Interviste

12 ottobre 2017

Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Intervista a Mario Sechi

di Anna Martellato
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Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Intervista a Mario Sechi

12 ottobre 1492: Cristoforo Colombo scopre l’America. 12 ottobre 2017: 525 anni dopo gli americani scoprono che Colombo non era un eroe bensì un imperialista, un colonizzatore che ha inaugurato il genocidio dei nativi d’America. Un saltino indietro di qualche secolo, al 1861: inizia la Guerra di secessione americana. Anche qui, 156 anni dopo, una mattina, gli americani guardano le statue di Robert Edward Lee o “Stonewall” Jackson e pensano che non è giusto celebrare gli abili strateghi militari perché altro non erano che schiavisti violenti.

L’America inizia a fare i conti con la sua storia. Riflette sui guai incarnati nelle statue sudiste, secessioniste o di Cristoforo Colombo a cui è dedicato il Columbus Day. Una giornata di celebrazioni, ogni secondo lunedì di ottobre, per ricordare quell’impresa mastodontica che lo portò a scoprire un nuovo continente, il Nuovo Mondo. Non quest’anno, salvo i bei discorsi del presidente Trump che s’affretta a sottolineare i forti rapporti con l’Italia. Le statue – oggetto di delibere amministrative – sono state destituite, abbattute a colpi di martello, imbrattate. Spostatevi, che dobbiamo aggiustare la storia.

Abbiamo scavato nell’inconscio americano con una delle menti più lucide, nonché penna tra le più affilate del panorama giornalistico italiano: Mario Sechi, giornalista di politica nazionale e internazionale per Il Foglio, Mix24, Radio 24 e titolare di List, una boutique editoriale indipendente.

In America stiamo assistendo alla rimozione di centinaia di monumenti e targhe della Guerra Civile. Dalle statue secessioniste a Cristoforo Colombo il passo è stato breve: perché?
L’America è impazzita. È in preda a un impazzimento che non è di tutti gli americani, ma si sta propagando sul sistema politico culturale americano.

Cioè?
È la cultura liberal delle università americane, quella dei Campus, egemonizzati da una cultura oltre la sinistra e domina il politicamente corretto: un’ideologia vera e propria che si è sostituita a tutti gli “-ismi”. Non avendo il suffisso “-ismo” questa cultura sopravvive, perché nessuno pensa di eliminarla. È “solo” il politicamente corretto.

Il risultato di questa ideologia del politicamente corretto qual è?
Una cultura a un’unica dimensione dove sostanzialmente tutto ciò che è deviato o deviante rispetto a questa ideologia viene cancellato. È una cultura iconoclasta. In questa iconoclastia la figura dei generali sudisti, degli schiavisti, non viene consegnata alla memoria storica, e quindi alla riflessione culturale, al pacifico guardarsi dentro. L’ideologia totalizzante diventa un buon motivo per cancellare tutti i simboli del nemico.
Colombo farà la stessa fine.

Quali sono le colpe di Colombo?
Churchill diceva di Colombo che i socialisti sono come lui: “Partono senza sapere dove stanno andando, quando arrivano non sanno dove sono e tutto questo con i soldi degli altri”. È l’unico torto di Colombo. Altrimenti cosa vogliamo dire? Che è colpa di Colombo la secessione spagnola, Cortés e dunque il genocidio? Be’, allora gli americani dovrebbero guardarsi un po’ attorno e interrogarsi che cosa ha fatto l’America durante le guerre. È l’umanità che è così: Colombo non era un depravato che voleva la fine delle civiltà native americane o Truman ha sganciato l’atomica perché gli piaceva annichilire i giapponesi a tutti i costi perché gli erano antipatici.

Questo cosa c’entra con l’ideologia libera dei campus “politically correct”?
Perché tutto parte da lì. L’ideologia libera dei campus si è poi propagata nella società americana, che però governa i media, e questo è molto importante. I media sono dominati dalla stessa ideologia, e non solo in America anche in Europa e anche nel piccolo mainstream italiano è dominato da questa dimensione della realtà. In America questa dimensione si è propagata pericolosamente al Partito Democratico. Con l’arrivo di Trump che ha vinto le elezioni il Pd americano è completamente andato in pappa. Sono finiti in una spirale di odio e campagne mediatiche avariate, di cui anche la questione dei simboli di Colombo e dei generali sudisti fa parte.

