Approfondimenti

26 aprile 2017

Tanti auguri a Jack Nicholson per i suoi 80 anni

di Anna Martellato
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Ottant’anni e non sentirli. Perché se ti chiami Jack Nicholson nel DNA devi avere qualcosa di speciale che a ottant’anni ti rende ancora un incredibile attore, sornione, istrionico, magnetico, con un record di candidature al premio Oscar, ben 15, tra cui 3 vinti.

Così il 22 aprile il nostro soffia ottanta candeline e c’è da scommettere avrà il fiato di spegnerle tutte in un fiato.

Regista, sceneggiatore, produttore, ma soprattutto interprete eclettico e dalla personalità dirompente, Jack Nicholson, con la sua capacità di trasformare un sorriso in un malefico ghigno, è considerato una delle star più complete e memorabili del panorama hollywoodiano. Nicholson nasce in New Jersey il 22 aprile 1937 e la sua famiglia è piuttosto complessa, tanto che Jack scoprirà solo in età adulta da un giornalista del Time la verità sulle sue origini: la sorella June è in realtà sua madre, che lo ha partorito a soli 16 anni dopo una breve relazione con lo showman di origini italiane Donald Furcillo, mentre quella che credeva sua mamma Ethel è sua nonna.

È cresciuto con sua nonna che fingeva di essere sua madre e sua madre che fingeva di essere sua sorella, ma in realtà Jack ha avuto un’infanzia molto molto felice, perché tutti lo amavano e lo trattavano come l’unico ragazzo in casa, dal momento che il padre era scappato ed era diventato un alcolizzato. Ma è cresciuto in un ambiente molto amorevole ed è una bella immagine dell’America”, dice il suo biografo, Patrick McGilligan, intervistato in esclusiva in occasione del compleanno dell’attore da Studio Universal (Mediaset Premium DT): a partire dal 4 aprile, ogni martedì alle 21, andranno in onda quattro celebri film oltre a un focus realizzato dal canale.

Dopo il liceo, Jack insegue il suo sogno di diventare attore e si trasferisce a Hollywood e lì inizia la sua lunga gavetta. Il debutto nel cinema risale al 1958 con The Cry Baby Killer diretto da Jus Addiss ma il suo primo memorabile ruolo è quello dell’eccentrico avvocato George Henson in Easy Rider di Dennis Hopper del 1969. Il suo strampalato discorso sui Venusiani rimane celebre e gli consente di ottenere una candidatura all’Oscar come miglior attore non protagonista. Jack Nicholson diventa uno degli attori più richiesti a Hollywood. Gli anni successivi sono un susseguirsi di nomination, grazie a film come Cinque pezzi facili di Bob Rafelson, L’ultima corvè di Hal Ashby e Chinatown di Roman Polanski. È nel 1975 che l’attore riesce finalmente a strappare all’Academy l’Oscar come migliore attore protagonista per la straordinaria interpretazione dell’internato in un ospedale psichiatrico in Qualcuno volò sul nido del cuculo di Milos Forman.

Nei primi anni ’80 Nicholson interpreta nuovi indimenticabili ruoli, come quello dello psicopatico Jack Torrance in Shining di Stanley Kubrick o il ruolo romantico in Voglia di tenerezza di James L. Brooks, grazie al quale conquista la sua seconda statuetta nel 1983 come miglior attore non protagonista. “Ha vinto per Voglia di tenerezza, interpretando il tipo di personaggio che nessuno avrebbe immaginato – dice McGilligan – Era romantico, dolce, gentile, una sorta di fallito innamorato di Shirley MacLaine. Un personaggio senza il quale il film avrebbe avuto molto meno umorismo e calore”. Il resto è storia: il malvivente nella grottesca caricatura della mafia italo-americana L’onore dei Prizzi, in cui recita con la compagna storica Anjelica Huston, diretti dal padre di lei John; il folle Joker in Batman di Tim Burton; il senzatetto in Ironweed di Hector Babenco e il diabolico Daryl ne Le streghe di Eastwick di George Miller.

Nel 1997 Jack Nicholson vince per la terza volta l’Oscar, il secondo come attore protagonista, per l’interpretazione del lunatico scrittore in Qualcosa è cambiato, nuovamente diretto da James L. Brooks.

Tornerà sul grande schermo con il suo sorriso pronto a trasformarsi in ghigno? Noi ci speriamo. Tanti auguri, Jack.