Approfondimenti

15 ottobre 2018

Sissi, indimenticabile Romy Schneider

di Francesco Farsoni
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120 anni fa l’imperatrice d’Austria Elisabetta Eugenia Amalia Wittelsbach, detta Sissi, venne pugnalata a morte a Ginevra dall’anarchico italiano Luigi Luchèni.
La moglie di Francesco Giuseppe aveva rifiutato la scorta e viaggiava con la sua dama di compagnia. Portava un abito nero, con una veletta sul viso, come sempre dal giorno del suicidio del figlio. Aveva 61 anni.
La lunga lama triangolare con cui fu uccisa, Luchèni se la fece affilare da un arrotino. Ma Sissi non era un obiettivo studiato. “Sono anarchico, sono povero, amo i lavoratori e odio i ricchi dichiarò Luchèni, che si era messo in testa di uccidere una testa coronata, una qualsiasi. Quel giorno, il 10 settembre del 1898, l’occasione perfetta si presentò con Sissi.

L’occasione della mostra dedicata all’imperatrice tra mito e quotidianità, nelle sale della Villa Reale di Monza, realizzata con il contributo del consolato di Ungheria di Milano e aperta fino al 31 ottobre, ci permette di ricordarla.

Ma c’è un’altra coincidenza nelle date. Perché Romy Schneider, il cui nome si lega indissolubilmente a quello della bellissima e irrequieta principessa, avrebbe quest’anno proprio 80 anni. Indimenticabile Sissi e superba interprete anche di tanti ruoli in pellicole assai complesse e diverse fra loro nasceva, infatti, a Vienna il 23 settembre 1938 per morire a Parigi, in seguito ad un attacco cardiaco, il 29 maggio 1982.

Anche noi di APP al Cinema vogliamo rendere omaggio ad una imperatrice e a un’attrice raffinatissima e bellissima: entrambe le loro esistenze sono state segnata da un immenso successo ma anche, purtroppo, dal dolore e dalla disperazione.

Romy Schneider era figlia d’arte: sua madre era la grande attrice Magda Schneider e fu da questa spinta ad intraprendere a sua volta la carriera cinematografica. Si avvicinò, quindi, giovanissima, al mondo della celluloide.
Dopo l’esordio nel film Fiori di lillà del 1953 ottenne grande successo l’anno successivo con L’amore di una grande regina sulla figura della regina Vittoria.  
È tuttavia a partire dal 1955 che raggiungerà un colossale successo di portata planetaria con il film La principessa Sissi di Ernst Marishcka, prima pellicola della trilogia dedicata alla vita dell’imperatrice Elisabetta D’Austria.

Uguale successo e grandissima emozione suscitarono in tutto il mondo le altre due pellicole dedicate all’eccentrica e ribelle sovrana: Sissi giovane imperatrice e Sissi, destino di un’imperatrice ancora interpretate da Romy Schneider.
Tale fu il clamore suscitato e la fama raggiunta dalla trilogia, ancor oggi una delle più seguite e popolari, che Romy si sentì schiacciata dal peso del personaggio e del ruolo nel quale ormai si percepiva confinata. Cercando di liberarsene rifiutò un quarto film nel quale avrebbe dovuto vestire i panni della sovrana austriaca e cercò di percorrere altre strade. 
Del 1958 il film L’amante pura nel quale recitò in coppia con Alain Delon cui fu unita da una lunga e passionale storia d’amore. Altre pellicole interpretate negli anni successivi sono Il cardinale, Delitto in pieno sole, il Processo, per la regia di Orson Welles e il thriller La piscina ancora in coppia con Alain Delon.

Nel 1972 vestirà ancora una volta i panni di una più matura Sissi in Ludwig per la regia di Luchino Visconti.
Nel 1976 ottenne il Premio Cèsar come migliore attrice protagonista per L’importante è amare; successo che ripeterà nel 1979 per La donna semplice.
Varie altre e di successo le pellicole che interpreterà fino al 1982, anno della morte.

Qualche cenno biografico potrà aiutarci a conoscere meglio una figura fragile la cui esistenza è stata attraversata dall’amara onda del dolore quanto quella di Elisabetta D’Austria, il personaggio che ha dato a Romy Schneider fama immortale.
Nata il 23 settembre 1938 con l’Austria annessa alla Germania nazista, fu inviata presto in un collegio mentre i genitori, con i quali ebbe sempre un rapporto complesso, si separavano e la madre iniziava una nuova relazione.

Dopo il grande successo della trilogia di Sissi, nel 1958, conobbe Alain Delon ed ebbe con lui una tormentata relazione che si chiuse bruscamente nel 1964.
Il successo sul grande schermo si mosse di pari passo con una vita sentimentale assai travagliata e incupita dal fallimento di due matrimoni ma soprattutto straziata dalla tragica morte del giovane figlio David morto trafitto da un cancello che tentava di scalare. Questa sciagura, unita al suicidio del primo marito, Henry Meyen, la condusse alla depressione e all’abuso di alcol probabile causa dell’attacco cardiaco che la stroncò il 29 maggio 1982 a soli 43 anni.

Per quanto riguarda invece la sorte dell’imperatrice, anche per lei i dolori nella vita sono stati moltissimi: la morte della figlia Sofia a soli due anni, il suicidio del figlio Rodolfo, l’irrequietezza per l’etichetta rigida di palazzo, i sonni pieni di incubi e la paura di invecchiare, il raffreddamento dei rapporti con Francesco Giuseppe, descritto proprio come un “uomo freddo”. Ma, alla morte della moglie, nonostante i rapporti erano ormai irrimediabilmente deteriorati, l’imperatore raggelò, come raccontò il conte Graf von Paar: “Lo vidi trasparire dal suo volto bianco come un cencio lavato, sulle sue membra che tremavano, sulle ginocchia che non lo reggevano. Lo notai in tutta l’angoscia del suo essere”.