Interviste

12 ottobre 2018

Intervista impossibile a Margaret Thatcher

di Matteo Marinello
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Oggi, 13 ottobre, è il compleanno di una delle più importati figure politiche del Novecento: Margaret Thatcher.
Nata nel 1925, scomparsa nel 2013, primo ministro del Regno Unito dal 1979 al 1990 e baronessa dal 1992; ha segnato un’epoca nella storia del suo paese, ha indicato un modo di fare politica e affascina ancora oggi studiosi e opinionisti. Grazie alle nostre conoscenze nelle alte sfere e ai nostri contatti arcani, siamo riusciti a strapparle un’intervista, solo per voi.

Baronessa Thatcher, bentrovata e buon compleanno. All’epoca della sua ascesa alla carica di primo ministro, il suo profilo personale era molto atipico. Ci può dire di più della sua vita?  

La mia storia inizia a Grantham, una cittadina della contea di Lincoln, dove nacqui come Margaret Roberts il 13 ottobre 1925. Mio padre mi instillò una forte etica del lavoro e di dovere civico, il tutto supportato da una salda fede cristiano-metodista. Non c’era molto tempo per i divertimenti, ma solo per il duro lavoro. Finito il college, mi lanciai in politica e negli gli anni ’50 subii una sconfitta dietro l’altra, anche a causa degli ostacoli che mi venivano posti di fronte dai miei colleghi conservatori. Ovviamente, nessuno poteva sopportare di dover cedere terreno ad una donna, ma quel periodo non fu completamente buio, poiché conobbi mio marito, Denis Thatcher. Comunque, riuscii ad essere eletta alla Camera dei Comuni nel 1959 e da lì iniziai a ricoprire qualche carica di una certa rilevanza. Alla fine, ottenni la leadership del Partito Conservatore nel 1974 e portai i miei alla vittoria nel 1979, quando divenni primo ministro. Questo processo non fu facile, ma grazie alle mie convinzioni economiche ottenni il supporto delle persone giuste e colsi il momento perfetto per sfidare la debole e inefficiente leadership del partito, mentre altri tergiversavano.

Chi le diede l’epiteto di “Lady di ferro”? Le sembra adattarsi alla sua persona? 

I fatti che le ho narrato finora spiegano perché ho accolto l’epiteto di “Iron Lady” con particolare soddisfazione. La cosa curiosa è che mi fu dato da una rivista dell’Armata Rossa nel 1976, dopo che avevo pronunciato un discorso molto critico nei confronti dell’URSS. Lo ritenni efficace e lo accolsi favorevolmente, quindi bisogna ringraziare i miei nemici sovietici se ora vengo ricordata come “Lady di ferro”.

È passata alla storia per l’applicazione nel suo paese di una dura dottrina neoliberista, denominata thatcherismo”. Di che cosa si tratta? 

La mia politica si concentrò sullo stimolare le forze del capitalismo e dell’economia di mercato. Il mio governo controllò l’inflazione e il debito, batté le resistenze dei sindacati e restituì il controllo dei settori siderurgico e minerario ai privati, togliendolo allo stato tramite una politica di deregulation. Allo stesso modo, privatizzammo i trasporti e la telefonia, riducemmo le tasse per i redditi elevati e diminuimmo la spesa pubblica per il welfare. Vede, “thatcherismo” significa fiducia nella libera iniziativa individuale, nel profitto come retribuzione per il lavoro e per gli sforzi del singolo, contro sprechi, assistenzialismo, favoritismi e corruzione favoriti dalla non-competitività dei settori controllati dallo stato. La mia idea è che non esista il “denaro pubblico”, ma solo il denaro dei contribuenti che viene loro sottratto dallo stato, così come non esiste “la società”, ma persone che devono badare a sé stesse e devono essere aiutate a badare a sé stesse. Queste sono le mie convinzioni e ritengo di aver fatto del bene per il mio paese, nonostante i miei oppositori mi accusino di aver acuito il divario tra ricchi e poveri e di aver aumentato la disoccupazione.

Spesso, nei manuali di storia, viene citata la stretta relazione politica che ebbe con il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan: fu veramente una “special relationship” la vostra? 

Io e Reagan veniamo spesso studiati assieme per essere stati coloro che hanno applicato, negli anni ottanta, le dottrine neoliberiste con più fervore. Al contempo condividevamo un profondo sentimento religioso ed un discorso pubblico che faceva leva sull’orgoglio nazionale. Tuttavia, vi posso ora rivelare che la politica estera non è mai facile e che anche con Ronald Reagan non mancarono le occasioni di scontro e di attrito, come nel periodo della Guerra delle Falkland. La nostra “difficult relationship” fu abilmente mascherata nella retorica pubblica, con successo direi, poiché il mito che ci vede come una coppia inseparabile gode ancora oggi di molto successo.

