Approfondimenti

26 luglio 2017

Shin Godzilla: non solo azione, soprattutto significato

di Silvia Pegurri
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Lo scorso 3 luglio, grazie a QMI Stardust, Godzilla è tornato nelle sale italiane con Shin Godzilla. La nuova pellicola è arrivata anche nel nostro Paese, ormai la 31esima a riprendere come protagonista l’iconico mostro. Molte le aspettative, soprattutto grazie al grande nome del regista Hideaki Anno, noto agli appassionati di anime per Neon Genesis Evangelion, considerato un vero e proprio capolavoro dell’animazione giapponese.

È una giornata normale a Tokyo, finché un’enorme massa di vapore non si innalza dal porto, provocando numerosi danni e allarmismi. Si tratta di un’eruzione vulcanica? Di un attacco sottomarino? Un’ipotesi avanza, ma sembra così assurda da essere ignorata finché non diventa troppo tardi: è un’enorme creatura marina.

Vediamo quindi Godzilla nuotare, invece che camminare e distruggere tutto, finché non si evolve. Una possibilità prevista, ma ignorata dai burocrati, che hanno preferito scegliere l’alternativa più rassicurante, evitando di prepararsi al peggio. La creatura quindi comincia a distruggere le strade della città, con una forza inarrestabile, nonostante sia molto lontana dalla sua forma finale. Inizialmente somiglia infatti a una enorme lucertola sotto acidi, davvero poco minacciosa e quasi al limite del ridicolo. Ma naturalmente non è finita qui: Godzilla si evolverà, diventando sempre più letale e minaccioso, fino a raggiungere una forma simile a quella di un vero e proprio Dio.

Perché andare a vedere un film che è stato riproposto non una, non due, bensì 31 volte?

Shin Godzilla, ovvero il “nuovo Godzilla”, è la rivendicazione di un franchise nipponico da parte degli stessi giapponesi, che qualche anno fa lo avevano visto trasformato in un blockbuster americano, pieno di esplosioni e colpi di scena, ma privo di sostanza. È vero, tutti amiamo vedere mostri giganti distruggere grattacieli, con tanto di esplosioni scenografiche e atmosfere apocalittiche, ma dopo un po’ stancano.

E qui arriva la genialità di Anno, che riesce a trasformare un monster movie in una vera e propria critica sociale al sistema politico giapponese, troppo lento e aggrappato alla burocrazia (definita come la “base della democrazia”), che gli impedisce di agire velocemente e salvare più vite. Godzilla diventa quindi un monito, o meglio un memento, dei pericoli del nucleare. I riferimenti a Hiroshima e Nagasaki sono palesi, come quelli al più recente disastro di Fukushima, ancora fortemente impresso nelle menti dei nipponici, e non solo.

Il film infatti coinvolge tutto il mondo, perché Godzilla, con le sue continue evoluzioni, è un pericolo per tutti, non solo per Tokyo. Il suo attacco iniziale è semplicemente una passeggiata per la città, che lascia alle sue spalle una scia di distruzione e morte. La natura non si preoccupa di chi uccide, di cosa distrugge; Godzilla è come un terremoto o uno tzunami, impossibile da prevedere, maestoso e spaventoso allo stesso tempo. In questa pellicola infatti è più che un semplice mostro, è una vera e propria forza della natura, contro cui l’uomo non può nulla, se non osservare inerme. E la natura, quando attaccata, si ribella.

Ogni tentativo di combatterlo sembra inutile, come se nemmeno sentisse i missili che vengono scagliati contro la sua pelle coriacea. Eppure la speranza persiste, il lento processo burocratico viene sostituito da una catena d’azione più veloce e dinamica, perché a volte, per far fronte alle emergenze, la democrazia va messa da parte.

Il voto finale è quindi un 8 ½, perché nonostante il film non possieda un budget esagerato (come si capisce dagli effetti speciali) resta comunque un ottimo lavoro, che punta sul significato, e non solo sull’azione e le esplosioni tanto apprezzate dal pubblico mainstream.