Approfondimenti

22 ottobre 2019

Stop (e)motion: come si animano le emozioni?

di Giulia Sambo
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Non sono film. Non sono cartoni. Sono pellicole realizzate con la tecnica stop motion.

Capolavori che hanno segnato l’immaginario collettivo come Nightmare before Christmas, La sposa cadavere, Il piccolo principe e Galline in fuga, fino ai più recenti Shaun, vita da pecora: Farmageddon e Missing Link. Hanno tutti in comune una cosa, l’essere stati creati con il metodo di animazione passo uno. Passo uno, sì, un altro modo per dire stop motion.

Così, incuriositi, abbiamo deciso di intervistare due professionisti del settore, due eccellenze italiane che hanno trasformato in lavoro la loro passione per la stop motion. E questo è quello che abbiamo scoperto.

Dadomani Studio: movimento, luce e design

Proviamo ad immaginare le emozioni in testa sotto forma di movimento, recitazione, luce e atmosfera… Poi le realizziamo”

È questo il segreto secondo Leonardo Ponzano, director e set designer di Dadomanistudio creativo milanese fondato nel 2007 da quattro ragazzi con background diversi.

Nightmare before Christmas e, come aggiunge il collega Francesco De Meo, “l’idea di poter realizzare in piccolo qualcosa di grande” hanno fatto innamorare Dadomani della stop motion.

Dalla pubblicità alla televisione (passando per il cinema), Dadomani sviluppa progetti animati a 360 gradi puntando su movimento, luce e design – le tre caratteristiche di un lavoro di qualità. La stop motion dà un’anima alle cose.

La tecnica del passo uno, in cui “immagini statiche in sequenza creano la magia del movimento”, richiede tempi lunghi ed una progettazione molto approfondita. Gli step sono, in ordine: l’individuazione dell’idea, la stesura di uno script, una bozza di storyboard e animatic, lo studio di scenografia e design dei personaggi, la realizzazione di ambienti e personaggi, lo shooting (circa otto secondi al giorno di girato).

I brand usano la stop motion perché hanno bisogno di distinguersi, di essere differenti – spiega Ponzano – La stop motion fa al caso loro perché è come un’impronta digitale, una tecnica artigianale il cui strumento più importante sono le mani”.