Interviste

20 aprile 2017

L’amore? Il “metabolismo della vita”. Intervista a Umberto Galimberti

di Anna Martellato
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L’amore? Il “metabolismo della vita”. Intervista a Umberto Galimberti

La filosofia serve ancora a qualcosa? Oppure sono solo “scartoffie” da intellettuali, domande vecchie e stantie e a cui oltre duemila anni di filosofia e di filosofi hanno già trovato risposte?

Oppure. Oppure la filosofia segue il cambiare dei tempi, trova nuove domande, discute, elabora e afferma nuove risposte, per nuovi problemi, nuovi crucci che assillano l’uomo moderno? Complice l’uscita oggi al cinema di Le cose che verranno (Satine Film) con una grande Isabelle Huppert nei panni di una professoressa di filosofia lasciata dal marito (per la quale la filosofia non è solo lavoro ma uno stile di vita), ci siamo fatti questa domanda: la filosofia può avere un senso, per noi, oggi? Noi che siamo ipertecnologici, noi che abbiamo amori usa e getta, noi che viviamo in rete?

Non trovando da soli la risposta, abbiamo posto la domanda a Umberto Galimberti, uno dei massimi filosofi viventi, sociologo, giornalista.

Professore, per l’uomo di oggi la filosofia ha ancora un senso o è materia per studenti?

Altroché. La filosofia ha un duplice senso. Primo: descrivere la realtà al di là delle descrizioni diffuse (che i greci antichi chiamavano opinioni), rispetto a come la realtà sta davvero.

Tutti siamo persuasi di vivere in una realtà tecnologica, ma continuiamo a pensare attraverso un’idea antica, ovvero che la tecnica sia uno strumento nelle mani dell’uomo, mentre la tecnica è ormai diventata il nostro ambiente, il nostro mondo. Quindi la domanda non è più “cosa possiamo fare con la tecnica”, ma “cosa la tecnica può fare di noi”. Se non si arriva a questo passaggio la gente pensa di usare la tecnica, ma la tecnica è il mondo. E il rischio è quello di non conoscere più il mondo reale, visto che abitiamo solo quello virtuale, tendenzialmente. 

Secondo: atteggiamento critico. Purtroppo questo risulta più deficitario nella nostra cultura. Perché a scuola non si abituano più gli studenti ad essere critici. La critica non è criticare; la critica è esprimere, verificare se ciò che si dice, se ciò che si pensa, se le opinioni diffuse, se gli atti di fede hanno un fondamento oppure no. Se dimettiamo l’atteggiamento critico allora diventiamo delle pecore che colgono tutto quello che ha una maggior rilevanza nell’opinione pubblica, a prescindere dal fatto che sia vero o falso, fondato o infondato.

Nella piazza sociale non appena ti azzardi a dire qualcosa contro il gregge sei assalito con una brutalità che nel mondo reale forse non si scatenerebbe…

Sotto questo profilo il mondo virtuale è un mondo estremamente aggressivo perché avvantaggiato dall’anonimato, avvantaggiato dal fatto che la persona che insulto non è davanti a me, avvantaggiato dal fatto che non ospita alcuna riflessione perché è una risposta immediata, spontanea viscerale, cattiva. Tutto questo non fa che alimentare le cattive maniere e questo è un danno; ma soprattutto ti avvelena l’anima. E dopo tu diventi un uomo dall’anima avvelenata che non sopporta altre considerazioni che non siano quelle che già tu pensi. Anche qui la filosofia gioca un ruolo fondamentale. Le tue idee cosa sono, idee pigre, sono abitudini mentali? Forse non vanno più bene man mano che il mondo cambia. E tu non puoi appellarti a loro come quando i vecchi dicono “ai miei tempi”, o “i miei principî”. Sono solo idee pigre che non sono mai state all’altezza del cambiamento del mondo.

L’amore. La protagonista del film, una docente di filosofia, è lasciata dal marito e deve trovare un nuovo senso alla sua vita. Oggi nella società liquida (o cementificata, come lei stesso la definì durante il suo intervento al Festival della Bellezza di Verona, dove sarà anche quest’anno), quando si ha a che fare con l’amore la filosofia può aiutarci?

Prima di tutto dobbiamo eliminare quei prodi romantici di cui ci hanno riempito la testa. L’amore è una dimensione folle, una dimensione in cui non sono padrone di me stesso. Psiche è visitata da Amore in una notte buia. Amore si alimenta di passioni e le passioni non si governano. L’amore è il contatto con la nostra follia. Lo dimostra il fatto che quando una persona sceglie un compagno sbagliato e qualcuno glielo fa notare, i suoi amici, i suoi genitori, quello risponde “sì lo so che è una persona che non va bene per me, ma io non posso farci niente”. Ecco, più pazzi di così non si può essere.

Tuttavia dobbiamo dire che la vita sta in piedi esclusivamente se c’è in circolazione dell’amore. Sono convinto che i vecchi muoiano prima perché nessuno li ama più. Perché la vita sta in piedi solo sulla base dell’amore. Freud a questo proposito è chiarissimo. Eros o Thanatos, amore o morte. D’altra parte anche etimologicamente l’amore cos’è, se non “toglimento di morte”? A-mors. Ciascuno di noi vive se un amore lo circonda. Perché l’uomo innanzitutto è un animale sociale. E qual è la forma più intima della socialità se non la relazione amorosa duale? Tant’è che Aristotele dice che Dio non è felice, non può essere felice perché è monacòs, è solo. L’amore bisogna comunque farlo, bisogna comunque trovarlo. Bisogna entrare e uscire dalle storie d’amore. Che anche le storie che vanno male non sono sprecate perché il nostro io si è trasformato durante quella storia e non siamo più quelli che eravamo prima. Per cui l’amore è la macchina del cambiamento, è il metabolismo della vita.