Approfondimenti

21 dicembre 2017

Wonder: non lasciate che sia solo un film

di Sara La Cagnina
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“Non puoi nasconderti se sei nato per emergere”.

Sembra che quest’anno le sale dei cinema saranno riempite da più dei soliti tradizionali cinepanettoni immancabili durante le feste. Il 23 dicembre uscirà infatti il film Wonder, diretto da Stephen Chbosky.

La pellicola vede come protagonisti Jacob Trembley, Julia Roberts e Owen Wilson in una storia di compassione, amore e amicizia. Il piccolo August “Auggie” Pullman è un bambino di 10 anni, affetto da una grave forma di sindrome di Treacher Collins. La malattia, e i numerosi interventi che ha dovuto subire, lo portano ad avere una profonda malformazione al viso.

In procinto di frequentare la scuola pubblica dopo anni di studio a casa, il piccolo Auggie si scontrerà per la prima volta con un mondo non sempre sensibile e disponibile, soprattutto tra i compagni di scuola. Sarà proprio la famiglia di Auggie, insieme ad alcuni nuovi amici, a permettergli di trovare la forza per capire che essere diversi non equivale ad essere sbagliati.

Il film è l’adattamento cinematografico del romanzo ononimo, scritto da Raquel Jaramillo nel 2012, conosciuta con lo pseudonimo di R.J. Palacio. La donna dice di aver preso ispirazione da un episodio a cui ha assistito il figlio. Durante una gita, il bambino notò una ragazzina con una malformazione facciale e si mise a piangere. Cercando di allontanarlo per chiarire la situazione, l’autrice decise che si trattava di qualcosa che ancora molte persone non conoscevano. Ispirandosi alla canzone Wonder di Natalie Merchant, la donna si mise al lavoro. Il libro fece immediatamente un enorme successo, entrando nella lista dei best-seller in pochissimo tempo.
L’autrice pubblicò un secondo libro continuando la storia di Auggie nel 2014, intitolato Auggie and Me.

Di film sul bullismo se ne sono fatti tanti. Forse talmente tanti che le persone si sono stancate di vederli. Vuol dire che dobbiamo smettere di farli? Assolutamente no. Non finché anche l’ultimo bambino dell’ultima nazione esistente potrà andare a scuola senza paura di essere preso di mira.

Se vogliamo dare un valore aggiuntivo a questo film, lo troviamo nel fatto che la sindrome di Treacher Collins è non solo poco conosciuta, ma poco discussa. Come se fosse un tabù. Come se queste persone si dovessero nascondere semplicemente perché il loro DNA si è sviluppato in un modo diverso dagli altri.

Quindi il nostro consiglio è molto semplice. Portate i vostri bambini a vedere il film. Portate i vostri fratelli, i vostri amici, e perfino i vostri genitori. Parlatene, discutetene e insegnate a chi vi sta accanto che gli standard di bellezza non valgono più e che la gentilezza viene prima di tutto. Insegnate loro a non avere paura di essere unici.

Insomma, non lasciate che questo film sia “solo un film”. Perché il cinema non è mai stato creato solo per riempire le sale, è nato per diffondere un messaggio. Perché nel 2017 avere ancora paura di ciò che è considerato diverso non è più accettabile.