Approfondimenti

8 giugno 2017

Quando un padre: ecco 3 insegnamenti del film

di Anna Martellato
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Esce al cinema Quando un padre di Mark Williams, film distribuito da Eagle Pictures con protagonista Gerard Butler che interpreta il “cacciatore di teste” Dane Jensen. Un uomo che pensa che il modo migliore per prendersi cura della propria famiglia sia guadagnare più denaro possibile. Perciò si lancia anima e corpo nel lavoro, rinunciando alla sua etica in nome del guadagno economico, e al tempo di qualità con moglie (Gretchen Mol) e figli in nome di una carriera in ascesa. A poco a poco si aliena dal nucleo familiare, sempre più incapace di instaurare una connessione emotiva con i figli, fino a quando il maggiore, Ryan, di dieci anni, non si ammala gravemente. Il ribaltamento dei valori che ne consegue getterà Dane in una crisi profonda.

Quando un padre rivisita e approfondisce la performance attoriale offerta da Gerard Butler nel film indipendente del 2004, Dear Frankie, che esplorava il delicato rapporto genitore-figlio. Ambizione e competizione da una parte, affetto e amore per il figlio dall’altra. Un dramma commovente, dove Butler salva non più il mondo in senso stretto, ma quel mondo più importante che c’è per ognuno di noi: la famiglia.

Ma cosa ci insegna il film? Ecco tre lezioni che abbiamo imparato.

Scegli bene.Siamo noi la tua famiglia, scegli bene a chi dedicare il tuo tempo”, rimprovera la moglie a Dane, che dà tutto per il lavoro trascurando la moglie e i figli. Poi però la vita non è come avevi creduto, ma un’altra cosa. Il figlio di Dane, Ryan, si ammala. Non è facile per Dane mollare tutto… il lavoro e le ambizioni sono sempre lì, che lo pressano.

Lavora per vivere (non vivere per lavorare). Quando il tuo lavoro ti piace, questo passa sopra a tutto. Diventa quasi una ragione di vita. E tutti sappiamo quanto è fantastico essere felici di alzarsi la mattina e fare quello che ci piace, vero? Poi però non ci si ferma lì. Si dà sempre di più, per nuovi obiettivi, per nuove sfide. Perché alla fine non è mai abbastanza e il lavoro finisce per fagocitare tutto. Non parliamo della tecnologia, che dovrebbe aiutarci ed invece trasforma il tempo libero, la sera, il weekend, in un’estensione del lavoro. Così non va. Iniziamo a spegnere il cellulare, almeno la domenica.

Le cose importanti prima. Quali sono le cose davvero importanti nella nostra vita? Un buon lavoro sicuramente lo è, non c’è dubbio. Un bella casa, una macchina. Vivere bene, insomma, no? Ma non ci siamo ancora. Certo, quelle sono cose importanti, ma non le più importanti in assoluto. I nostri genitori, il compagno/marito o compagna/moglie. I nostri figli. In sostanza, la famiglia. Quella è la base di tutto. È la terraferma senza la quale non riusciremmo a essere noi stessi. Non sono il lavoro, la bella macchina o le vacanze in luoghi esotici le cose importanti: sono le persone. Quelle che ci vogliono bene, che fanno parte di noi e che sono sempre lì per noi. E noi per loro. Qualsiasi cosa succeda. Queste sono le cose fondamentali che vanno messe in cima alla lista. Sempre.