Interviste

4 giugno 2018

Lo sport cambia la vita, non solo nei film – con Francesca Porcellato

di Anna Martellato
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L’autista del camion, facendo manovra, credeva fosse una bambola. Non aveva capito che quella bambola dalla pelle di porcellana e i capelli rossi era una bambina vera, di soli diciotto mesi.
Quel giorno la vita di Francesca Porcellato cambiò per sempre perché fu privata dall’uso delle gambe: è paraplegica. Ma se credete che questo l’abbia fermata, vi sbagliate di grosso.

Classe 1970, originaria di Castelfranco Veneto e oggi residente a Valeggio sul Mincio (Verona), Francesca è lontana dai riflettori della popolarità mediatica, ma la sua storia, il suo coraggio, la sua forza d’animo non sono meno di esempio di molte altre.

Francesca fa parte di quell’universo di stelle che brillano più di tutte: la rossa volante, così è soprannominata, gareggia sulla sedia a rotelle e dopo le esperienze in atletica e sci di fondo, si è concentrata sulla carriera paraciclistica, gareggiando su handbike nella categoria H3. Nel 2015 ai campionati del mondo su strada di Nottwil (prima partecipazione iridata) si è aggiudicata due medaglie d’oro, nella cronometro e nella gara in linea H3; nella stessa stagione ha vinto un oro e due argenti in eventi di coppa del mondo.
Ai Giochi paralimpici di Rio 2016 ha conquistato due medaglie di bronzo.

“Quando mi hanno dato la prima carrozzina l’unica cosa a cui ho pensato è stata quella di farla andare più veloce che potevo. Ce l’ho fatta”, ha dichiarato.

La versatile atleta paralimpica plurimedagliata ci insegna che ognuno di noi, nel suo piccolo o nel suo grande, può superare tutti gli ostacoli, spezzare le barriere e scavalcare limiti. Lei ci è riuscita grazie allo sport: il 3 giugno era la giornata nazionale a questo dedicata, oltre che a quella mondiale della bicicletta.
Le abbiamo chiesto in che modo lo sport e la bicicletta le abbiano cambiato la vita.

Francesca, in che modo lo sport le ha cambiato la vita?
Lo sport è stato il mio sogno per molto tempo che si è realizzato nel migliore dei modi, regalandomi tante soddisfazioni ed emozioni.
Da impiegata sono passata a fare l’atleta professionista facendo una vita totalmente diversa, scandita da viaggi allenamenti gare e incontri con persone da tutto il mondo, insomma una vita molto particolare e molto interessante.

C’è stato un momento particolare, di “svolta” in cui ha capito che non poteva fare altro?
Sì, c’è stato un momento in cui mi sono chiesta cosa volessi realmente fare nella mia vita, cosa era per me più importante e così ho cambiato tutto, città, lasciato il lavoro e mi sono immersa nella vita sportiva.

Il suo successo più grande, o comunque il momento più bello che ricorderà per sempre?
Molti e tutti indimenticabili. Ma la prima gara vinta, l’oro alla Paralimpiade di Vancouver, argento di Atene sugli 800 metri e il record del mondo della maratona sono cose che occupano un posto particolare nel cuore e nella mente.

I prossimi appuntamenti importanti sono i mondiali di Paraciclismo in agosto e le finali di coppa del mondo in Canada sempre nello stesso mese. Noi facciamo il tifo per lei.
Intanto, rispolveriamo la memoria di come lo sport aiuti a superare le difficoltà con tre film.

Momenti di Gloria, 1981
Un film, quello di Hugh Hudson, che ha fatto storia e che nel 1981 ha vinto gli Oscar come miglior film, miglior sceneggiatura, miglior colonna sonora (ve la ricordate, la musica firmata da Vangelis, vero?), migliori costumi. La preparazione atletica, il cameratismo universitario e l’avventura olimpica, a Parigi nel 1924, di due atleti britannici: Eric Liddel, cattolico religiosissimo, che corre per la gloria e la gioia del Signore, e Harold Abrahams, ebreo, che gareggia contro il pregiudizio della società protestante.

Cinderella Man, 2005
Per la regia di Ron Howard, con Russel Crowe e Renée Zellweger, è la storia di Jim Braddock, ex campione del mondo dei pesi massimi che negli anni 30 tornò sul ring dopo il suo ritiro nel tentativo di guadagnare quanto necessario a supportare la sua famiglia durante la Grande Depressione.

Con le ruote per terra, 2010
Di Andrea Boretti e Carlo Prevosti, racconta dei sogni di un ragazzo che si trova a sfidare delle rappresentative di suoi pari per conquistare il titolo di campione d’Europa. Sembrerebbe una storia come tante, se solo non fosse per il fatto che il ragazzo gioca a basket su una sedia a rotelle. Le dinamiche di gruppo, la voglia di vincere e trascorsi personali si mischiano nella corsa verso il titolo: tra allenamenti e incontri preparatori, questi atleti ci riportano a riscoprire il valore dello sport, riportato al suo stadio originale di competizione e dedizione.