Interviste

21 novembre 2018

Il valore degli alberi: intervista all’esperto Lucio Montecchio

di Anna Martellato
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Il valore degli alberi: intervista all’esperto Lucio Montecchio

“Questa tragedia può essere girata in un’occasione storica, culturale, sociale, per sentire opinioni diverse e far partecipare in modo attivo chi sta finendo il ciclo di studi o lo ha appena terminato. Sarebbe interessante coinvolgere le nuove leve, forestali appena laureati o ancora studenti, ovvero coloro che qualche anno saranno i gestori domani”.

È amara, la giornata mondiale degli alberi 2018. Perché se subito pensiamo alle chiome verdi sopra le nostre teste, spesso protagoniste anche nel cinema; subito dopo ci ricordiamo di quelli che prima erano boschi e adesso sono campi di guerra. Un’ecatombe di metri cubi di alberi abbattuti dal maltempo. Nel Bellunese, nell’Agordino, nell’Altopiano, nel Cansiglio, nelle valli trentine o friuliane.

Oggi il cuore ci riporta proprio lì, verso quella devastazione di alberi spezzati. Tuttavia, la razionalità ci impone di guardare avanti: lo abbiamo fatto guidati Lucio Montecchio, professore di Patologia Vegetale all’Università di Padova, e che il Financial Times ha soprannominatol’uomo che salva gli alberi dopo aver scoperto il suo blog Alberi Esperti.

Professore, cosa resta da dire e cosa resta da fare?

Resta da dire che è un bene che la Regione Veneto abbia preso il toro per le corna e abbia organizzato una serie di iniziative che saranno coordinate a livello nazionale in modo rapido ed efficiente. Perché in questa fase di confusione in cui ognuno esprime opinioni non sempre fondate avere una regia forte e presente vuol dire evitare che tutto questo legname a terra, che ha un valore importante, venga messo sul mercato depressandolo.

Lei cosa farebbe?

Per fare un bosco di 100 anni ci vogliono 100 anni. Ma non basta raccogliere il legname e piantare nuovi alberi, perché poi il bosco va coltivato: l’autoricostruzione richiederebbe il quadruplo del tempo e le comunità vivono con il legname produttivo. Sarebbe interessante unire gli esperti degli alberi di oggi e quelli di domani che dovranno coltivare il bosco.

Questa devastazione, se non altro, sembra aver risvegliato una “coscienza verde” e l’amore per gli alberi. È d’accordo?

Nessuno odia gli alberi. È più facile che uno odi ragni. Ma non è un amore vero: se li amassimo non infieriremmo su di loro con la motosega. Consideriamo sia normale potare, invece è un’amputazione. Una ferita che può portare a conseguenze come parassiti e malattie. Quindi va fatto da chi sa cosa sta facendo e può prevederne le conseguenze: va fatto dai “chirurghi” degli alberi.

Gli alberi sono vita. Ci danno aria pulita, ci riconsegnano alla natura. In mezzo a loro scopriamo di sentirci meglio.

È vero, gli alberi infondono una sensazione di benessere. Peccato che non ci ricordiamo nemmeno sotto che albero abbiamo parcheggiato l’auto. Non diamo loro nessun peso, tranne quando sono un costo. Dovremmo pensarci più spesso, perché banalmente quello che stiamo respirando adesso è “fiato d’albero“. L’ossigeno è questo.

Cos’è che non capiamo?

Regolarmente sbagliamo la scelta delle specie rispetto al luogo in cui le piantiamo. Nel nostro immaginario l’albero è una cosa, ma poi scopriamo che per lui non c’è posto. Quando le foglie che cadono vanno a intasare le grondaie, mica eliminiamo i condomini: riduciamo l’albero. Lo castriamo.

Consideriamo un platano un platano, che è diverso da un faggio, non un “albero” qualsiasi. La balena, la scimmia e l’uomo sono mammiferi: sono quindi la stessa cosa? Il problema è che l’albero lo scegliamo per il suo aspetto fisico. Ma ci sono altri criteri, soprattutto ogni albero ha le sue necessità: come il tipo di suolo, l’irrigazione e la fertilizzazione, che migliorano la qualità di vita dell’albero.

E di questa giornata mondiale cosa ne pensa?

