Approfondimenti

31 agosto 2017

Venezia 74: The Insult di Ziad Doueiri, potere alle parole

di Giulia Sambo
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Subito dopo The Shape of Water di Del Toro, The Insult di Ziad Doueiri è l’altro film a non passare inosservato sul programma della 74esima Mostra del Cinema di Venezia  del 31 agosto, proiettato in lingua originale araba.

Il film è stato prodotto tra Libano, Europa e Stati Uniti, uscirà il 14 settembre in Medio Oriente.

La pellicola drammatica in concorso ha annoiato qualcuno (una decina di persone sono uscite dalla sala prima del finale) e allo stesso tempo è riuscita a colpire positivamente molti spettatori. Avrà le carte in regola per sbaragliare la concorrenza ed aggiudicarsi il Leone d’Oro? 

The Insult è ambientato in Libano, paese abitato da numerose minoranze religiose e perennemente scosso da conflitti interni.
A Beirut vivono il cristiano Toni e il rifugiato palestinese Yasser, ciascuno con le rispettive famiglie. I due uomini, che frequentano lo stesso quartiere pur avendo origini e fede opposti, non perdono l’occasione di stuzzicarsi a vicenda fino ad insultarsi ed arrivare alle mani. “Non rovinare tutto per una parola”, così Yasser viene consigliato dalla saggia moglie, che lo spinge a chiedere scusa al “rivale”. Ma l’orgoglio prevale in entrambi e li trascina in tribunale, dove si sviluppa tutta la vicenda – animata anche dalle arringhe di due avvocati molto agguerriti, un padre e la sua giovane figlia.

Tutti hanno ragione, nessuno ha torto; l’ago della bilancia non pende né a favore dell’uno né dell’altro imputato. Quale sarà la sentenza finale? Chi sarà condannato? Chi otterrà la libertà?

The Insult riflette soprattutto sulla religione, un argomento che oggi più che mai divide i popoli della Terra, e mostra i suoi effetti devastanti quando si trasforma in estremismo. In particolare mette in guardia sulla pericolosità dell’estremismo a prescindere dalla tipologia di credo, sottolinea la facilità con cui gli uomini perdono la ragione in nome del proprio Dio.

Questo film è anche un’analisi politica sui conflitti mediorientali, complessi da risolvere su tutti i livelli, da quello pratico a quello ideologico. 

Prima di tutto questo, però, The Insult è un trattato sul potere delle parole. Le parole sono armi a doppio taglio, capaci di ferire più di una pugnalata. Le parole umiliano, provocano rabbia, seminano vendetta. Toni e Yasser si “colpiscono” a parole, le rispettive compagne cercano di fermarli attraverso le parole, gli avvocati difendono la propria causa con le parole. Ad essere le vere protagoniste della vicenda sono proprio le parole.

Solo sul finale, che per ovvi motivi qui non può essere rivelato, le parole lasciano il posto ad uno scambio di sguardi. Sguardi che appunto non possono essere descritti a parole, che sostituiscono le parole stesse.

The Insult è una pellicola d’attualità e di valore sulla condizione dell’uomo moderno, spesso poco intelligente e solo qualche volta saggio. Piacerà a chi ama la storia e la cultura mediorientale, ma anche a chi è più semplicemente affascinato dalla professione di avvocato. Film interessante e ben fatto.