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2 settembre 2017

Venezia 74: George Clooney conquista tutti con Suburbicon

di Giulia Sambo
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Venezia 74: George Clooney conquista tutti con Suburbicon

George Clooney è la stella del quarto giorno di festival a Venezia, con il suo sesto lavoro da regista, Suburbicon – ispirato al thriller scritto dai fratelli Coen negli anni ’80 – presentato nella sezione concorso. Il film è un po’ thriller, appunto, e un po’ commedia: un mix ben riuscito di tensione e umorismo che ha fatto impazzire il pubblico il sala. Suburbicon, che vanta nel cast Matt Damon e Julianne Moore, arriverà al cinema a fine ottobre.

La storia è ambientata negli anni ’50 nella ridente cittadina di Suburbicon, località costruita ad immagine e somiglianza di Levittown – centro urbano americano realmente esistito, creato dopo la Seconda guerra mondiale per proteggere le comunità di bianchi. A Suburbicon vivono molte famiglie di bianchi felici, in apparenza perfette; un giorno però la tranquillità viene sconvolta dall’arrivo di una famiglia di neri, i Meyers. Definiti da tutti “animali”, vengono presi di mira e insultati. Contemporaneamente i Lodge, vicini dei Meyers, affrontano una tragedia: il piccolo Nicky assiste all’omicidio della madre, per mano di alcuni malavitosi entrati in casa di notte. Accudito dal padre (Damon) e dalla zia (Moore), è costretto ad affrontare le triste realtà. Ma davvero tutto è come sembra? Qual è la sostanza sotto l’apparenza? C’è un collegamento tra i due fatti?

Ad oggi l’America, con i suoi paradossi e le sue contraddizioni, sembra essere una costante di Venezia 74: dopo Downsizing e Lean on Pete, ritorna prepotente in Suburbicon. È l’America del benessere e del razzismo, l’America bon ton da vetrina. È l’America che fa buon viso a cattivo gioco, l’America meravigliosamente sfacciata. A pagarne le conseguenze, ancora una volta, sono le persone. Da una parte ci sono le minoranze, denigrate e perseguitate, dall’altra ci sono i bambini, vittime sacrificali di adulti ciechi ed egoisti. E tra apparenza e sostanza c’è un abisso di bugie e dolore: alla fine coloro che vengono definiti “animali” risultano anche essere i più umani.

Matt Damon e Julianne Moore fanno scintille. Due pezzi da novanta che contribuiscono a rendere Suburbicon davvero memorabile. Affiatati e dannatamente sfacciati, come la loro America, nei ruoli di Gardner e Maggie sono perfetti.