Approfondimenti

4 settembre 2017

Venezia 74: Micaela Ramazzotti madre sfruttata in Una Famiglia

di Giulia Sambo
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Arrivata al Lido in carne ed ossa domenica 3 settembre, l’attrice italiana del momento Micaela Ramazzotti in mattinata ha rotto il ghiaccio anche sul grande schermo di Venezia 74. La protagonista femminile di Una famiglia, in concorso con la regia di Sebastiano Riso, sfilerà sul red carpet prima della proiezione pubblica in Sala Grande.

La pellicola made in Italy debutterà nelle nostre sale a fine settembre per richiamare l’attenzione sulla maternità surrogata, ma anche sulle unioni civili e le coppie di fatto

Vincenzo (Patrick Bruel) e Maria (Micaela Ramazzotti) sono diversi eppure si amano alla follia. Nei loro progetti futuri non ci sono bambini; o meglio, i bambini ci sono, ma sono per gli altri.
Maria porta a termine le gravidanze per dare figli alle coppie sterili o impossibilitate ad averne. L’attività dei due innamorati è illegale ma frutta loro parecchi soldi, facendogli guadagnare fino a 50mila euro a parto. Vincenzo riesce ad essere freddo e distaccato, Maria invece soffre pesantemente la sua condizione di madre negata e sfruttata. Non mangia e trascorre le sue giornate in completa solitudine; prova in tutti i modi a far presente il suo disagio a Vincenzo, il quale fatica a capirla. Maria vorrebbe avere una famiglia normale. Vorrebbe solo essere felice.

Poche emozioni, immagini tristi, situazioni quotidiane drammatiche. Grigio perenne. Una famiglia non commuove, piuttosto incupisce. Il film trasmette un terribile senso di pesantezza e soffocamento. Resta poco o nulla, o forse resta solo Micaela, che con la sua bravura riesce a far immedesimare in sé gli spettatori – a tratti si ha la sensazione di essere lei, di percepire le ferite dolorose sulla pelle e il sapore amaro del sangue in bocca. La sua è un’interpretazione di alto livello a cui Una famiglia non rende giustizia. Una performance sprecata perché il film è spesso noioso, scandito da un ritmo narrativo troppo lento. Poche battute, tanti persi nel vuoto. 

Una famiglia è una nuova occasione di riflessione sul ruolo della donna, troppo spesso considerata un oggetto o un giocattolo di cui prima o poi l’uomo di turno si stancherà.

È anche una finestra sull’amore malato da un lato (in questo caso è etero, sia chiaro, è quello rappresentato dalla coppia Vincenzo-Maria), e sull’amore gay dall’altro.

Siamo davvero sicuri che la famiglia tradizionale sia portatrice sana di quei valori che la Chiesa e altri partiti politici vanno sbandierando? Meditate gente, meditate