Approfondimenti

29 agosto 2018

Venezia 75: Sulla mia pelle, la storia di Stefano Cucchi

di Anna Pertile
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È strano entrare in sala e veder comparire l’enorme N di Netflix; ci si sente un po’ a casa, pronti ad iniziare una nuova avvincente serie.

Non era questo il caso. Netflix ha dimostrato ancora una volta di poter produrre film di qualità. Per farlo ha puntato su una tematica forte, difficile da trattare.

On my skin, o meglio Sulla mia pelle, visto che la pellicola è italiana, è il film di Alessio Cremonini che racconta gli ultimi sette giorni di vita di Stefano Cucchi.

Per chi non lo ricordasse, Stefano Cucchi era un ragazzo romano morto in carcere e diventato simbolo della lotta contro le ingiustizie delle detenzioni italiane.

Un Alessandro Borghi quasi irriconoscibile, magro all’osso, interpreta Stefano con maestria. Il suo accento romano è perfetto, così come lo sono anche il suo sbiascicare le parole e il suo malessere fisico.

Le scelte registiche non sono particolarmente articolate, ma nella loro semplicità funzionano e donano dignità a una storia che purtroppo non ne racconta molta.

La versione dei fatti narrata non è mai stata confermata dalla Legge italiana, ma è quella ricostruita dai genitori e la sorella di Stefano. La colpa, mai riconosciuta ufficialmente, sta in un sistema che non funziona e continua a farsi del male con dinamiche di potere e infinite peripezie burocratiche.

Il dramma di una vicenda su cui non si può stendere nessun velo ha mosso gli animi della sala. Al termine della proiezione aperta al pubblico in Sala Darsena, l’applauso è durato diversi minuti. Per questa standing ovation la commozione degli attori e della regia li ha portati ad un abbraccio, durato parecchio anche questo.