Interviste

3 agosto 2017

Annabelle 2: perché le bambole ci terrorizzano. Intervista allo psicologo Davide Algeri

di Anna Martellato
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Annabelle 2: perché le bambole ci terrorizzano. Intervista allo psicologo Davide Algeri

La bambola ci osserva. Dritta davanti a noi, imperturbabile e inquietante. L’horror Annabelle 2, sequel del fortunato spin-off di L’evocazione – The Conjuring, è al debutto nelle sale il 3 agosto, diretto da David F. Sandberg con Stephanie Sigman e Alicia Vela-Bailey. E promette brividi e pelle d’oca nonostante il caldo. Questa la trama: dopo che il loro istituto è andato distrutto, alcune orfanelle sono accolte nell’imponente casa coloniale di un fabbricante di bambole e sua moglie. Entusiaste di abitare in un “castello” grande come quello delle favole, le bambine si precipitano a esplorare la nuova casa. Curiosando in giro, una di loro si imbatte in un’invitante porta chiusa a chiave, che il padrone di casa si raccomanda di non varcare… E indovinate un po’ cosa (o meglio chi) troverà dentro?

Il tema della bambola assassina non è nuovo: basti pensare a Chucky (La bambola assassina), Dolly (Dolly Dearest – La bambola che uccide) o Jigsaw (Saw – L’enigmista), tanto per citarne alcuni. Quindi la domanda è: come mai le bambole (non mostri, non fantasmi, non demoni, ma solo bambole) ci terrorizzano tanto?
Lo abbiamo chiesto allo psicologo e psicoterapeuta milanese specializzato nelle emozioni Davide Algeri.

Noi e le bambole. Perché ci terrorizzano tanto?
L’aspetto psicologico che sta dietro a tutto questo è l’ambiguità. La bambola è rappresentata volontariamente dai registi per generare il sentimento della paura. Ed è proprio questa ambiguità che nasce dalla verosimiglianza tra la bambola e l’essere umano, che la crea. Perché la bambola ha sembianze simili a quelle del bambino, un bambino che non si comporta come un bambino. Le bambole riproducono i neonati e i bambini, ma sono diverse perché non si comportano come loro: non piangono, non si muovono, sono immobili. Sono, diciamo, dei bambini immobili. Ed ecco che avviene in noi il cortocircuito mentale.

Cioè?
Chi osserva la bambola, si aspetta il movimento del bambino. Questo non avviene e si genera in noi uno stato di tensione – tutto questo naturalmente in modo inconsapevole. Spesso la tensione nel film horror c’è nel momento in cui si vede la bambola ferma che fissa e non fa nulla. Momenti in cui deve succedere qualcosa e non succede. Poi la tensione viene meno nel momento in cui la bambola fa qualcosa.
Fondamentalmente questa è una situazione ambigua, che genera una sensazione di paura. Il nostro cervello interpreta direttamente questa situazione di ambiguità come una situazione minacciosa. Una minaccia che può avvenire da un momento all’altro e di conseguenza io mi devo preparare per attaccare o scappare.

Sembrano atteggiamenti molto primordiali.
Lo sono. Non dimentichiamoci che siamo regolati da istinti. Questa emozione è ancestrale. In situazione ambigue l’uomo si prepara ad attaccare o a scappare. Così quando la bambola è in stato di immobilità, anche nel momento in cui si muove, si attiva, nei film horror ha comportamenti meccanici, finti: questo genera ancora più ambiguità rispetto all’idea che abbiamo dei bambini, facciamo il confronto. Tutto dipende dal modello che abbiamo interiorizzato di bambola in contrapposizione a quello che noi vediamo. Funziona così: la mente fa il confronto tra la nostra esperienza e le situazioni che si generano nella vita. Quindi io ho il mio modello di bambola che si comporta in un certo modo, nel film horror vedo che non si comporta come il modello che ho e devo incasellarlo. Non riesco a interiorizzarlo e quindi genera ansia, tensione e preoccupazione. In sostanza si sta in continuo stato di vigilanza, pronti a scappare.

In effetti le bambole nei film horror sono di solito molto meccaniche.
I registi giocano su questi dettagli: il comportamento molto meccanico, la vocina stridula. Tutto aumenta l’ambiguità, quindi aumenta il livello di tensione. I registi non fanno altro che aumentare il nostro cortocircuito mentale.

Dalla bambola al bambino.
A volte si vedono i bambini negli horror perché si deve contestualizzare la bambola. Regge poco la bambola con la presenza del solo adulto, non avrebbe senso. Allora si “usa” il bambino per veicolare il contenuto. Questa situazione genera ancora più tensione perché la persona si preoccupa anche per il bambino, a cui potrebbe succedere qualcosa. L’ambiguità che genera questo effetto perturbante fa salire enormemente la tensione. Perché quello che di solito dovrebbe essere percepito come familiare in realtà viene percepito come qualcosa di strano. Le bambole poi appaiono svuotate da emozioni, anche questo genera ansia. Anzi, le bambole sono crudeli. Tutto ruota attorno a questa ambiguità, in particolare nei film in cui il soggetto è proprio la bambola.

E il bambino protagonista horror nel film? Pensiamo a The Ring per esempio…
Abbiamo imparato che la tensione dell’attesa si nasconde dietro a una situazione ambigua, che ci fa stare all’erta e vigili cercando di capire cosa succederà. Anche con il bambino succede la stessa cosa. Ogni volta che ci troviamo in situazioni di ambiguità o che non riusciamo a decifrare la nostra mente invia un segnale di pericolo. Questo genera emozione di paura. Prima di tutto siamo istinto. Poi fortunatamente abbiamo l’intelligenza, che ci fa ridimensionare le cose.

Come non farci dominare dalla paura, quando torniamo a casa? Cosa ci consiglia?
Dopo aver visto un film horror rimane lo strascico, questo è normale. È quindi consigliabile non andare subito a letto dopo aver visto il film. Meglio invece provare a fare qualcosa di piacevole che possa distrarre da questa situazione. Dormiremo sonni tranquilli.