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20 settembre 2017

Festival di Cannes: 71 anni dalla prima edizione

di Anna Martellato
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Era il 1946 e si respirava di nuovo. L’aria sapeva di voglia di rinascere e bisogno di dimenticare. Era l’aria che il mare portava sulle sponde di Cannes il 20 settembre di quell’anno, quando per la prima volta i riflettori si accesero sui film, gli attori e i registi provenienti da diversi Paesi per aggiudicarsi il Grand Prix (la Palma d’Oro arriverà qualche anno più tardi), in un’atmosfera ecumenica post-bellica.

Era la prima edizione del Festival di Cannes.
Un premio internazionale per internazionalizzare un’Europa ferita dagli orrori della guerra che da quell’anno in avanti diventò un appuntamento sempre più importante e sempre più atteso. Anche se oggi non si svolge più in settembre, ma in maggio.

Insieme alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e il Festival internazionale del cinema di Berlino, quello di Cannes è uno dei più importanti festival a livello mondiale. Fu concepito ancora negli anni ’30, quando il ministro francese Jean Zay propose la creazione di un festival cinematografico. La base dell’idea, più che la concorrenza alla rassegna veneziana, era l’indignazione: per le continue ingerenze del governo fascista italiano e quello nazista tedesco. Nel giugno 1939 si svolse la prima vera edizione, in sordina, presieduta da Louis Lumiere. Purtroppo l’invasione della Polonia in settembre e la conseguente dichiarazione di guerra da parte della Francia e della Gran Bretagna alla Germania misero inevitabilmente fine alla rassegna.
Rifiorì però al termine del conflitto.

In concorso nell’edizione del 1946 film noti anche ai giorni nostri, come Notorious di Alfred Hitchcock con una struggente Ingrid Bergman nei panni di una spia innamorata e che – nella vita vera – si innamorerà presto di Roberto Rossellini, anche lui a Cannes con Roma città aperta. L’inizio di quel triangolo amoroso Bergman-Rossellini-Magnani forse inizia proprio lì, un po’ inconsapevolmente di quello che a breve sarebbe successo.

C’era anche La bella e la bestia di Jean Coctau e Anna e il re del Siam di John Cromwell, il cui remake Anna e il re di Andy Tennant ha visto nei panni della caparbia istitutrice inglese Jodie Foster. Inoltre c’era Angoscia, ancora con Ingrid Bergman,interprete di una donna delicata e raggirata da un marito senza scrupoli. C’era l’indimenticabile Gilda di Charles Vidor, direttamente dagli Stati Uniti, che presentò al mondo una strepitosa Rita Hayworth.

Abbiamo riassunto in tre GIF le scene più belle che i film presentati nella prima edizione del festival di Cannes ci hanno regalato e che sono diventate parte della nostra memoria collettiva.

Gilda (1946)
Regia di Charles Vidor con Rita Hayworth e Glenn Ford
Gilda è una procace ballerina che, abbandonata dall’amante, giura di vendicarsi e per questo si fa sposare dal ricco proprietario di una elegante bisca di Buenos Aires. Le cose si complicano qundo il suo ex amante diviene l’ispettore della bisca e ben presto uomo di fiducia del proprietario.

Notorious (1946)
Regia di Alfred Hitchcock con Ingrid Bergman e Cary Grant
Elena Huberman viene arruolata nel servizio segreto americano di controspionaggio ed inviata a Rio de Janeiro, dove dovrà introdursi nei circoli degli agenti nazisti e raccogliere utili informazioni. Benchè ami, ricambiata, un agente americano, per assolvere il suo compito, sposa Sebastian, un suo antico adoratore e capo degli agenti nazisti. Quando Sebastian si accorge di aver sposato una spia americana decide di ucciderla, avvelenandola lentamente.

Roma città aperta (1945)
Regia di Roberto Rossellini con Anna Magnani, Aldo Fabrizi e Marcello Pagliero
Siamo a Roma, dopo l’armistizio di Cassabile. La polizia tedesca è sulle tracce di Giorgio Manfredi (Marcello Pagliero), ingegnere militante nella resistenza. Il giovanotto, sfuggito in tempo alla perquisizione nel suo appartamento, trova rifugio da Francesco, un tipografo antifascista che il giorno seguente dovrebbe sposare Pina (Anna Magnani), vedova e madre di un bambino, il piccolo Marcello. Il parroco (Aldo Fabrizi), benemerito della lotta contro l’oppressore, non nega mai il suo aiuto ai partigiani. Ma quando il suo Francesco viene arrestato, Pina grida tutta la sua rabbia e cade sotto il fuoco dei mitra davanti a Don Pietro e al figlioletto. In seguito Manfredi e Don Pietro saranno uccisi, ma Francesco, Marcello e altri ragazzi continueranno la lotta.