Festeggiamo l’albero, è una cosa molto bella, ma è un po’ come Festa della Donna. Arriva mezzanotte e poi ce ne dimentichiamo.
Il rituale va benissimo, perché facciamo cose anche simpatiche. Come gli alberelli regalati a bimbi… Ma poi? Dove vengono piantati? In posti che non vanno bene, e se sopravvivono sono fortunati.

Qual è il suo suggerimento agli amministratori?

Che si dotino di esperti. Ci sono centinaia di neolaureati in Botanica, Scienze Forestali e Agraria che sono disponibili. C’è poco coinvolgimento di esperti di piante nel piano urbano oggi, tolti i grandi esempi che hanno dei piani di gestione del verde di lungo periodo, dove c’è progettualità.
L’Italia però non è fatta solo di tre, quattro metropoli: è fatta di città, paesi e paesetti. Dove il verde urbano è spesso seguito dall’ufficio smaltimento rifiuti senza una scelta tecnica botanica scientifica. E poi ci troviamo con pini marittimi a lato delle strade le cui radici sollevano l’asfalto. Purtroppo è opinione diffusa che non serva un laureato ad occuparsi del verde, perché un albero è una cosa semplice. Ma un esperto ti permette di coltivarlo e farlo crescere in modo efficiente.

Nel nostro piccolo cosa possiamo fare?

Possiamo avvicinarci al mondo delle piante con umiltà, scegliere la pianta per il nostro giardino o il nostro balcone con consapevolezza e concedere a quella pianta di svilupparsi secondo il suo ritmo.
Se abiti in un appartamento non ti compri un cavallo, giusto? Così se hai un giardino piccolo servono alberi piccoli.
Non c’è scritto da nessuna parte che dobbiamo piantare un albero: ma se lo facciamo deve essere una scelta consapevole.

Anche il cinema si è accorto della bellezza degli alberi. A volte sono solo un luogo (cult), altre sono i protagonisti, altre ancora possono essere la soluzione a un dramma. Tre film, tre storie, tre modi di vedere e apprezzare gli alberi.

Vertigo – La donna che visse due volte (1958)
Un capolavoro, questo film di Alfred Hitchcock del 1958, con inquadrature e luoghi cult che hanno fatto la storia del cinema. Come lo Yosemite Park, il celebre parco delle sequoie, dove John e Madeline confessano il loro reciproco amore. Anche il bosco di sequoie è una sorta di similitudine che il cineasta ha utilizzato per comunicare un significato sotteso: alberi verdi (come verde è il colore scelto da Hitchcock quando John “trasforma” Judy nella defunta Madeline) e sempreverdi, ovvero sempre vivi.

The Fountain – L’albero della vita (2006)
L’Albero della Vita, la pianta leggendaria in grado di donare vita eterna a chi beve la sua linfa, che un uomo cerca per salvare dalla morte la donna che ama. Si chiama proprio così il film di Darren Aronofsky che narra di una odissea sulla lotta millenaria di un uomo per salvare l’amore della sua vita. Il suo epico viaggio ha inizio nella Spagna del XVI secolo, dove il conquistador Tomas Creo inizia la sua ricerca dell’Albero della Vita. Tommy Creo cerca disperatamente di trovare una cura per il cancro che sta uccidendo la sua amata moglie Isabel.

The Tree – L’albero (2010)
Un’interessante produzione franco-australiana per questo film presentato al Festival di Cannes nel 2010 diretto da Julie Bertucelli con Charlotte Gainsbourg. Dopo l’improvvisa perdita del padre, Simone, bambina di otto anni, condivide un segreto con la madre Dawn: suo padre le sussurra attraverso le foglie del magnifico albero vicino alla loro casa. Simone si trasferisce nella piccola capanna sui rami dell’albero e si rifiuta di scendere. Sembra che l’albero si schieri dalla parte di Simone, quando i suoi rami iniziano a infilarsi in casa e le radici a distruggerne le fondamenta…

The Tree of Life (2011)
The Tree of Life  racconta la storia di una famiglia del Midwest negli anni ’50 e Terrence Malick, il regista più filosofico del cinema, firma la regia della pellicola. Nel film in cui la natura è onnipresente e protagonista, come insegna Platone. La narrazione è condotta da un cast che in grandezza supera qualsiasi sequoia secolare: Brad Pitt, Sean Penn e Jessica Chastain. The Tree of Life è un film a cui prestare attenzione.