Approfondimenti

7 settembre 2017

Venezia 74: l’amore è una cosa semplice in Mektoub, my love: canto uno

di Anna Pertile
Continua a leggere

Bentornato a Venezia, Abdellatif Kechiche!

Giovedì 7 settembre il pubblico stampa ha riservato un caloroso bentornato al regista de La vita di Adele, Palma d’Oro a Cannes 2013, che quest’anno è in concorso al Lido con la commedia romantica Mektoub, my love: canto uno. In sala gli applausi e il concitato consenso hanno promosso a pieni voti il nuovo lavoro di Kechiche, per la quarta volta al festival in laguna. Rappresenterà una minaccia per gli altri titoli in gara? Aspetteremo con ansia il giudizio della critica.

1994 – In ben 180 minuti Mektoub, my love: canto uno racconta una tipica estate di un gruppo di amici sulla costa meridionale francese. Tutto ruota intorno ad Amin (Shain Boumedine), appena arrivato da Parigi; Toni, il suo cugino Dongiovanni; Ophelie, bellissima promessa sposa a Clement ed amante di Toni; Charlotte e Celine, due amiche di Nizza in vacanza. I ragazzi trascorrono la maggior parte del loro tempo in spiaggia e in discoteca, dove si divertono come pazzi e si confidano passioni e gelosie. Vivono le prime esperienze d’amore anima e corpo, ma sempre con leggerezza.

Amin, in particolare, è ben voluto da tutti: è un ragazzo serio e affidabile che però fatica a lasciarsi andare. Osserva da lontano gli eccessi degli amici, ride e scherza con loro ma non partecipa. Sobrio e intelligente, avrà modo di sentirsi a suo agio ed esprimersi in un contesto diverso e totalmente inaspettato…

Mektoub, my love: canto uno, ispirato al romanzo La blessure, la vraie di Francois Begaudeau, è un inno alla giovinezza. Celebra la passione e la sessualità con spensieratezza ed estremo realismo: ciascuna scena si dilata nel tempo ed è scandita da dialoghi vivaci. Lo spettatore ha la sensazione di essere invitato a prendere parte alla festa o all’ennesimo battibecco; il tempo della narrazione, in altre parole, è il tempo della realtà. In Mektoub, my love: canto uno si guarda, si ascolta, si annusa e si tocca.

Attori e personaggi si confondono, tanto la recitazione è spontanea e naturale. La sintonia del cast intero è tale che il pubblico riesce quasi a percepire il calore del sole sulla pelle e il rumore delle onde del mare sullo sfondo. Il set scompare per lasciare il posto alla vita. Attraverso i prosperosi corpi di donna – una costante visiva attraverso tutte le scene del film – il regista loda la bellezza e racconta opposti approcci all’amore. C’è l’amore sfrontato e c’è quello più cauto, c’è l’amore platonico e c’è quello carnale; tutti gli amori hanno una caratteristica in comune: vengono vissuti fino in fondo. 

Infine, una curiosità: il regista Abdellatif Kechiche ha venduto la sua Palma d’Oro per concludere le riprese di Mektoub, my love: canto uno. E, aggiungiamo noi, meno male che l’ha fatto.