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3 luglio 2017

È morto Paolo Villaggio, il mitico Fantozzi

di Redazione
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Quello di oggi è un lutto italiano. Perché sia la vecchia che la nuova generazione, che tanto ne ha sentito parlare dai genitori, lasceranno un pensiero a Paolo Villaggio.

L’attore è morto a 84 anni al policlinico Gemelli di Roma, dove era stato ricoverato da giorni a causa del diabete.

Molti sono i ruoli che lo hanno visto protagonista nella sua carriera: attore, sceneggiatore, scrittore e doppiatore. Grande amico e collaboratore di Fabrizio De Andrè, che aveva conosciuto nel lavoro come cabarettista su una nave da crociera, amico e collega di Gassman con il quale collaborerà in molte occasioni, vincitore di un Leone d’Oro alla carriera e di un David di Donatello, attore diretto da Fellini e Ermanno Olmi.

Ma è nel 1974 che esce al cinema un film che lo renderà icona della comicità italiana. Si tratta del primo film dove l’attore interpreta “l’uomo comune” Ugo Fantozzi, da lui creato e pubblicato su carta e poi arrivato al cinema: un viaggio di nove romanzi e dieci film.

Lo stesso Villaggio lo definisce: “l prototipo del tapino, ovvero la quintessenza della nullità”.

Con una comicità onesta e quasi crudele, Fantozzi non risparmia nessuno. Il personaggio del ragionier Fantozzi nasce dalla sua esperienza nel lavoro in fabbrica, dalle spinte del ’68, da una borghesia tormentata e vittima. Una crisi collettiva dell’Italia e degli italiani, in cui tutti si riconoscono, puntellata da una comicità diventata mito: i patetici cenoni l’ultimo dell’anno e la nuvoletta di pioggia sempre pronta, il pronti via per timbrare all’uscita e l’inchino al boss sul divano di pelle umana.

Vogliamo ricordarlo così, con una frase detta dall’autore in un’intervista di quattro anni fa:

“Mi piacerebbe vivere nel 31.000. Vedere la fine delle malattie, lo sbarco su Marte, la scia del meteorite che spaccherà la terra, il futuro. Siamo appena all’inizio e io, porca puttana, mi perderò tutto. Non mi dispiace morire, mi scoccia morire troppo presto“.