Approfondimenti

6 febbraio 2018

Woman in Gold: La donna in oro di Klimt

di Sumana Rana
Continua a leggere

Si celebra oggi il centenario dalla scomparsa del pittore austriaco Gustav Klimt.

In vista di questa ricorrenza, la fondazione che porta il suo nome inaugura il Gustav Klimt Database, un portale di ricerca pubblicamente accessibile che fornisce informazioni sull’esistenza del pittore, approfondendo la condizione socio-politica della Vienna dei primi del Novecento. Sicuramente un esponente di spicco della corrente artistica Art Noveau e delle tendenze avanzate del simbolismo di fine Ottocento.

Fu il fondatore e primo presidente della Wiener Secession (secessione viennese), animato dal desiderio di portare l’arte al di fuori della tradizione accademica mediante una rinascita delle arti e dei mestieri.

Era solito frequentare la residenza Palais Elisabethenstraß, divenuta un punto di riferimento per artisti illustri e uomini di cultura dell’epoca tra i quali: Richard Strauss, Arthur Schnitzler, Johannes Brahms, Arnold Schönberg ed Otto Wagner. Proprietari di questa residenza furono l’industriale Ferdinand e Adele Bloch Bauer.

Quest’ultima, protettrice e musa di Klimt commissionò all’artista numerosi quadri e ritratti. Il più importante e famoso fu eseguito nel 1907, Ritratto di Adele Bloch Baues ribattezzato dai nazisti La donna in oro, per nascondere l’origine ebraica della modella. E’ possibile riconoscere lo stile ineguagliabile dell’artista, dallo sfondo dorato al soggetto cesellato di tasselli colorati, dall’impiego di oli pregnanti alla prevalenza di figure femminili ricolme di un armonioso fascino erotico.

Per volere di Adele, il quadro come le altre opere di Klimt, sarebbero state dovute donare alla Österreichische Galerie Belvedere dopo la sua morte. Quando i nazisti però invasero l’Austria, la proprietà e i dipinti vennero immediatamente confiscati. Nel suo testamento del 1945, Bloch-Bauer designò il suo patrimonio ai propri nipoti, includenti Maria Altmann. Ed è proprio sulla vita di Maria, sopravvissuta all’Olocausto, a cui è ispirato il film Women in gold diretto da Simon Curtis nel 2015, con una splendida Helen Mirren nel ruolo della protagonista. Determinata e volonterosa a rivendicare e recuperare il ritratto della zia, con la collaborazione del giovane avvocato E. Randol Schönberg, mediante una battaglia legale decennale che trascinerà il proprio paese natale fino alla Corte Suprema Americana e dalla quale ne uscirà vittoriosa.

Ora, per chi desiderasse ammirarlo, il quadro è esposto in mostra permanente nella Neue Galerie di New York di Lauder.

Ad omaggiare sul grande schermo questo grande artista riconosciuto a livello mondiale, ci sono infine altre due pellicole, il documentario Post Impressionist Klimt di Bob Carruthers del 2000 e il lungometraggio Klimt di Raul Ruiz del 2006.