Interviste

2 maggio 2018

Storia (e ambizioni) di una ballerina alla Juilliard: Lidia Caricasole

di Anna Martellato
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Storia (e ambizioni) di una ballerina alla Juilliard: Lidia Caricasole

Passione, grinta, armonia, eleganza, eccellenza. In punte di gesso. È la favola di Lidia Caricasole, ballerina italiana alla Juilliard School di New York.
Una favola diventata realtà grazie a una vera e propria operazione di mecenatismo a firma di Pasqua, nota casa vitivinicola veronese.

La ballerina è entrata alla Juilliard School di New York, la scuola di arti, musica e spettacolo più celebre al mondo ed è l’unica ballerina italiana alla sbarra del Lincoln Center: ha potuto coronare un’ambizione grazie al suo talento, al crowdfunding e al buon vino dai vigneti Pasqua, realtà che l’ha sostenuta affinché il suo sogno si realizzasse.

Non solo Lidia: anche Diego Rossi, 32 anni, è partito alla volta di Milano grazie a questa operazione di mecenatismo, dove oggi è uno dei talenti più in auge della ristorazione milanese; e Giorgia Fincato, artista eclettica, ha intrapreso il suo percorso artistico tra Roma e New York.
Tutti e tre audaci, coraggiosi e innovatori, che sognano alla grande e che da Verona e dal Veneto sono partiti per la loro strada, trasformando le ambizioni in progetti di vita vera.

Lidia, classe 1997, danza da quando aveva 5 anni. Nulla è facile: per accedere alla Juilliard si deve passare un’audizione, che non ha portato il risultato sperato. Ma se è vero che nulla è facile è altrettanto vero che nulla è impossibile, per chi è tenace come lei: decide di riprovare. Dopo un altro anno di duro lavoro, torna a NYC ancora più determinata. Nuova audizione. E questa volta è un grande successo. I costi per sostenere il percorso accademico sono molto onerosi e per questo Lidia cerca un mecenate. L’incontro con Pasqua e l’idea di chi vede oltre i propri confini, in modo non convenzionale, ha fatto il resto.

Oggi Lidia è una delle 12 ragazze della classe 2021 della Juilliard School di New York..

Ma com’è la vita di una ballerina alla Juilliard? Come quella dei film, da Save the last dance, a Il ritmo del successo, a Il Cigno nero?

Qual è stato il momento in cui hai capito che la danza sarebbe stata la tua vita?
Fin da piccola ho capito che la danza sarebbe stata vitale nel mio percorso. A 13 anni ancora non ero certa se praticarla come professione, ma l’impegno che vi dedicavo era comunque di rilievo. Col passare degli anni ho visto molti studenti della mia scuola di danza partire per svariate mete proseguendo il loro percorso di studi, e ciò ha certamente influenzato la mia motivazione a progetti per il futuro. Uno degli studenti è stato ammesso alla Juilliard e da lì ho deciso di metterci il massimo dell’impegno per raggiungere lo stesso obiettivo, è diventato il mio modello. È stata inoltre la fiducia che i miei insegnanti hanno dimostrato nei miei confronti ad avermi fortemente spinta a questa decisione, a loro devo molto. E i miei genitori che non mi hanno mai contrariata ma hanno invece supportato la mia motivazione. La carriera di un ballerino ad ogni modo non è molto lunga, perciò sapevo di dover scegliere la danza “ora o mai più”. Ho scelto “ora”, non escludendo di poter cambiare direzione in futuro.

Cosa ha significato per te realizzare il tuo sogno Oltreoceano?
Coronare il mio sogno è stato un concentrato di  soddisfazioni. Soddisfazione per non aver mollato dopo non essere stata ammessa al primo tentativo. Certamente anche per aver ricevuto questa grande opportunità e guadagnato fiducia da parte della commissione alla Juilliard. Indubbiamente soddisfazione per non aver smesso di lavorare una volta ammessa, ma invece aver continuato a cercare supporto economico e poter effettivamente frequentare almeno il primo anno di studi: lavoro che è tuttora in corso e che richiede tante energie.

Molti film (come Il cigno nero) mostrano un mondo della danza duro e competitivo: è così?
Il mondo della danza è molto competitivo, ma dipende molto anche dall’ambiente. Nella danza classica lo è in particolare perché vi sono dei canoni precisi da rispettare. Io mi trovo in un ambiente che offre un training classico ma che è maggiormente dedicato alla danza moderna e contemporanea. Di conseguenza, nel momento in cui entri nella porta della Juilliard sai di non trovare nessuno come te, di avere qualità diverse da chiunque altro. Questo diminuisce la competitività, perché sappiamo di non dover competere per qualità che non ci sono abituali, ma di poter lavorare su ciò che ci distingue dagli altri.