L’esito qual è?
L’esito è il problema: ovvero come si cura la società americana. Come introdurre il pluralismo nei campus americani? Come fare affinché il Pd torni ad essere un partito per tutti e non per una fazione rissosa e culturalmente manichea? È incredibile. È questo il punto vero. Noi italiani avremmo dovuto sollevare una protesta ufficiale, che però non si è vista. Il presidente del consiglio non ha parlato: ragazzi, c’è di mezzo Colombo, vogliono togliere la statua al Columbus Circle, a New York! Se continuiamo così, di questo passo dovremmo cancellare un sacco di figure americane in Italia e tutti dovremmo rivedere la storia: ma allora non si finisce più.

È giusto rileggere la storia correttamente oppure si tratta di un revisionismo illegittimo?
Il problema è proprio quello. Nessuno è uno stinco di santo: chi è senza peccato scagli la prima pietra. Stiamo attenti: in guerra succede di tutto. E la storia ci insegna che è successo di tutto.

Perché proprio oggi? Trump c’entra qualcosa?
Trump è un terremoto: è la fine di quel mondo, è la sua nemesi. Dopo otto anni di Obama abbiamo un’America divisa come non mai. Ci si dovrebbe interrogare su tutto quello che è stato fatto prima di Trump, ma invece no: il problema è Trump in sé. Questa cultura che non si guarda dentro e non vede i propri limiti e vede nell’altro un nemico fino a voler distrugge i presunti simboli sarà perdente a lungo. Piccolo particolare: il popolo americano della middle class che non sa come sbarcare il lunario non riesce a mandare i figli al Campus. Le masse poi sono più numerose. Quindi la classe ricca, l’élite che domina nelle città cosmopolite in realtà perderà sempre nel cuore del paese. La storia di Colombo e dei simboli sudisti ci insegna molto sullo stato dell’arte della contemporaneità, sull’essenza del problema. Che si porta dietro tutto il resto: la Brexit, Macron e tutto quanto. Alla storia di Colombo e dei generali sudisti ci si potrebbe appendere l’intero quadro della contemporaneità.

Storia, statue, colonialismo e memoria. Se non volete perdervi l’abbinata, il cinema ci racconta il suo punto di vista sulla storia. Ecco tre film che spaziano negli argomenti che abbiamo trattato. Da non perdere.

1492 – La conquista del paradiso. Questo film del 1992, diretto da Ridley Scott, è stato realizzato in occasione del 500esimo anniversario della scoperta dell’America e vede Gérard Depardieu nei panni del celebre navigatore italiano. Il film è un vero e proprio omaggio alla scoperta delle Americhe. La storia è storia, ed è quella che è narrata nel film: siamo nel 1492 e Cristoforo Colombo riesce a fare approvare alla Regina Isabella di Castiglia il suo progetto, che consiste nel raggiungere le Indie viaggiando verso occidente. Così, il 3 agosto, le tre caravelle salpano da Palos alla volta delle Indie. Tempo dopo, il 12 ottobre, Colombo sbarca sull’Isola di Guanahani. Questo film si è aggiudicato una nomination per la miglior colonna sonora originale a Vangelis.

Mission. Il film, vincitore della Palma d’Oro al 39esimo Festival di Cannes e con una delle più struggenti colonne sonore firmata Ennio Morricone, è stato diretto da Roland Joffé nel 1986. Narra la storia di Padre Gabriel, primo missionario gesuita che si arrampica sulle cascate e grazie alla musica del suo oboe riesce ad avvicinarsi amichevolmente alla tribù di Indios, ancora allo stato selvaggio. Il film si basa su eventi realmente accaduti in seguito al Trattato di Madrid del 1750: il Regno di Spagna era obbligato a cedere parte delle terre gesuite in Paraguay alla corona del Portogallo. Una curiosità: il narratore, Altamirano, che nel film affronta eventi già verificatisi, corrisponde alla figura storica del padre gesuita andaluso Lope Luis Altamirano, inviato in Paraguay nel 1752 con l’ordine di organizzare il trasferimento dei territori dalla Spagna al Portogallo.

L’ultimo dei Mohicani. Questo film entrato a ragione dell’immaginario collettivo dei film più belli della storia del cinema è girato nel 1992 ed è diretto da Michael Mann. Siamo nel 1757, nel Nord America: durante la guerra detta Guerra franco-indiana tra i francesi e gli inglesi per il possesso delle colonie del Nord America (il teatro americano della Guerra dei sette anni) si svolgono le vicende di una famiglia di indiani d’America composta da Chingachgook, suo figlio Uncas e il bianco Nathan, detto Longue Carabine; quest’ultimo era stato adottato da Chingachgook in quanto orfano dei genitori inglesi. È stato classificato al 17esimo posto tra i film di maggior incasso del 1992 negli Stati Uniti. Il film è stato lodato da parte della critica e ha registrato un successo pressoché universale durante la sua corsa al botteghino.