Approfondimenti

3 luglio 2017

Shin Godzilla: il reboot che torna alle origini

di Michela Fontana
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Godzilla riemerge dalle acque di Tokyo e approda finalmente sulle sponde italiane in un evento speciale di tre giorni con Shin Godzilla, noto anche come Godzilla Resurgence.

Grazie al circuito di distribuzione QMI Stardust e alla collaborazione con Dynit e Minerva Pictures, potremo goderci al cinema il grande ritorno del Re dei Mostri il 3, 4 e 5 luglio. La pellicola è marcata Toho, la casa giapponese conosciuta per aver prodotto, prima di questo, altri ventotto film dedicati al terribile mostro geneticamente mutato.

La regia è affidata a due grandi nomi del panorama cinematografico giapponese: Hideaki Anno, qui anche in veste di sceneggiatore, e Shinji Higuchi, anche supervisore degli effetti speciali, entrambi noti per la serie televisiva anime Neon Genesis Evangelion. A formare il cast di questo primo reboot della Toho, che finora si era occupata esclusivamente della produzione di sequel dell’originale del 1954, troviamo Jun Kunimura, Shinya Tsukamoto, Satomi Ishihara e Hiroki Hasegawa.

Ecco la sinossi ufficiale:

E’ una giornata tranquilla in Giappone, quando una strana fontana d’acqua erutta nella baia, provocando il panico, che si diffonde anche tra i funzionari di governo. Inizialmente si pensa a un’anomala attività vulcanica, ma un giovane dirigente osa chiedersi se possa trattarsi di qualcosa di vivo. Il suo incubo peggiore prende vita quando un mostro emerge dal profondo e comincia a seminare distruzione per la città. Mentre il governo cerca di salvare i cittadini, una squadra di volontari cerca di scoprire la debolezza della creatura. Ma il tempo non è dalla loro parte: la più grande catastrofe mai abbattutasi sul mondo evolve e lo fa davanti ai loro occhi.

Diffuso in Italia anche con il nome di Godzilla – Il ritorno, il film porta il titolo originale di Shin Gojira, dove l’aggettivo shin, che in giapponese significa anche vero, indica un ritorno al Godzilla autentico, un recupero del suo luogo e significato d’origine.

Dopo l’ultima versione hollywoodiana del 2014 (la seconda realizzata in terra statunitense), Godzilla torna in patria con un cast di produzione tutto giapponese, a partire proprio da Hideaki Anno, che in questa pellicola riesce a conservare lo spirito originario di Ishirō Honda lasciando al tempo stesso la propria impronta caratteristica.
L’attenzione alle contorte e lente dinamiche della macchina governativa, l’affidamento delle sorti dell’essere umano a un gruppo di esperti informatici e i riferimenti musicali e filmici alla sua pluri-premiata Evangelion sono solo alcuni degli elementi in cui si riscontra la forte personalità registica di uno degli animatori più influenti degli ultimi tempi.

Concepito a seguito dei bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki e dell’incidente nucleare di Daigo Fukuryu Maru, nel film del 1954 la bestia, mezza gorilla e mezza balena, era utilizzata come metafora delle armi nucleari. È ancora questo il ruolo che ricopre qui, dopo il disastro di Fukushima del 2011, con rinnovato vigore rispetto alle versioni precedenti.

Godzilla ritorna, a distanza di 63 anni, per punire un popolo che persevera nei suoi errori: significativamente, in questo film si arriva a proporre, per combatterlo, di ricorrere al nucleare, proprio quell’elemento che della nascita del Re dei Mostri è stato responsabile. Shin significa infatti anche divino, aggettivo qui utilizzato per qualificare ciò che, come i disastri nucleari, va oltre il controllo umano e la possibilità di previsione e controllo.

Shin Godzilla riprende dunque il filone cinematografico dei kaiju, le strane bestie tipiche della fantascienza giapponese nate proprio con il Gojira del 1954, bestie che sono il frutto di mutazioni genetiche dovute alle radiazioni nucleari e che uniscono la spettacolarità all’insegnamento di tipo sociale.

Da un punto di vista tecnico, di questa pellicola sono stati particolarmente apprezzati la caratterizzazione dei personaggi e gli effetti speciali ibridi, costruiti a partire da modelli robotizzati e pupazzi sui quali si è poi intervenuti con tecniche di animatronica che mescolano elementi di computer grafica e stop motion, conferendo una maggiore autonomia di movimento ai modelli utilizzati, spesso di dimensioni molto grandi.

Il film ha ricevuto una calda accoglienza da parte della critica, conquistando ben sette degli undici premi per i quali era candidato ai Japan Academy Prize, ed è stato campione di incassi in patria, guadagnando al botteghino del primo weekend il 23% in più rispetto alla pellicola del 2014 e più del triplo rispetto a quella del 2004. Dopo gli oltre 76 milioni di dollari incassati finora in tutto il mondo, staremo a vedere se anche il pubblico italiano deciderà di premiare il nuovo lavoro di Anno e Higuchi…

Voi che ne dite?