Interviste

12 febbraio 2019

Intervista a Luca Argentero: “diventiamo eroi del quotidiano, basta nasconderci dietro maschere digitali”

di Anna Martellato
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Intervista a Luca Argentero: “diventiamo eroi del quotidiano, basta nasconderci dietro maschere digitali”

Copperman, “uomo di rame”. Come il materiale dell’armatura che indossa Anselmo (Luca Argentero), il protagonista di questa storia e che lo rende un supereroe buono. Niente forza bionica e voli pindarici alla Iron Man, ma coraggio per aggiustare le cose che non vanno attorno a noi.

Ci sono due modi di indossare un’armatura: per elevarci, darci il coraggio che serve per diventare una versione “supereroica” di noi stessi, come fa Anselmo; oppure per nasconderci. Magari dietro una tastiera, cercando di essere ciò che non siamo, maschere digitali dietro cui ci rifugiamo da noi stessi.

Ecco allora l’invito di Copperman: rovesciare questa maschera, renderla armatura positiva per diventare davvero eroi del nostro quotidiano. E fare di tutto per cambiare ciò che non va, nel nostro piccolo. Come Copperman.

È una rivelazione il film di Eros Puglielli, al cinema dal 7 febbraio e distribuito da Notorious Pictures. Copperman incanta e commuove, perché è una fiaba (tutta italiana e che niente ha da invidiare a pellicole hollywoodiane) che tocca le corde dell’anima e ci fa riflettere. Su molte cose.

Il film è uno di quelli da non perdere, il cui ritmo scorre veloce come il battito del cuore generoso di Anselmo, il protagonista interpretato da Argentero. Un ragazzo umile, di una purezza che ci ricorda un po’ quella di Forrest Gump: fin da bambino Anselmo soffre di un ritardo mentale che gli fa vivere ogni esperienza con una visione unica. È speciale, come gli ripete sempre la mamma (Galatea Ranzi) e come ha capito Titti (Antonia Truppo), conosciuta a scuola alle 10 e 34 minuti e 12 secondi di un giorno di tanto tempo prima e poi inghiottita da un’assenza troppo lunga. E poi c’è Silvano (Tommaso Ragno), il fabbro del paese, arrivato non si sa da dove, suo padre putativo e mentore. Uno che ha poche parole e una pistola. E che è diventato suo amico dalle 11 e 47 minuti del 12 aprile 1991. Grazie a lui, Anselmo-Luca Argentero diventa Copperman.

Noi lo abbiamo intervistato. Perché una magia questo film l’ha già fatta: quella di emanare una luce, una “vibrazione positiva” necessaria in questo particolare momento storico.

Perché hai accettato questo ruolo? Cosa ti ha convinto di questo personaggio?

Ho accettato perché è un’occasione rara, forse unica, per affrontare un personaggio complesso come quello di Anselmo… e perché la storia ha una vibrazione positiva che sento necessaria in questo particolare momento storico.

Il fabbro del paese, Silvano, è padre putativo e mentore di Anselmo. Quanto sono importanti questi mentori nella nostra vita? C’è stata una persona speciale come Silvano che ha dato una svolta alla tua vita? Se sì, ci puoi raccontare?

Importantissimi! È fondamentale avere un punto di riferimento negli anni della formazione e io sono stato molto fortunato ad avere dei genitori che mi hanno sempre ascoltato, incoraggiato e supportato nelle mie scelte. Sono loro il mio punto di riferimento.

C’è un grande amore di Anselmo, Titti, conosciuta quando era un bambino a scuola e che poi scompare nel nulla. Questo è un insoluto nella vita di Anselmo. Cos’è per te l’amore?

L’amore è prendersi cura di qualcuno.

Il tema dell’autismo. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel discorso di fine anno ha mostrato il quadro donato dal centro di cura per l’autismo di Verona: il presidente si era commosso, quando l’ha visitato poche settimane prima. Noi di App al Cinema abbiamo già investigato su cosa c’è di vero nei film sull’argomento. Tu hai mai avuto esperienze e/o contatto con persone con autismo?

Si, per preparare il film ci siamo confrontati con Aita, un’associazione romana che si occupa di questa realtà e abbiamo avuto la fortuna di condividere il nostro tempo con alcuni ragazzi, di parlare con medici e genitori.

Da bambino qual era il tuo supereroe preferito e perché?

Ero pazzo di Indiana Jones e leggevo Dylan Dog. Non c’è un vero perché, erano i miei preferiti e basta…

Che cosa faresti oggi se avessi dei superpoteri?

Dopo aver eliminato le principali ingiustizie e diseguaglianze presenti sul pianeta, mi concentrerei sulla mia scarsa attitudine al volo…

Le armature ci rendono supereroi, ma anche nascondono, come delle maschere. Noi, uomini e donne di oggi, da che cosa ci nascondiamo, quali sono le nostre armature nei confronti del mondo?

Purtroppo credo ci si nasconda sempre più spesso da noi stessi. Indossiamo una “maschera digitale” e ci confrontiamo sempre meno con gli altri, nascondendoci dietro una tastiera per paura di non risultare abbastanza interessanti dal vivo.

Perché la figura del supereroe (dall’universo Marvel a Copperman) è tornato tanto alla ribalta?

Perché sono favole moderne che parlando per archetipi riescono a comunicare con tutti, chiunque riesce a trovare un punto di contatto con la storia. Come succede nelle fiabe.

Qual è la lezione di Anselmo?

Nessuna lezione, solo un invito ad essere supereroi quotidiani, a credere di poter cambiare la propria vita e il proprio mondo, con coraggio e senza paura del giudizio degli altri.

Si può dire che oggi tutti vogliono essere sopra la media. Tutti devono essere bravi, tutti devono essere dei geni. Tutti devono essere “super.” Cosa ne pensi di questa società?

Credo che ogni caso parli per sé. Io credo che molti invece vivano una vita armoniosa ed equilibrata, io almeno ci provo: confrontarsi con i ritmi odierni non è semplice, bisogna cercare di trovare il proprio e di godersi il proprio tempo con serenità, cercando però di rimanere attivi e creativi.