Approfondimenti

10 ottobre 2018

Vajont: la tragedia dell’errore umano

di Sumana Rana
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Era la notte del 9 ottobre 1963.
Un disastro umano ed ambientale scolpito nella memoria, che coinvolse Erto e Casso, provocando inoltre l’inondazione e la distruzione degli abitati del fondovalle del Veneto, tra cui Longarone. Le vittime furono oltre 1917 persone.
Un’onda d’urto che allora qualche contabile della tragedia misurò di intensità paragonabile a quella della bomba atomica sganciata su Hiroshima. Vite spezzate ed un dolore atroce e tuttora vivo dei parenti che da quel momento non avrebbero potuto più riabbracciare i propri cari, sprofondati in un sonno eterno.

Tragedie dettate da gravissimi errori umani, ricordando a due mesi di distanza il crollo di un’altra costruzione avveniristica, il ponte Morandi a Genova, che si sarebbero entrambi potute evitare, se si fossero valutati preziosi fattori.

Vinsero la vergognosa ricerca del profitto, l’arroganza umana, il silenzio della stampa, l’umiliazione e la complicità. Costruire ed operare in una valle inadatta dal punto di vista geologico, invasare le acque in fase di collaudo oltre i margini di sicurezza, innalzare la quota del lago artificiale, non predisporre un accurato sistema di allarme e dovuto piano di evacuazione delle popolazioni residenti nelle zone di rischio quando la situazione stava palesemente per precipitare, furono sicuramente imperdonabili azioni. Come lo è stato eseguire a ridosso dall’entrata in prescrizione il processo penale e civile presso il Tribunale dell’Aquila, trovando giustizia solo nel 1997.

Il giorno successivo alla tragedia, il Corriere della Sera, aprì a tutta pagina con il titolo L’onda della morte e sul posto a raccontare l’accaduto furono Giorgio Bocca e il bellunese Dino Buzzati, il quale scrisse: Un sasso è caduto in un bicchiere colmo d’acqua e l’acqua é traboccata sulla tovaglia. Tutto qui. Solo che il bicchiere era alto centinaia di metri ed il sasso era grande come una montagna e di sotto, sulla tovaglia, stavano migliaia di creature umane che non potevano difendersi”.

Entrò immediatamente in moto una potente macchina dei soccorsi. Da tutto il Friuli e Veneto vennero inviati sul luogo esercito italiano, alpini, vigili del fuoco, il comando dell’esercito USA di Aviano e Vicenza.

Molti furono anche i telegrammi di solidarietà e vicinanza inviati al Presidente della Repubblica in carica Antonio Segni, tra cui Stati Uniti, Inghilterra, Francia e Austria.
Furono inoltre stanziate numerose raccolte fondi da tutto il mondo a supporto delle popolazioni coinvolte.

Punti di vista, prospettive, analisi che nel tempo furono riproposte grazie a differenti strumenti di comunicazione, dalla letteratura, musica, teatro sino al cinema.

Nel lontano 2001, Renzo Martinelli diede vita invece ad un’altra opera, animato dal desiderio di costringere questo Paese a ricordare. Vajont. Una film. Una sfida. Lo stesso affermò che raccontare il Vajont significava raccontare la costruzione di una diga alta 261 metri, significava raccontare la scomparsa di un’intera valle che viene sepolta sotto un lago profondo 300 metri, significava raccontare une vento di proporzioni bibliche. Eppure non vi era nulla di inventato nella sceneggiatura. Tutto era già scritto nelle migliaia di pagine di istruttoria, nelle sentenze dei vari gradi di giudizio, nelle testimonianze dei sopravvissuti, sulle quali ci si documentò per arrivare alla sceneggiatura definitiva. I colpi di scena, gli intrighi, i documenti falsificati, le perizie nascoste. Tutto era già stato scritto. E questo film lo vuole raccontare.

Nel 2015 il regista Nicola Pittarello, nel suo ultimo film-documentario Vajont – Una tragedia italiana (di 87 minuti) scelse di raccontare il disastro dal punto di vista progettistico e ingegneristico mediante la testimonianza dei diretti responsabili del disastro, ricostruendo dettagliatamente per la prima volta gli interrogatori così come riportati nei documenti processuali custoditi nell’Archivio di Stato di Belluno.

Infine per non dimenticare numerosi furono altrettanti cortometraggi e documentari volti a commemorare questa pagine di storia.
Vajont (1966) cortometraggio di Antonio de Gregorio
Vajont (2001) di Renzo Martinelli
Vajont ’63. Il coraggio di sopravvivere (2008) di Andrea Prandstraller
La montagna infranta(2013) cortometraggio di Mirco Melanco
Vajont – Tanta terra, tanta acqua (2013) di Vittorio Vespucci
Vajont – Una tragedia italiana (2015) di Nicola Pittarello
Il racconto del Vajont (1997) di Marco Paolini e Gabriele Vacis