Interviste

21 giugno 2018

La “santa ribellione” di Una vita spericolata – Intervista al regista Marco Ponti

di Anna Martellato
Continua a leggere
La “santa ribellione” di Una vita spericolata – Intervista al regista Marco Ponti

Santa Maradona? No, santa ribellione: con sangue, sesso e molto Rock’n’Roll anni ’70.
È quello che ci insegna Una vita spericolata, dal 21 giugno con 01Distribution nelle sale.

Una vita spericolata racconta la storia di Roberto Rossi (Lorenzo Richelmy), un meccanico che vive in un piccolo paese praticamente abbandonato, che trasforma una richiesta di prestito negata dalla banca in una rapina con tanto di ostaggio. La fuga conseguente lo vedrà protagonista con l’amico BB (Eugenio Franceschini) e con Soledad (Matilda De Angelis), una teenager superstar.

Ma cosa ne dice il regista Marco Ponti dietro a questa nuova pellicola?

Di cosa parla il film? Ma soprattutto: qual è il genere?
È una commedia d’azione. È un genere che non si produce qui in Italia, una road movie che parte dal profondo Nord, sui monti al confine con la Francia, e finisce nel fondo del tacco della Puglia. La fuga vede protagonisti due ragazzi e una ragazza inseguiti da tutti i cattivi possibili immaginabili.

Una classica storia, quindi, dove ci sono i buoni e i cattivi.
I buoni in questo caso hanno rubato rocambolescamente in banca 20 milioni di euro, e fuggono con tutti i soldi. Ma ogni volta che vanno da qualche parte li regalano: se comprano una macchina la pagano 300mila euro, se vanno a far colazione si comprano il locale. Quindi mano a mano che fuggono, tutti quelli che li incontrano fanno il tifo per loro. Per cui anche se la ragazza apparentemente fa la parte dell’ostaggio la gente fa amicizia e si fa con lei i selfie. Tutti parteggiano per loro e non per la polizia. Perché in realtà loro sono i buoni.

L’idea da dove nasce?
Nasce dal fare un film di avventura. Senza regole, senza nessun tipo di riferimento ai film contemporanei, un film molto anni ’70 di stampo americano, dove c’è il singolo contro lo Stato e contro tutti. C’è una storia d’amore, ma a tre: quindi per definizione il lieto fine non è canonico. Ci sono morti ammazzati in una quantità esorbitante: sangue, sesso e molto Rock’n’Roll. La colonna sonora, tanto per dare un’idea, l’ha suonata il chitarrista dei Rage Against the Machine Tom Morello: più rock di così…

Ti sarai divertito moltissimo a girare questo film.
Per niente. La verità è che non ci si diverte mai. Quando lavori a un film dove ti impegni così tanto, soprattutto in condizioni estreme come un road movie, quindi per strada con macchine che si cappottano e pistole che sparano, sei concentratissimo. Mi diverto adesso, che il film è ultimato. Quando l’ho visto la prima volta completo, alla fine mi son detto: “Che strano”…

Che strano cosa?
Che strano che me l’abbiano fatto fare!

Commedia, action, anni ’70. Qual è l’obiettivo di questo mix esplosivo?
Non c’è nessuna volontà di incasellare un’opera all’interno di altre opere: quello non mi interessa. È stato più uno slancio personale di prendere dei personaggi che mi stanno a cuore e affidarli ad attori che mi piacevano. Avevo voglia di lavorare con questi ragazzi: lei è Matilda de Angelis, che ha fatto Veloce come il vento; c’è Lorenzo Richelmy, che ha fatto Marco Polo su Netflix; e c’è Eugenio Franceschini con il quale ho lavorato ad altri due film, e con lui sono in buona sintonia. Questo film è un ritorno alle prime pellicole che ho girato. Forse dopo film romantici sulla famiglia, che sono dei temi che a me stanno veramente a cuore, c’era bisogno di dare voce a dell’altro: il dark side. Se parliamo degli anni Settanta parliamo di film che hanno dei valori: l’amicizia, la ribellione, lo slancio anarchico, il viaggio come soluzione, il non cedere mai alle regole, il tentare di fuggire contro tutto e contro tutti. Dato che voglio bene ai miei personaggi c’è un lieto fine, ma sarò un lieto fine sgangherato.

Oggi abbiamo bisogno di ribellione?
Mi sembra il minimo. Anzi, di una “santa ribellione” e un po’ di anarchia. Come diceva Fabrizio De Andrè l’anarchia è darti le regole prima che te le diano gli altri. In questo caso i personaggi hanno un’etica molto forte, però sono degli sconfitti a priori. Nell’inquadratura iniziale del film capisci dove abitano, un paese dimenticato da Dio. Capisci subito che da lì devi scappare.