Approfondimenti

27 aprile 2017

The Circle: 10 punti per difendersi dalle trappole della rete

di Anna Martellato
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Mae (Emma Watson), una giovane informatica, entra in una potente azienda di telecomunicazioni, un incrocio tra Facebook e Google. In breve tempo, col suo diligente lavoro, porta l’azienda a livelli altissimi e incoraggiata dal fondatore della società Eamon Bailey (Tom Hanks) a rinunciare alla propria privacy e a vivere la sua vita in un regime di trasparenza assoluta si ritrova in una complicata situazione di pericolo a causa delle implicazioni di privacy, sorveglianza e della libertà degli individui. La ragazza si rende presto conto che le sue decisioni e azioni saranno determinanti per il futuro dell’intera umanità.

Basato sul bestseller internazionale Il Cerchio di Dave Eggers, The Circle è un emozionante thriller psicologico con la regia di James Ponsoldt, interpretato da Tom Hanks, Emma Watson, John Boyega e Karen Gillan. Distribuito da Good Films e Adler Entertainment, il film è nelle sale dal 27 aprile. La domanda a questo punto è: si è veramente al sicuro quando tutti hanno la possibilità di guardare? Eggers scrive: “Questo non è un romanzo sul potere di Google sulle nostre vite, ma su quello che rimane delle nostre vite nell’era di Google“. Sia il libro che il film scavano a fondo su un dibattito già aperto e su cui forse non si dà troppa importanza: memoria, privacy, democrazia e limiti per la conoscenza umana.

Facciamo qui il punto su questi diritti, che siamo noi i primi a violare (su noi stessi) ogni giorno.

Universo social. Facebook, Google Plus+, WhatsApp, Linkedln, Badoo, Twitter, Snapchat, Instagram, MySpace, Ask.fm, Tumblr. Sono alcuni dei social network più diffusi al mondo. Ma la dignità della persona e il diritto alla riservatezza non devono perdere il loro valore su Internet. La tutela dei dati personali nel mondo interconnesso, per quanto sia più difficile, è pur sempre possibile anche grazie alla collaborazione tra i garanti della privacy, non soltanto europei. L’autorità italiana interviene direttamente in caso di violazioni di propria competenza, ma è anche impegnata per rafforzare gli strumenti a difesa degli utenti e per aumentare la loro consapevolezza sui loro diritti e doveri online.

Privacy. La privacy è un diritto. Garantito. In Italia esiste una normativa, sancita dal decreto legislativo 196/2003. Una dicitura spesso riportata in fondo a siti, carteggi vari ed eventuali: “Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi del Decreto Legislativo 30 giugno 2003 n.196 Codice in materia di protezione dei dati personali”. La norma razionalizza, semplifica e coordina il precedente “Testo Unico” per la privacy e riguarda i dati personali e come questi sono gestiti.

Dati personali. Sono i dati sensibili, identificativi. Dal nome e cognome alle opinioni politiche, l’adesione a partiti, sindacati, stato di salute, vita sessuale, credo religioso, lo stato giudiziario (se si è o meno indagato o imputato). Quando si inseriscono i dati personali su un sito di social network però se ne perde il controllo. Perché i dati possono essere registrati da tutti i contatti e dai componenti dei gruppi a cui si appartiene, rielaborati, diffusi anche a distanza di anni. A volte, accettando di entrare in un social network si concede al fornitore del servizio al licenza di usare senza limiti di tempo il materiale online: foto, chat, scritti, opinioni.

Senza barriere. Non esiste più una separazione tra vita online e vita offline. Quello che si scrive e le immagini che si pubblicano sui social hanno quasi sempre un riflesso diretto sulla vita di tutti i giorni e nei rapporti con amici, familiari, compagni di classe, colleghi. È bene ricordare che l’effetto può non essere immediato, ma ritardato nel tempo. Il web viene percepito come un luogo senza regole, un far west. Ma in realtà le regole di civile convivenza, così come le norme che tutela la diffamazione, per esempio, o la violazione della dignità, valgono nella vita reale come sui social, in chat, o sui blog. Non esistono zone franche dalle leggi e dal buon senso.

Facciamoci una domanda (o due). Quando si mettono online la foto di un amico o di un familiare e lo si tagga, è bene chiedersi se si sta violando la sua privacy. Nel dubbio è bene chiedergli il consenso. Non bisogna lasciarsi trascinare dagli haters o dai troll nel gioco di chi è ‘contro’ qualcuno.

Falsi profili. Non sempre si parla, si chatta e si condividono informazioni con chi si crede. Chi appare come bambino potrebbe essere adulto e viceversa. Sempre più spesso vengono create false identità. Per gioco, per dispetto o per carpire informazioni riservate. Attenzione quindi ai falsi profili: anche perché il prossimo ad essere clonato potrebbe essere il nostro. Basta una foto, il nome e qualche informazione per creare una falsa identità (come succede spesso agli attori, politici, personaggi pubblici). Immagini e informazioni postati in rete possono riemergere, complici i motori di ricerca, a distanza di anni. Se però c’è una violazione, possono essere segnalate al garante della privacy e ad altre autorità competenti.

Un post su Facebook non è mai per soli amici. Un post sul social network più famoso al mondo non è mai veramente riservato ai soli “amici”, anche se è pubblicato in un profilo “chiuso”. Se poi si postano informazioni su minori l’attenzione deve essere massima. Il principio è stato affermato dal Garante privacy in un provvedimento, si legge nella newsletter del Garante, con il quale ha ordinato a una donna la rimozione dalla propria pagina Facebook di due sentenze sulla cessazione degli effetti civili del matrimonio, in cui erano riportati delicati aspetti di vita familiare che riguardavano anche la figlia, minorenne. Ricordate che il Codice vieta la pubblicazione “con qualsiasi mezzo” (anche social) di notizie che consentono l’identificazione di un minorenne coinvolto in procedimenti giudiziari, nonché la diffusione di informazioni che possono renderli identificabili.

Non illudiamoci di essere sempre al sicuro. Le foto e i video che si scambiano privatamente possono essere sempre copiati e inoltrati ad altre persone fuori dal giro dei propri amici. È bene controllare le impostazioni dei livelli di privacy del proprio profilo: chi può contattare, chi può leggere, chi può inserire commenti, che diritti hanno gli utenti dei gruppi a cui si appartiene. Se non si desidera ricevere pubblicità, si può rifiutare il consenso all’utilizzo dei dati per attività di pubblicità, promozioni e marketing.

Come non restare intrappolati. Aggiorniamo l’antivirus del nostro smartphone, usiamo login e password diversi da quelli che digitiamo su altri siti web, sulla posta elettronica e per la gestione del conto corrente bancario online.

Segnaliamo l’abuso e chiediamo aiuto. Comportamenti anomali e fastidiosi, qualcuno che è insultato e messo sotto pressione da individui e gruppi. Non aspettiamo: segnaliamo la situazione critica al gestore del servizio affinché possa intervenire. Ci sono a tale scopo pagine sui social network che rendono accessibile agli utenti un’apposita funzione, una sorta di bottone per chiedere l’intervento del gestore contro abusi o per chiedere la cancellazione di testi o immagini inappropriate.