Approfondimenti

29 agosto 2018

Venezia 75: First Man, un film sull’umanità

di Anna Pertile
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In apertura alla 75esima Mostra del Cinema di Venezia ha fatto faville First Man, titolo tradotto testualmente Il primo uomo; anche perchè di questo parla la pellicola.

La nuova pellicola nata dalla regia di Damien Chazelle (Whiplash, La La Land) ha al suo centro Neil Armstrong: il primo uomo ad aver messo piede sulla superficie lunare. La persona di Neil, interpretato da un magistrale Ryan Gosling, viene presentata come essere umano, non come eroe americano.

Anzi, durante la conferenza stampa, alla domanda “Neil Armstrong è un eroe americano?” sia Gosling che Chazelle non hanno saputo rispondere. Entrambi hanno tenuto però a specificare di non essere le migliori persone a cui chiederlo: l’attore ha ribadito di essere canadese e il regista di origini per metà canadesi e per metà francesi.

La gravità a cui gira attorno tutta la pellicola è l’essenza umana, le sofferenze e le piccole gioie della vita. Non viene dato troppo spazio alla spettacolarità dello sbarco lunare, ma viene dato il giusto respiro alle storie di chi ha vissuto ed è morto per rendere possibile la missione dell’Apollo 11.

Incredibile pensare che Chazelle ragionava a questo film nello stesso periodo in cui ha girato La La Land.
Cosa hanno in comune questi due film? Per Ryan Gosling il fatto che entrambi funzionano per il grande schermo e che sono storie che “tutti vogliono sperimentare e vivere in un cinema”.
Per me? Una grande umanità e la tenda di Vertigo. Anche se come influenze registiche in questa nuova pellicola o visto più Kubrick e la sua 2001: Odissea nello Spazio e meno Mr Hitchcock.



Un applauso anche a Claire Foy, la nostra Lilybeth preferita, che tiene la severità della regina in The Crown, condendola con un accento americano e parecchie sigarette.

Non posso non soffermarmi sul fattore claustrofobia, di cui anche l’attore James Clark ha sofferto durante le riprese. Se non vi piacciono le montagne russe e i piccoli spazi, preparatevi prima di vedere First Man.

Il film riutilizza materiali originali della missione Apollo, dal casco alle tute, e forse anche questo aiuta a creare quel senso di instabilità e insicurezza che caratterizza il tutto; assieme ad un montaggio sonoro eccellente. La tecnologia non ancora all’avanguardia, la pericolosità della missione e la fretta data dalla Guerra Fredda sono elementi chiave del film. Viene reso fin troppo chiaramente come le navicelle spaziali degli anni ’60 fossero delle “lattine volanti”, come le definisce Chazelle nella conferenza.

In conclusione? Recuperatelo in sala il 31 ottobre o correte qui ora alla Mostra del Cinema di Venezia a vederlo!