Approfondimenti

26 febbraio 2019

Spike Lee e Green Book: la verità dietro alle polemiche

di Gaia Giuffredi
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Sembra che Oltreoceano, come sui palcoscenici nostrani, non siano capaci di terminare una premiazione senza polemiche su chi si è aggiudicato il premio più ambito.

E se da noi, appena più di dieci giorni fa, le polemiche erano tutte del cantautore Ultimo (nome d’arte di Niccolò Moriconi) e dei suoi fan che si sentivano defraudati della palma sanremese, ora tocca agli Oscar.

Che dire, che alla fine tutto il mondo è paese?

La cerimonia di premiazione dei 91esimi Academy Awards si è tenuta ieri l’altro notte, il 24 febbraio, al Dolby Theater di Hollywood, a Los Angeles e ha visto Green Book portare a casa, tra le altre, anche la statuetta come Miglior Film.

Pare però, che già durante il discorso di accettazione, siano cominciati i primi rumoreggiamenti. E dalla voce tutt’altro che anonima di Spike Lee.

Il regista, in gara con BlacKkKlansman, pare non abbia infatti gradito la sensazione di déjà vu che questo risultato gli ha messo addosso.

Tornate indietro con la memoria, se potete, fino all’anno 1990, alla cerimonia numero 62. A vincere come Miglior Film fu A spasso con Daisy – che in molti hanno ritrovato nella storia di Green Book -, mentre Fa la Cosa Giusta di Spike Lee non venne nemmeno degnato di una nomination.

Pare quindi che il regista abbia una memoria da elefante e sia in grado di tenere bronci da record con l’Academy, se dopo quasi vent’anni è ancora lì che rimugina su questa cosa.

“Ogni volta che qualcuno guida qualcosa, io perdo ha dichiarato l’altra sera nel backstage. “Mi sono sentito come se fossi a bordocampo al Madison Square Garden e non venissi chiamato”.

Ma non finisce qui.

Mentre il cast di Green Book, sorpreso e commosso come da copione, saliva sul palco per ritirare il premio e, fazzoletti alla mano, cominciava a ringraziare madri, zie e nipoti, il nostro si è alzato dal suo posto in platea, pronto a marciare fuori dal teatro per manifestare tutto il suo dissenso.

Bloccato dalla security, è sì tornato indietro, ma solo per ingaggiare un’accesa discussione con il produttore della sua pellicola, Jordan Peele.

Sono infine riusciti a calmarlo e a farlo tornare al suo posto, ma comunque per tutta la premiazione di Green Book ha tenuto le spalle girate al palco, in segno di disapprovazione.

Tutto il rancore, però, è riesploso nel momento in cui è stato il suo momento di salire a ritirare il premio come Miglior Sceneggiatura Non Originale. Nonostante l’euforia e la gioia per la conquista della tanto agognata statuetta, infatti, quando è stato il momento di ringraziare Spike Lee non ha risparmiato le frecciatine.

E se in cabina di regia sono stati svelti a oscurare la prima – a un certo punto del video che vi riportiamo qua sotto, infatti, non c’è più audio e Lee non viene più inquadrato -, lo stesso non si può dire per la seconda. “Let’s do the right thing” dice il nostro sul finale, esortando il popolo americano a votare in modo da evitare un secondo mandato a Donald Trump.

Ma potrebbero queste parole nascondere qualcosa di più che un messaggio politico? Potrebbe essere che quel “You know I had to get that in” sia un riferimento a quella mancata nomination del 1990? In fondo, Spike Lee ci ha abituati a giochi di parole nei suoi discorsi e il titolo originale del film è Do the Right Thing

Vecchi sassolini ancora nelle scarpe, dunque, oppure abbiamo visto troppi video su complotti?


Spike Lee, comunque, non è l’unico in disaccordo con la vittoria di Green Book. Che, ricordiamo, ha “rubato” la statuetta a due pellicole già date vincenti, Roma e La Favorita.

Molti sono stati infatti gli utenti che, su Twitter, hanno espresso il loro parere a proposito. E non sempre con parole dolci.

La pietra dello scandalo non è solo a forma di omino dorato, bensì si tratta delle polemiche che hanno accompagnato Green Book in questi ultimi mesi. Polemiche che il popolo di Twitter – che deve prendere gli stessi integratori per la memoria di Spike Lee, altrimenti non si spiega – ricorda molto bene e non hanno esitato a tirare in ballo.

Era tutto cominciato, qualche tempo fa, con Viggo Mortensen. Il non più Aragorn era finito sul radar di tutti dopo che in un’intervista nella quale aveva usato il termine negro”. Un’uscita decisamente poco educata, ma uno scivolone ci ha tenuto a scusarsi l’attore. Che però non è riuscito a lavare del tutto questa macchia, che ancora oggi resta.

Poi era stata la volta dei parenti del dottor Don Shirley, interpretato dal Premio Oscar Mahershala Ali, che ha dichiarato che buona parte dell’amicizia raccontata sullo schermo – nonché cardine del film stesso – non fosse altro che una trovata cinematografica. Nonostante a scrivere la sceneggiatura sia stato anche Nick Vallelonga, il figlio di Lip, la famiglia Shirley rimane ferma sulla sua posizione: il film è pieno di bugie “dolose”.

A metterci il carico da dodici, infine, sono stati dei vecchi tweet proprio di Nick Vallelonga. Lo scambio incriminato è quello tra lo sceneggiatore e il presidente Trump in persona e risale all’epoca del 9/11. Vallelonga, in questi tweet, sosteneva di aver visto dei musulmani esultare nel vedere le Torri gemelle crollare.

Ovviamente, quando la storia è venuta fuori, lui si è subito scusato e ha chiuso con la velocità di un fulmine il proprio account, ma ormai il danno era fatto.

Twitter, come Spike Lee, non dimentica e non perdona.

“Il sequel di Green Book sarà con Viggo Mortensen & Mahershala Ali che guidano attraverso tutto il sud alla ricerca degli altri libri colorati per completare il Guanto dell’Infinito“.

“Quando oggi ho saputo che Green Book aveva vinto come Miglior Film… Gradirei uscire da questa timeline alternativa.”

“Questo è quello che Spike Lee ha detto quando gli hanno chiesto se Green Book lo offendesse e cavolo se è un’idolo“.

Qualche bianco, negli anni ’60, era un razzista di quelli buoni, ragazzi – Green Book”.

“Green Book è stato fatto per tutti quei bianchi che pensano che avere un amico nero sia la stessa cosa che non essere razzisti“.

“Quando Green Book è il vincitore, ma chi l’ha scritto è un razzista e il regista un maniaco sessuale e i due tizi nella storia non furono mai davvero amici e Viggo Mortensen ha usato un insulto razzista in un intervista mentre faceva promozione al film”.