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8 settembre 2017

Venezia 74: ecco Hannah di Andrea Pallaoro, ultimo italiano in concorso

di Giulia Sambo
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Venezia 74: ecco Hannah di Andrea Pallaoro, ultimo italiano in concorso

Tra poche ore il mondo saprà il film vincitore del Leone d’Oro alla 74esima Mostra del cinema di Venezia; in mattinata gli ultimi due titoli in concorso, l’italiano Hannah e il francese Jusqu’à la garde, sono stati mostrati alla stampa. Vale la pena concentrarsi sulla prima pellicola, diretta dal trentino Andrea Pallaoro – che proprio quattro anni fa al Lido ha debuttato nella sezione Orizzonti con Medeas. Hannah, che può contare sul talento di Charlotte Rampling, arriverà in sala nel 2018 con I Wonder Pictures… promosso o bocciato?

Hannah (Charlotte Rampling) è un’elegante donna sulla sessantina che si mantiene facendo la collaboratrice domestica per una famiglia facoltosa. Tutti i giorni prende la metropolitana per andare al lavoro, tutte le sere rientra nel suo modesto appartamento dove l’aspetta il marito. Cucina per lui, gli massaggia la schiena e dà da mangiare al cane. La quotidianità di Hannah e consorte trascorre piatta e silenziosa nel grigiore della routine cittadina, fino a quando lui fa la valigia e si trasferisce in carcere. Non si conosce il motivo per il quale il marito di Hannah è stato condannato alla reclusione. La donna accetta la situazione passivamente e, altrettanto passivamente, subisce l’abbandono di tutte le persone a lei più care, tra cui il figlio e il nipote. Hannah ha perso tutto, compresa la sua identità.

Qual è il punto di Hannah? Difficile capirlo. Guardando le immagini scorrere sul grande schermo, si è pervasi da un profondo senso di solitudine. Non aiutano a capire di più nemmeno i dialoghi, quasi del tutto assenti. I gesti e le espressioni della protagonista scandiscono il ritmo lento della storia, le parole sussurrate e gli sguardi vuoti gravano come un macigno sul pubblico. Hannah vive nel silenzio perché i suoi contatti con le persone sono molto rari. A stento si riconosce il suono della sua voce, forte e squillante solo durante alcune lezioni di recitazione che frequenta saltuariamente. Chi è Hannah? È una donna sempre più spenta, arida di emozioni ed affetti. È l’immagine vivente di chi ha perso tutto e non ha più nulla da perdere.

Il senso di Hannah è sfuggente, proprio come la sua protagonista. L’analisi introspettiva del personaggio principale è povera, nonostante la performance di Charlotte Rampling sia molto buona.

Manca la sostanza, mancano i come e i perché. Abbondano le pause e i silenzi, per niente coinvolgenti. Andrea Pallaoro, secondo noi, poteva fare meglio.