Approfondimenti

6 aprile 2017

The Startup: millennials alla riscossa

di Anna Martellato
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Inventare un’app e grazie a questo arrivare in cima, farcela, sfondare. Svoltare. È il sogno di ognuno di noi, soprattutto dei ragazzi di oggi per i quali app e digitale è pane quotidiano.

L’innovazione attraverso il digitale è anche il pane (e il sogno) del protagonista del film The Startup, Matteo Achilli, diciannovenne romano che, esasperato dall’ennesima ingiustizia subita, inventa un social network che fa incontrare domanda e offerta di lavoro in modo innovativo. All’inizio nessuno crede al progetto: molti sono i falchi pronti ad approfittare di lui. Ma Matteo tiene duro, non demorde e alla fine ce la fa, arriva la svolta. A soli 19 anni si ritrova così, da un giorno all’altro, al centro degli interessi del mondo che conta. Da Roma a Milano, dalla borgata del Corviale al tetto dei grattacieli della city milanese: in breve tempo Matteo acquista popolarità e soldi. La sua faccia è sulle prime pagine dei giornali e la sua startup, che conta decine di migliaia di iscritti, fa gola ad aziende importanti. Ma il successo ha un prezzo: prendere o lasciare? Il costo sono gli affetti più cari: la famiglia, l’amicizia, l’amore. Cosa sceglierà Matteo?

Ispirato a una storia vera, il film è al cinema dal 6 aprile con 01 Distribution.

Ma questa storia non è molto lontana dalla realtà: sempre di più sono i giovani, i millennials che plasmano il loro futuro attraverso la creazione di una startup innovativa, in campo digitale, di cui diventano spesso dirigenti. Ecco cosa abbiamo scoperto sull’ecosistema startup in Italia.

Numeri. A fine settembre 2016 le startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese erano 6.363: in aumento di 420 unità rispetto alla fine di giugno 2016 (+7,07%), con un capitale umano di 32mila persone tra soci e dipendenti.

Visibilità. Sono invece a quota 602 le startup che rientrano nel progetto di Indigeni Digitali pensato assieme a Intervistato.com e in collaborazione con Il blog La nuvola del lavoro del Corriere della Sera. Il progetto si chiama Startup People e nasce proprio per questo: dare agli startupper italiani la possibilità di far conoscere la propria startup. Il progetto ha come obiettivo quello di “fare sistema e creare una rete di relazioni che permettano a questo sistema di svilupparsi ed evolvere”. Ponendosi una domanda: a che punto è l’ecosistema delle startup italiane e soprattutto, quali sono le relazioni sociali che si sono sviluppate sul territorio e hanno permesso questo evoluzione?

Terra di conquista (per i millennials). Secondo Il Sole 24 Ore le startup sono terra di conquista per i millennials. Gli imprenditori millennials, si legge in un articolo che analizza l’ecosistema startup alla luce del primo rapporto ufficiale del Ministero dello Sviluppo economico, sviluppano un’idea partendo dal digitale e investono in ricerca e sviluppo o in brevetti per crescere. Unioncamere conferma il dato: tra le nuove imprese under 35 create nel 2016 il 52,4% delle aziende si occupano di telecomunicazioni e di servizi di accesso ad internet.

Occhio al team. Ma quali sono le dinamiche interne a una startup? Risponde Fiorella Pallas, talent coach che istruisce anche i giovani startupper (e individua le loro criticità). “Startup in crescita, una buona notizia – commenta Pallas – La nascita delle startup è esponenziale al cambiamento di mercato. È un buon dato. Ma c’è un altro dato che ci deve far riflettere: l’80% delle startup saranno, alla fine, destinate a fallire entro i 3 anni (fonte: Global Entrepreneurship Monitor). E il motivo del fallimento, nel 50% dei casi, è dato da un team errato. C’è l’idea, c’è l’entusiasmo e c’è l’amicizia: si tende a cercare un amico per aprire la propria attività, ma non si guardano le sue abilità. Così, dopo una prima fase di innamoramento e di entusiasmo, ai primi problemi nascono le incomprensioni, le tensioni. E il team scoppia”. Come ovviare al problema? Costruire il team e i ruoli basandosi sulle competenze comportamentali complementari, sapere quali sono i propri talenti e scoprire quelli del proprio gruppo di lavoro. Questo, secondo la coach “permette di capire meglio le dinamiche delle performance del gruppo e permette di avere una traccia costruire team efficaci e performanti o di orientare le ricerche di persone da inserire in struttura”.

Come dire, dal cinema alla realtà il passo è davvero breve.