Approfondimenti

8 aprile 2019

Vinitaly and the Cinema

di Anna Martellato
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Ha aperto i battenti Vinitaly, il più importante salone internazionale dedicato al mondo del vino e dei distillati.

Dal 7 aprile fino a domani, mercoledì 10, Verona è capitale mondiale del vino. L’edizione è la numero 53, i visitatori attesi sono 120mila, parata di politici all’inaugurazione, eventi in tutta la città nel fuori salone Vinitaly and the City, mentre anche il territorio fuori dalle mura di Verona è coinvolto in questa grande manifestazione (Bardolino, Valeggio, Soave).

A Verona il vino conquista però anche la settima arte con la rassegna Cinema Di-Vino. Lunedì 1 aprile, al cinema Pindemonte, al posto dei pop-corn, si è tenuta una degustazione di etichette selezionate di Garda Doc, vino ufficiale di Vinitaly and the City e la proiezioni di due film a tema.

Sono molti i film ispirati a un buon calice di vino. Ecco quelli che vi consigliamo di degustare… ehm, pardon, vedere.

Il profumo del mosto selvatico (1995)
Di Alfonso Aràu, questo film non stanca mai. Sarà per la sua delicatezza, anche se un po’ naif, per i colori o per l’incantevole cornice dei vigneti della Napa Valley. Sì, del mosto in questo film riusciamo quasi a sentirne l’odore e ad esserne inebriati, avviluppati dalla sua dolcezza, per cui il vino giusto sarà sicuramente un passito, o, per restare nella zona veronese, un buon Recioto bianco.

Reduce della seconda guerra mondiale, Paul Sutton cerca di ricucire il rapporto con la moglie, abbandonata cinque anni prima. Tuttavia, durante le sue trasferte di commesso viaggiatore in cioccolato accetta di farsi passare per il marito di una ragazza incinta che deve tornare in casa del padre-padrone e finisce per innamorarsene.

Un’ottima annata (2006)
Diretto da Ridley Scott, con Russell Crowe e Albert Finney è forse il film più magico sul mondo del vino, che consigliamo di bere con un rosso francese fresco e fruttato.

L’impegnatissimo uomo d’affari inglese Max Skinner, nell’apice del successo nella sua carriera, riceve una convocazione da un notaio provenzale che lo invita ad esaminare la situazione testamentaria del vecchio zio Henry, appena morto. Max era cresciuto con l’anziano, imparando da lui la vita e molto altro, ma tanti anni sono passati…Ora torna in Provenza e trova, oltre a tanti ricordi, persone del suo passato e nuove figure. Su tutte una figlia illegittima dello zio Henry venuta a cercare le proprie radici, ma che lui teme voglia avanzare pretese sul terreno e la vigna, e una affascinante locandiera del paese.

Rupi del vino (2009)
Del grande Ermanno Olmi, questo è un film da degustare conditio sine qua non con un superiore docg della Valtellina.

Rupi del vino racconta infatti, in un’ora di immagini fluide e dense come solo Olmi sa fare, le vigne della Valtellina: dalla costruzione dei muri a secco dei loro terrazzamenti, esempi di architettura primitiva e sapiente che asseconda il paesaggio senza violarlo, ai tempi lunghi della preparazione delle viti, della maturazione dei grappoli, del raccolto che porterà alla produzione di vini pregiati.

Chateau Meroux – Il vino della vita (2011)
Una commedia leggera e piacevole, come un rosato da aperitivo.

Alla morte di suo padre, con cui non aveva rapporti da molto anni, Wendy (Marla Sokoloff) diventa inaspettatamente propietaria di un vigneto nella Napa Valley. “Chateau Meroux”, nonostante produca un ottimo vino, è in difficoltà soprattutto a causa dell’agguerrita concorrenza di un vigneto vicino, ma la donna è ben decisa a imparare a gestire l’azienda viticola a farla prosperare. I problemi nascono quando Wendy si troverà divisa tra la “lotta” al suo concorrente, e potenziale compratore della sua cantina Nathan (Christopher Lloyd), e i sentimenti che prova per il figlio di quest’ultimo Chris (Barry Watson). Prodotto da Tomas Harlan, la regia è di Bob Fugger.

Saint Amour – La strada del vino verso l’amore (2016)
Per la regia di Gustave de Kervern e di Benoît Delépine, il film racconta di Bruno, uno scoraggiato allevatore di bestiame, partecipa ogni anni alla fiera dell’agricoltura di Parigi. Per la prima volta, lo accompagna il padre Jean, che vuole vincere la competizione grazie al toro Nabucodonosor e convincere il figlio a rilevare l’azienda di famiglia. Consigliato con un vino liquoroso, magari un Sauternes.

Finché c’è prosecco c’è speranza (2017)
Non serve che vi diciamo che bottiglia stappare con questo film, vero?

Di Antonio Padoan, con Giuseppe Battiston, racconta la storia del conte Desiderio Ancillotto è proprietario di un vasto terreno dedicato alle vigne e di una gran bella villa, ma il suo modo di lavorare la terra, senza pesticidi e facendo “riposare” parte del terreno, è considerato da altri una pessima strategia d’affari.

Ritorno in Borgogna (2017)
Il film è del regista Cédric Klapisch e visto il titolo è d’obbligo versare nei calici un buon Borgogna.

Ritorno in Borgogna vede protagonisti tre fratelli proprietari di un grande vigneto nella regione francese. Informato della malattia terminale del padre, Jean (Pio Marmaï) torna a casa dopo dieci anni di assenza per aiutare la sorella Juliette (Ana Girardot) e il fratello Jérémie (François Civil) nella gestione della tenuta di famiglia. Ricostruire il legame non è facile e i rapporti ormai incrinati minacciano di interferire nella raccolta. La morte del padre poco prima della vendemmia infatti, investe i tre figli di responsabilità più grandi di loro. Con l’avvicendarsi delle stagioni e la collaborazione costante, i tre aspiranti viticoltori riscoprono e reinventano i loro legami familiari, grazie alla passione per il vino che li unisce fin da bambini.