Approfondimenti

17 agosto 2018

Speciale Viaggio: Colazione da Tiffany a New York

di Anna Martellato
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Se c’è una cosa da fare a New York City è andate sulla quinta strada (5th avenue) all’alba e sognare davanti a Tiffany.

Questo vi ricorda qualcosa? Ma certo, Colazione da Tiffany, il film-mito-icona di Blake Edwards, con Audrey Hepburn e George Peppard uscito 1961. Il cinema è cambiato moltissimo da allora, e anche NYC è cambiata parecchio, ma c’è una cosa che resta eterna, ed è la sua anima.

A NYC si respira un’atmosfera unica al mondo e allo stesso tempo New York è tutto il mondo. Me ne sono accorta su quella 5th Avenue, anche se non avevo con me nessuna brioche e non era l’alba (e soprattutto io non ero Audrey Hepburn).

Ma Colazione da Tiffany è sempre Colazione da Tiffany, e anche se ci sono mille film che sono stati girati a New York questo classico romantico e malinconico è quello che più la rappresenta. Un classicone senza età che regala un’allure a chi oltreoceano vorrebbe andarci per la prima volta… oppure ritornare.

Ve la ricordate la storia di Holly, vero? Holly è un’emancipata – e complicata – newyorkese, abituata al lusso e a una vita di piena libertà. Paul invece è un giovane scrittore, mantenuto da una ricca signora. I due abitano nello stesso edificio e si innamorano ben presto l’uno dell’altra. Tuttavia le rose ci metteranno un po’ a fiorire. Sofisticato, glamour e con Moon River che è valso al film un Oscar, la pellicola tratta dal romanzo di Truman Capote non perde la sua suggestione negli anni.

Sono stata a New York due anni fa, e non perché ci andavano tutti o era il sogno di una vita, ma perché avevo capito che NYC era una città da dover vedere almeno una volta nella vita. Ero convinta (una convinzione assurda) che i grattacieli mi avrebbero letteralmente soffocato. Non sono una votata al cemento e alla metropoli preferisco di gran lunga luoghi ameni, selvaggi e silenziosi, quindi ero partita alla volta di Manhattan con l’idea che alla fine non mi sarebbe piaciuta poi tanto.

Mi sbagliavo: non puoi non amarla, New York. Se siete alla ricerca di un viaggio che vi apra la mente e che vi dia un assaggio di ogni cultura e di essere alle porte del futuro, quella è la città giusta. NYC è una specie di grande coperta a patchwork dove per tutti e per tutte le culture e colori c’è un posto ben preciso. Per questo considero NYC una città generosa.

Il punto di partenza non può che essere Times Square, da cui si parte e si ritorna, un po’ il cuore della città. Per non parlare della mitica 5th avenue, dove la “vasca” di negozi è d’obbligo (con puntatina da Tiffany).

Ma ci sono altri luoghi che mi sono rimasti nel cuore: Bryant Park e la Public Library, per esempio, il 230 Fifth Rooftop Bar, dove apprezzare una vista panoramica sulla città – e sull’Empire State Building – con un cocktail e buona musica; le buonissime cheesecake di Eileen’s Special Cheesecake, le colazioni ipercaloriche a base di torri di pancakes e i quartieri di Soho, Tribeca e Chelsea, oltre al verdissimo polmone verde di Central Park.

Vale davvero la pena ricordare, anche se fa male, al Memorial 11/9, e se riuscite fate una capatina a Brooklyng, lontano dai circuiti cittadini.

Guide, siti e consigli da chi ci è stato valgono solo per metà e possono darvi il binario da seguire nei primissimi giorni. Ma poi lasciatevi andare, senza dar troppa retta alla lista del “to do” da spuntare. Tanto non riuscirete mai a vedere tutto. E questo in fondo è un bene perché avrete una scusa per tornare. Così facendo, senza la foga del “lì sì, ci sono stato/l’ho visto” il ricordo di New York sarà qualcosa di prezioso, perché sarà solo e unicamente vostro.