Interviste

10 novembre 2016

Fai bei sogni, al cinema il libro che ha commosso l’Italia. Intervista a Gramellini

di Anna Martellato
Continua a leggere
Fai bei sogni, al cinema il libro che ha commosso l’Italia. Intervista a Gramellini

Su Le Figaro, il giorno dopo la proiezione, Marie-Noelle Tranchant scriveva che Fai bei sogni è “una storia di lenta resilienza, piena di segrete pieghe, raccontata con una forza ipnotizzante“. Così il film ha esordito a Cannes, adattamento cinematografico tratto dal bestseller di Massimo Gramellini.

Fai bei sogni è la storia di una difficile ricerca della verità e allo stesso tempo della paura di scoprirla. La mattina del 31 dicembre 1969, Massimo, nove anni appena, trova suo padre nel corridoio sorretto da due uomini: sua madre è morta. Massimo cresce e diventa un giornalista. Dopo il rientro dalla Guerra in Bosnia dove era stato inviato dal suo giornale, incontra Elisa. La sua vicinanza aiuterà Massimo ad affrontare la verità sulla sua infanzia e il suo passato.

Quando Massimo Gramellini ha incontrato Marco Bellocchio, il regista che avrebbe fatto del suo libro un film, è stato intervistato. Incredibile ma vero.
In un immediato e clamoroso ribaltamento dei ruoli ha cominciato a intervistarmi. Solo che lui non prendeva appunti con le parole, ma coi disegni. In quel primo incontro è sembrato molto incuriosito dalla figura del padre, forse la più cinematografica del romanzo: un uomo in apparenza gelido che alla fine rivela la sua umanità. Nel congedarmi ha detto: “Alla mia età si gira ogni film con il retropensiero che potrebbe essere l’ultimo. Non mi dispiacerebbe se il mio ultimo film fosse una storia come questa“.

gramellini2

Anche se Gramellini non ne voleva sapere granché, all’inizio, di farci un film.
All’inizio avrei preferito che Fai bei sogni non diventasse un film. Meglio una serie tv per famiglie. Meglio ancora: niente. Poi è arrivato l’invito di Marco Bellocchio a passare una mattinata nel suo studio. La storia mi usciva dalle orecchie: non ne potevo più di riviverla. E poi Bellocchio aveva una personalità troppo forte per poter anche solo supporre che si sarebbe limitato a una mera traduzione in immagini delle mie parole. Avrebbe imprestato al protagonista i suoi slanci e le sue paure. Era giusto che mi facessi da parte e che il film fosse Fai bei sogni di Bellocchio e basta.

Ma ci possono essere delle belle sorprese…
Ho incontrato molte altre volte Bellocchio, una in compagnia di Guido Caprino, il leghista della serie tv 1992 che nel film interpreta mio padre. Dalle sue domande ho capito come lavorano i grandi attori. Cercano di scoprire il conflitto profondo che agita il loro personaggio, così da richiamarlo di continuo alle memoria durante la recitazione. Nel caso di mio padre era il senso di colpa di non essersi svegliato mentre mia madre si alzava dal letto per l’ultima volta. Non l’avevo scoperto scrivendo il libro. Me l’hanno tirato fuori Caprino e Bellocchio al ristorante.

gramellini3

La scena più bella? Quella più difficile.
Avevano ricostruito l’appartamento dov’ero cresciuto (così scriveva Gramellini su La Stampa nell’aprile scorso). Ovviamente più grande per potersi muovere con la macchina da presa. Bellocchio stava per girare una scena in cui mia madre guarda la neve fuori dalla finestra. L’attrice Barbara Ronchi, in vestaglia da notte, era talmente immedesimata nella parte che appena mi ha visto è corsa verso di me e mi ha abbracciato commossa. “Cavoli, sto abbracciando mia madre“, ho biascicato, ed era una frase talmente stupida che prima mi è venuto da ridere e poi il magone.

Il secondo ciak in programma quel giorno era quello in cui la madre, con il marito che la spia attraverso la porta socchiusa, si congeda definitivamente dal figlio rimboccandogli le coperte e sussurrando “Fai bei sogni“.
La scena primaria della mia esistenza: ho passato gli anni a immaginarmela e a disperarmi per non essermi svegliato mentre avveniva. L’ho rivista in un monitor, seduto accanto a Bellocchio. Ed è stata una seduta, anzi un convegno, di psicanalisi.

Non ci è più tornato sul se da allora, e capiamo il perché. ma sappiamo che la curiosità alla fine ha vinto sulla paura. Adesso la sua storia, oltre che leggere, si può anche vedere. Al cinema, dal 10 novembre, distribuita per il grande schermo da 01 Distribution.