Come sa, il suo paese sta per raggiungere un accordo per uscire dall’Unione Europea. Signora Thatcher, Lei è spesso stata critica contro l’Unione, ci spieghi il perché del suo anti-europeismo.

Fui favorevole all’entrata del Regno Unito nell’allora Comunità Economica Europea, poiché avrebbe significato una vittoria per il libero mercato, ma non si doveva andare oltre. Mi sono sempre opposta ad unificazioni di tipo politico tra le varie nazioni: ognuna deve rimanere con le proprie tradizioni e non consegnarsi alla burocrazia inefficiente di un “superstato” europeo. Su questo concordo con i movimenti euroscettici odierni, tuttavia non posso tollerare i loro vili attacchi al capitalismo e al liberismo economico, che sono convinta essere gli unici motori di libertà e di sviluppo nel nostro mondo.

Che rapporti aveva con i governanti italiani suoi contemporanei? 

Durante la mia lunga permanenza al numero 10 di Downing Street ho visto passare davanti a me molti presidenti del consiglio italiani. Con Giulio Andreotti, ad esempio, non ho mai avuto un gran rapporto e con lui mi sono scontrata in tema di politica economica europea. Sullo stesso argomento non concordavo nemmeno con un altro protagonista dei vostri anni ’80, Bettino Craxi, che si rivelò un asso duro e un degno rivale in materia finanziaria. Quando non ero più al governo, rimasi incuriosita dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi e dalla sua promessa di portare in Italia una rivoluzione liberale contro la vecchia classe politica e l’inefficienza burocratica e statalista.

Lei, ancora oggi, è un’icona (odiata o amata) per politici e giornalisti, per cineasti e musicisti. Come si spiega tutto ciò? 

Beh, sono stata la prima donna a ricoprire l’ufficio di primo ministro del Regno Unito e questo è stato di grande impatto per l’immaginario collettivo, anche perché ho mantenuto la carica per tutti gli anni ’80, che mi sembra godano oggi di particolare popolarità. Inoltre, la radicalità dei miei provvedimenti e la forza con cui guidavo l’esecutivo erano materia comune di discussione e i miei nemici non hanno mai perdonato la “strega” Thatcher. Sono stata oggetto di elogio e di scherno in diverse opere della cultura di massa, come opere teatrali, canzoni e copertine di dischi. Inoltre, diversi film sono stati dedicati alla mia persona: l’ultimo, che ripercorre la mia vita in una maniera un po’ romanzata ma interessante, è The Iron Lady di Phyllida Lloyd, dove vengo interpretata da Meryl Streep, una delle mie attrici preferite, che incontrai durante la lavorazione di questo film che le valse il suo terzo Oscar. Infine, ritengo di aver dimostrato, nel contesto europeo, che anche una donna può guidare il governo di un paese, come testimoniano gli esempi odierni di Angela Merkel e della mia compatriota Theresa May.

Dove possiamo reperire ulteriori informazioni su di lei?  

Ho scritto diversi libri sulla mia vita e sulla mia carriera politica. Il più famoso è Gli Anni di Downing Street, che è stato pubblicato anche in Italia. Mi dicono che nelle librerie italiane ormai non si trova più, ma sono certe che potrete reperirlo facilmente tramite il sistema bibliotecario (udite udite, un servizio pubblico che fa stranamente qualcosa di utile). Inoltre, è stata recentemente pubblicata una raccolta di alcune mie orazioni, intitolata The Lady is not for Turning. I grandi discorsi di Margaret Thatcher. Per chi volesse, invece, andare più in profondità, il sito della Margaret Thatcher Foundation contiene un archivio digitale di documenti governativi, discorsi, interviste, foto e video riguardanti la mia attività politica (tutto in inglese, ovviamente). Potete trovare anche una biografia essenziale e leggere alcuni documenti chiave del mio percorso. Il sito ha una struttura un po’ rozza e poco accattivante, ma sono sicura che sarà migliorato col tempo e dovrebbe convincere anche i miei oppositori, dato che cerca di presentare punti di vista diversi sulla mia figura.

Cara signora Thatcher, la ringraziamo per questa illuminante intervista e la auguriamo ancora un buon compleanno; ma non privatizzi anche quello, mi raccomando!