Approfondimenti

26 settembre 2019

The Dressmaker come Progetto QUID: quando la moda cambia la vita

di Giulia Sambo
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Nell’ormai “lontano” aprile 2016 usciva al cinema The Dressmaker – Il diavolo è tornato, con protagonista Kate Winslet. Nella storia diretta da Jocelyn Moorhouse, Tilly (Winslet) fa ritorno nel suo paese natale come affermata stilista, portando una ventata di modernità tra le donne di Dungatar, in Australia. La moda, in qualche modo, riesce a cambiare il destino di questa giovane donna ambiziosa.

Nella realtà, più precisamente nei dintorni di Verona, la moda ha dato vita ad un marchio che recupera tessuti di qualità e aspira al reinserimento lavorativo di donne in difficoltà. Si chiama Progetto QUID ed è nato per stimolare “una partecipazione attiva alla bellezza e alla creatività”, promuovendo la sostenibilità ambientale e lottando contro l’emarginazione sociale.

Incuriositi abbiamo fatto due chiacchiere con Marco Penazzi, responsabile sviluppo e logistica di QUID.

Come la protagonista del film, anche Progetto QUID fa leva su una passione per migliorare la realtà.

Sì, QUID è un gruppo di amici che si è posto una domanda: come mettere a disposizione di persone bisognose vicine, a Verona appunto, esperienze e competenze acquisite all’estero. Insieme abbiamo dunque deciso di dare speranza alle persone offrendo loro la dignità di un lavoro. Con un team di professionisti del settore moda e grazie ai materiali di scarto dei grandi brand, creiamo collezioni esclusive e facciamo formazione e inserimento lavorativo di donne con storie di abuso e violenza. Vendiamo direttamente a Verona, in via Mazzini, e distribuiamo in Italia e Svizzera.

Creatività per voi è strumento di rinascita. Cioè?

La creatività dà la possibilità all’essere umano di esprimere ciò che è. In aggiunta la possibilità di produrre e costruire qualcosa è di per sé terapeutico: chi lavora per QUID produce moda stando in compagnia, facendo parte di una comunità solida e strutturata. La stessa dinamica aziendale di QUID dà dignità alle persone. Ogni vestito che realizziamo è unico e chi lo compra può indossare una storia. Ecco il nostro valore aggiunto.

Nel film l’esperienza all’estero è fondamentale per lo sviluppo della storia. Qual è stato il viaggio che ha portato alla definizione di QUID?

Tutto parte dall’inquietudine che ogni persona vive e che la spinge a cercare fuori di sé ciò che è bello e buono. Spesso c’è bisogno di uscire, esplorare e decentrarsi per conoscersi meglio. Noi abbiamo fatto così, abbiamo studiato e fatto esperienza in terre lontane. Abbiamo conosciuto persone appassionate che hanno trovato il loro posto nel mondo e ci hanno ispirato a fare altrettanto. Così è nato QUID, un progetto che ci piace moltissimo e che vogliamo condividere sempre di più.

Winslet vuole recuperare il suo passato, QUID invece che cosa recupera?

Recuperiamo su tre livelli. La cosa meno importante che recuperiamo sono i tessuti, i materiali scartati dalle grandi aziende che altrimenti andrebbero al macero. A noi invece interessa recuperare più di tutto le persone, schiacciate dalle difficoltà quotidiane. Infine recuperiamo noi stessi: lavorare con queste persone ci dà una ragione di vita.

Qual è, ad oggi, la più grande soddisfazione di Progetto QUID?

La profondità del rapporto professionale e umano che viene raggiunto con le persone che lavorano con noi.

La più grande difficoltà?

Essere fedeli all’intuizione iniziale per non perderci, anche tra di noi.

Scorrono i titoli di coda. Il sequel di Progetto QUID?

Abbiamo un’enorme speranza (possiamo dire certa) di poter collaborare con un numero sempre maggiore di aziende nel mondo della moda, così da poter continuare a fare quello che facciamo ed eventualmente crescere.