilità di redenzione o timore di condanna. Emblema invece del male e della follia nazista è l’ufficiale Amon Goeth, ruolo portato sullo schermo da Ralph Finnies.

La splendida fotografia di Janusz Kaminski dona sicuramente realismo ed intensità. Agghiacciante infatti la scena della liquidazione del ghetto di Cracovia, tesa a penetrare nelle paure, angosce e disperazione degli ebrei, costretti a tentare la fuga e a trovare riparo, mentre dal fronte opposto i tedeschi con il loro antisemitismo e la loro brutale freddezza procedono nello sterminare tante vite umane. Uno scenario terribile al quale Oskar Schindler assiste dall’altitudine di una collina, rendendosi conto del grado di follia e disumanità raggiunta e notando l’avanzare di una bambina dal visibile cappottino rosso. Un’immagine poetica dell’innocenza infantile immersa in uno scenario di morte. Dettaglio considerato inoltre un piccolo omaggio a Akira Kurosawa che aveva già usato questo espediente in Anatomia di un rapimento del 1963.

Memorabile la celebrazione iniziale dello Shabbat quale metafora della quiete prima della tempesta, lo sfumare del colore ed ecco un fumo accecante a dominare il mondo volto a simboleggiare i corpi bruciati ad Auschwitz.

Fedele e commemorativo lo scatto finale che mostra la deposizione dei sassi sulla tomba del vero Oskar Schindler, secondo la usanza ebraica, presso il cimitero di Gerusalemme.
Le scene rievocate sono oltretutto le uniche della pellicola a presentarsi al pubblico a colori. Un cinema del ricordo e della memoria. Un cinema ricco di religione e speranza, fede e coraggio affinché le nuove generazioni non dimentichino mai.