Com’è la vita per una ballerina alla prestigiosa Juilliard School? Raccontaci una tua giornata tipo.
Una giornata tipo alla Juilliard? È tutto fuorché tranquilla. C’è una lezione teorica al mattino, due lezioni di danza, poi pausa pranzo di 50 minuti, un’altra lezione e infine prove, talvolta fino alle 22 o 23. Tutto ciò si ripete per mesi e mesi, e non nascondo di cominciare a sentire un po’ di stanchezza, ora che l’anno è quasi al termine. Ma l’anno prossimo si promette essere ancora più impegnativo: non si scherza!

Il ruolo a cui ambisci e che ti piacerebbe interpretare, e perché.
Io mi sto dedicando alla danza contemporanea e lì non ci sono ruoli. Non ho mai voluto diventare una ballerina classica perché sapevo di non avere “le carte in regola” per diventare una prima ballerina, e certamente non era tra le mie preferenze interpretare il cignetto in terza fila del corpo di ballo.

Progetti per il futuro?
Al momento sto ancora cercando di capire se economicamente mi sarà possibile frequentare i prossimi tre anni qui alla Juilliard. La retta è più salata del Mar Nero e fin dal primo giorno non ho smesso di lavorare con le mie sorelle per cercare sponsorizzazioni o donazioni da parte di persone che credono nel mio percorso. Lo Stato e l’Unione Europea non supporta corsi di studio inerenti alle arti dello spettacolo, specialmente se negli Stati Uniti, specialmente non la danza. Ipotizzando di poter finire gli studi qui alla Juilliard il mio obiettivo sarebbe poi ballare in compagnia per alcuni anni e infine sfruttare al massimo ciò che ho imparato. Mi piacerebbe contribuire nel rendere l’Italia un posto più accogliente per la danza, così come lo è per altre forme d’arte che ospita. È un progetto a lungo termine e non so dove mi porterà il destino nel frattempo, ma continuo a crederci.

Cosa consigli a chi coltiva il sogno della danza?
A chi è appassionato di danza consiglio di non demoralizzarsi e di lavorare duro per ogni singolo obiettivo. Consiglio inoltre di non aver paura di lasciare l’Italia, perché ci sono posti là fuori dove il talento è riconosciuto, e dove lo si può coltivare con una prospettiva. E poi un giorno ci ritroveremo tutti a un tavolo per progettare il cambiamento in Italia.

A proposito di danza e balletto, domani 3 maggio, potrete ammirare Manon in molte sale italiane, in diretta dalla Royal Opera House di Londra.

Oltre a questo evento imperdibile, celebriamo questa disciplina con i tre film che abbiamo nominato!

Save the last dance (2001)
Film del 2001 di Thomas Carter, con Julia Stiles e Sean Patrick Thomas. Sara, una ragazza bianca della piccola borghesia del midwest decide di trasferirsi a Chicago per coltivare il suo sogno di diventare ballerina di danza classica. Nella capitale dell’Illinois vive anche il suo nuovo fidanzato Derek, un ragazzo nero con un passato da criminale, re incontrastato dei locali notturni che balla ad un altro ritmo: la musica hip hop.

Il ritmo del successo (1999)
Per la regia di Nicholas Hytner, questo film del 1999  racconta le speranze e i sogni di un gruppo di giovani studenti di danza classica tutti protesi al successo. Con dedizione assoluta sacrificano alla loro arte i piaceri quotidiani allenandosi con rigore per superare la dura selezione che li oppone l’uno all’altro.

Il cigno nero (2010)
Darren Aronofsky firma questo thriller psicologico con protagoniste Natalie Portman e Mila Kunis. Uscito nel 2010 Il Cigno Nero è ambientato nel mondo del balletto di New York che segue la storia di Nina (Portman), una ballerina della compagnia di balletto la cui esistenza è completamente assorbita dal ballo. Quando il direttore artistico Leroy (Vincent Cassel) decide di rimpiazzare la prima ballerina Beth Macintyre (Winona Ryder) per la produzione che apre la nuova stagione, Il lago dei cigni, Nina è la sua prima scelta. Ma Nina da sempre a caccia del doppio ruolo che tutti sognano in grado di trasformare una sconosciuta in una star: il Cigno Bianco, delicato e innocente, e il Cigno Nero, che emana una malvagità seducente, ha una concorrente: la nuova ballerina Lily (Mila Kunis). Anche lei in grado di impressionare Leroy…