Approfondimenti

27 settembre 2018

BlacKkKlansman: quando la realtà imita la finzione

di Silvia Pegurri
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Esce oggi al cinema la nuova pellicola di Spike Lee, ispirata dalla vera storia di Ron Stallworth, BlakKklansman.

Nei panni del protagonista troviamo John David Washington (Malcom X), affiancato da Adam Driver (Star Wars: Il Risveglio della Forza), in un’operazione congiunta per sgominare dall’interno il Ku Klux Klan. La storia narrata da Lee ha dell’assurdo, ma è riuscita a convincere il pubblico di Cannes che ha accolto la pellicola con applausi e critiche entusiaste.

I vero Ron Stallworth avrebbe voluto un altro attore per se stesso: Denzel Washington. Alla notizia che il ruolo è andato al figlio ne è stato comunque felice, approvando la scelta di Lee.

Un poliziesco che si preannuncia anche critica sociale e ironica commedia sulle contraddizioni tipiche della società americana. Un afroamericano infiltrato nel Ku Klux Klan, impensabile. Eppure è successo davvero, come ci racconta lo stesso Stallworth nel suo romanzo, omonimo del film. La storia, per quanto inverosimile, era però stata già pensata, anche se con una declinazione leggermente diversa. Si sa, il cinema imita la vita reale, ma in questo caso sembra quasi che sia successo il contrario.

Sto parlando di The Black Klansman, anche conosciuto come I Crossed the Color Line, un film lowbudget in bianco e nero del 1966. La storia che narra ha quasi del ridicolo, che si mischia alla tragicità della situazione. Un uomo di colore, Jerry Ellworth (interpretato dall’attore bianco Richard Gilden) ma dalla pelle molto chiara, riceve una telefonata: sua figlia è morta durante un attacco del Klan a una chiesa. Il suo dolore è improvviso e inarrestabile, proprio come la sua rabbia. Respinge quindi la sua fidanzata bianca e decide di attuare un piano folle, oppure geniale, a seconda della prospettiva. Si taglia la barba, modifica il taglio di capelli e si finge bianco. In questo modo riuscirà a infiltrarsi nel Klan responsabile della morte di sua figlia, oltre che del linciaggio di un ragazzo che aveva cercato di usufruire dei suoi diritti civili in un bar solo per bianchi.

Pochi anni dopo, negli anni ’70, la storia si ripete in modo molto simile a The Black Klansman. Non si parla però più di finzione, ma di realtà. Ron Stallworth, il primo poliziotto di colore a Colorado Springs, decide di infiltrarsi nel Klu Klux Klan. Un piccolo dettaglio però gli impedisce di portare avanti l’operazione da solo, come Jerry Ellworth: il colore della sua pelle. Non c’è infatti dubbio sull’etnia di Stallworth, che decide di portare avanti un’azione congiunta. Lui è la voce mentre il suo collega Flip Zimmerman, che si finge lui agli incontri del Klan, il volto.

Entrambi i film mostrano il volto peggiore dell’America: quello degli estremismi e del razzismo ereditato da una cultura che ormai non ha più posto nella società moderna, ma che continua a proliferare grazie a un retaggio spesso familiare.

Se siete curiosi, potete vedere il film del 1996 qui sotto e confrontare la realtà con la finzione.