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14 maggio 2019

Addio Doris Day

di Gaia Giuffredi
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Se leggeste sul giornale che una certa Doris Mary Ann Von Kappelhoff è passata a miglior vita alla veneranda età di 97 anni, probabilmente la notizia lascerebbe un po’ il tempo che trova. Magari non la riterreste nemmeno degna di un paio di frasi di circostanza, perché di anziane signore che si spengono è pieno il mondo.

Se però continuaste con la lettura, vedreste che voi questa Doris la conoscete e anche molto bene. Soprattutto se non siete giovanissimi voi stessi, o se siete amanti di quei film che hanno fatto la storia e che ormai proiettano solo in occasioni speciali o ai festival.

Perché quella signora che all’anagrafe faceva Von Kappelhoff, era in realtà per tutti noi Doris Day. 

Attrice di calibro, tant’è che Hitchcock stesso la volle con sé, all’inizio sognava di fare la ballerina classica. Fu un tragico incidente d’auto a cambiarle la vita e a farla conoscere al mondo come “la fidanzata d’America”.

Ma prima di essere attrice è stata cantante: come suo padre prima di lei, che era un musicista, si esibì in una serie di concerti con Les Brown, interpretando tra le altre anche Sentimental Journey, che divenne quasi un inno per tutti i soldati americani che sognavano il ritorno a casa durante la guerra. 

L’incontro che fece diventare Doris Doris Day fu quello con il regista Michael Curtiz (Casablanca). Doris era bionda, era bella e aveva quell’aria di ingenua bontà che la fecero elevare allo status di simbolo e non più di donna. 39 furono i film che interpretò, L’uomo che sapeva troppo fu solo la punta dell’iceberg della sua sfolgorante carriera che durò anni, sette dei quali sotto contratto con la Warner Bros. 

Negli ultimi tempi aveva ridotto al minimo le apparizioni in pubblico, dimostrando grande intelligenza nell’aver capito che c’è un tempo per tutto. E che, in fondo, Que sarà serà e Whatever will be, will be.