Approfondimenti

19 agosto 2018

Speciale Viaggio: Barcellona senza Vicky e Cristina

di Silvia Pegurri
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La Barcellona mostrata da Woody Allen è una città vista attraverso gli occhi di un turista. Uno straniero che vuole immergersi anima e corpo nella cultura di un luogo, ma che ne rimarrà sempre estraneo, riuscendo solamente a vedere la meraviglia delle attrazioni turistiche, evitando con cura la monotona vita di tutti i giorni.

Barcellona, dopotutto, è una città di turisti. Lo è diventata negli ultimi anni anche grazie a pellicole come Vicky Cristina Barcelona, che l’hanno dipinta come l’assolata città della passione e dell’arte, dove tra una passeggiata al parco Guell e una degustazione di vini si può trovare l’amore.

L’amore, però, come la città, è molto più complicato. Difficile coglierne l’essenza e capirlo in fondo. Su questa dicotomia si basa il film, che vede contrapposte due amiche simili in tutto tranne che sulla visione dell’amore. Vicky è razionale, sa quello che vuole ed è felicemente, o almeno così lei crede, fidanzata. Cristina è alla perenne ricerca della passione che le sconvolgerà la vita, reduce dall’ennesima relazione finita male.  Il viaggio a Barcellona doveva essere uno svago, ma come molto spesso capita si trasforma in una vera e propria esperienza di vita che mette in dubbio le convinzioni delle protagoniste.

Barcellona ha questo potere, farti perdere anche quando sai benissimo dove ti trovi. Chiunque la visiti se ne accorge. Tra le sue vie si trovano veri e propri gioielli della storia dell’arte e dell’architettura, che i barcellonesi ignorano, abituati alla bellezza come lo sono al mare e al caldo torrido che in estate tormenta la città.

Il film segue l’itinerario del classico turista, che segue fedelmente la propria guida locale per ammirare le varie attrazioni della città. Prime tra tutte le case di Gaudì: Casa Batlò e Casa Milà. Proseguendo poi per il parco Guell, il coloratissimo simbolo di Barcellona che con la sua variopinta salamandra accoglie da sempre turisti e non alla ricerca di bellezza e pace.

Immancabile poi la Sagrada Familia, opera incompiuta di Gaudì che ne custodisce l’anima e l’estro artistico. Non si può ammirare da fuori, bisogna entrare per apprezzare il lavoro di un vero e proprio genio che ha regalato alla città un edificio unico al mondo. Le vertiginose altezze, le vetrate arcobaleno e le sculture bizzarre circondano il visitatore donando magia a un luogo sacro non solo ai cristiani, ma a qualunque amante dell’arte. Un edificio si trasforma in una foresta di pietra e vetro, illuminata dal sole che sembra splendere perenne sopra la città.

Non si può dire Gaudì senza Barcellona, o Barcellona senza Gaudì. Le loro storie sono intrecciate indissolubilmente, destinate a rimanere in eterno collegate nella storia dell’arte.

Come Vicky e Cristina quindi ci perdiamo nelle vie della città, alla ricerca del prossimo museo dove ammirare le opere di qualche inquieto artista spagnolo, fino ad arrivare al museo Mirò. Un edificio dedicato interamente alle sue opere, che interessano e commuovono Vicky, ma che ancora oggi confondono la maggior parte delle persone. Me compresa.

Come dimenticare, in tutto questo, il cibo! La paella, piatto tipico della cucina spagnola, è regina in questa città. Meglio se accompagnata da un bel bicchiere di sangria fatta in casa o del buon vino catalano. Poi se al primo bicchiere di sangria ne segue un secondo (e magari un terzo) non preoccupatevi, ci saranno molti locali aperti pronti ad aspettarvi.

La Rambla, vero centro della vita cittadina, si anima di notte con le grida di giovani e la musica dei locali.  L’attentato del 2017 non a caso ha preso di mira questo luogo: un chilometro e quattrocento metri che accolgono l’essenza della vita barcellonese. Frequentato sia dai turisti che dalla gente comune, è ormai diventato uno dei luoghi simbolo della città, emblematico nella sua pluralità di aspetti. Lo spirito della città si ritrova in questa strada, a ogni angolo e porta.

È però impossibile apprezzare appieno Barcellona quando ci si trova lì. Bisogna assaporarla nei propri ricordi con calma, richiamando alla memoria le ore passate a osservare i giochi di luce della Sagrada Familia o le serate in compagnia di una chitarra e di un bicchiere di vino.

Come dice la canzone che apre il film di Allen: “No he encontrado la razón porque me duele el corazón. Porque es tan fuerte que sólo podré vivirte en la distancia  y escribirte una canción. Te quiero Barcelona”.

Ovvero: “Non so perché il cuore mi fa male. Perché è così forte che potrei viverti nella distanza e scriverti una canzone. Ti amo Barcellona”.