Interviste

7 marzo 2017

Il diritto di contare: “Per cambiare le cose, parlate alle bambine di scienza”

di Anna Martellato
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Il diritto di contare: “Per cambiare le cose, parlate alle bambine di scienza”

Quanto contano oggi le donne? Sappiamo che la parità di stipendi è ancora lontana. Che una maternità può mettere fuori gioco. Che nonostante le (terribili, anche se in buona fede) quote rosa la nostra è una società declinata al maschile.

Al cinema, a parlare di questo tema onnipresente nelle nostre vite e società, esce Il diritto di contare, film diretto da Theodore Melfi e distribuito da 20th Century Fox, che mette a nudo una pagina di razzismo e sessismo nell’America segregazionista degli anni ’60. Dove però la storia dell’esplorazione spaziale, alla NASA, si fa anche grazie a loro: tre donne di colore, tre scienziate (doppiamente) non apprezzate, perché donne e perché nere.

Con ironia, grazia e pungente sagacia Il diritto di contare è una parabola dell’emancipazione (e sull’emancipazione) femminile. La sinossi ripercorre la storia vera della matematica, scienziata e fisica afroamericana Katherine Johnson, la quale ha collaborato con la NASA tracciando le traiettorie per il Programma Mercury e la missione Apollo 11. La Johnson, insieme alle sue colleghe Dorothy Vaughn e Mary Jackson, ha aiutato la NASA nella corsa allo spazio: usando i suoi calcoli, John Glenn è diventato il primo astronauta americano a fare un’orbita completa della Terra. Protagonista della pellicola è Taraji P. Henson, affiancata da Octavia Spencer, Janelle Monáe, Kevin Costner, Kirsten Dunst e Jim Parsons.

Non è facile per una donna contare come un uomo. Perché deve continuamente dimostrare di saperci fare, di non prendersela e di reggere il confronto. Ma di donne che davvero contano, in Italia, ce ne sono tante. Non a caso (e per dare una svegliata) il 3 novembre scorso è nato il sito 100esperte.it, una piattaforma online che raccoglie nomi e curricula di esperte di varie discipline. Cento nomi di donne, raramente interpellate, ma capaci di esprimere competenza, passione e professionalità nei settori più diversi.

Abbiamo utilizzato la piattaforma per cercare una scienziata, un’astrofisica che potesse parlarci di questo tema e della passione che nutre verso il suo lavoro. E abbiamo conosciuto Maria Cristina De Sanctis, astrofisica dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) che ha sviluppato strumentazioni per missioni spaziali, come spettrometri a immagine e camere multi spettrali, allo scopo di permettere lo studio delle composizioni degli oggetti del sistema solare. De Sanctis nell’ambito della missione Rosetta ha collaborato alla proposta di uno spettrometro a immagine, il Virtis. Grazie al lavoro di De Sanctis e del suo team nel febbraio scorso sono state scoperte molecole organiche su Cerere, l’asteroide più grande nella fascia di asteroidi tra Marte e Giove, tanto da essere considerato un pianeta nano. Una scoperta straordinaria perché quelle molecole non sono altro che i “mattoni” legati ai processi di sviluppo dei processi biologici. In altre parole, della vita.

Il diritto di contare è il titolo di un film in questi giorni al cinema. È un titolo attuale anche per le donne di oggi?
Penso di sì. Ancora c’è una forte disuniformità di genere nelle posizioni ai vertici e nei ruoli di responsabilità. Parlo del mio settore scientifico, dove le donne sono abbastanza numerose nei livelli di “base” e molto meno nei ruoli di dirigenza.

Per esempio?
In ottobre sono stata alla conferenza della Società Astronomica Americana del settore della planetologia. È considerata una conferenza importante nel nostro ambito e tra le relazioni ad invito, una era dedicata alla disparità di genere, non solo femminile-maschile, ma più ampia. Dallo studio emergeva un quadro sconsolante per le donne! Come esempio è stata riportata la proporzione tra uomini e donne che erano stati invitati al congresso con “plenary speaker”. C’ero solo io come donna invitata e la proporzione era 1 a 10.

Cosa davvero bisognerebbe fare concretamente per migliorare la situazione attuale?
Sono sfavorevole alle quote rosa ma, forse, potrebbe essere una soluzione da adottare per le posizioni dirigenziali. Di certo va cambiato l’atteggiamento che sia ha nei confronti delle bambine e la scienza. Difficilmente si propone alle ragazzine un gioco “scientifico” o di logica. Io ho un figlio e una figlia: ho una certa statistica sui regali e ho visto che riflettono gli atteggiamenti e i pensieri comuni. E le assicuro che vivo in un ambiente che verrebbe definito culturalmente avanzato.

Veniamo al suo ruolo, al suo mestiere. Sono una materia e un settore in cui è difficile per una donna essere considerata?
Dipende molto dalle persone con cui si ha a che fare. Di certo non è una materia considerata femminile, ma lo è ancor meno il settore legato agli aspetti tecnologici e ingegneristici, rispetto a quello puramente scientifico. Quello che noto è che le donne che scelgono questo ambito non sono certo “donne in carriera”, mentre ci sono molti “uomini in carriera”. Forse perché la “carriera accademica” è da sempre considerata un “lavoro” riservato agli uomini.

Cosa la affascina di più del suo lavoro?
La parte relativa alla scoperta. Lavorando con le missioni spaziali si ha veramente la possibilità di “scoprire” qualcosa di nuovo.

Il momento più bello e più emozionante?
L’arrivo della sonda al suo obiettivo e i primi dati. Le prime immagini che arrivano di qualcosa che fino a poche settimane prima era solo un puntino nel cielo. Credo sia la stessa emozione che hanno avuto gli esploratori nello scoprire nuove terre.

Dove si stanno concentrando i suoi studi?
Esplorazione del sistema solare, in particolare studio di asteroidi e comete (missioni Dawn NASA e Rosetta ESA) e studio di Marte con la missione ExoMars.