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16 aprile 2019

Notre Dame brucia e Quasimodo piange

di Gaia Giuffredi
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Notre Dame de Paris brucia.

Questa la notizia che ha fatto fermare i cuori di mezza Europa e ha travolto le vite di tutti noi ieri nel tardo pomeriggio, tenendoci col fiato sospeso fino a quando non sono arrivate le prime rassicurazioni.

Sì, i danni ci sono e sono ingenti, ma la cattedrale sopravviverà.

Non solo, anzi: vivrà e lo farà tornando a quel meraviglioso splendore che l’ha resa un simbolo e un’icona nelle menti di chiunque, credenti e non. Il presidente Macron lo ha promesso questa mattina, non appena è arrivato sul luogo della tragedia: Notre Dame verrà ricostruita, la sua è una promessa ai francesi e alla loro storia.

Ma ci vorrà tempo.

Tempo per innalzare nuovamente quella guglia che è collassata ieri sera, quando sembrava davvero che nulla si potesse fare se non assistere, inutili, a una catastrofe immane.

Tempo per delle nuove vetrate che dovranno andare a sostituire quelle di inizio secolo che sono andate perdute nel rogo.

Tempo per il soffitto, per la struttura in legno che è crollata mangiata dalle fiamme.

E nel frattempo siamo tutti a lutto.

Nessuno escluso.

E ognuno esorcizza il lutto come può e come riesce.

Questo è quello che hanno fatto centinaia di artisti in queste ore, manifestando tutto il loro cordoglio tramite la loro arte e postandola sui social. Instagram è stato letteralmente invaso da queste opere, che si andavano a intervallare alle foto e ai video della cattedrale che bruciava. Quasi quelle fiamme potessero essere, in alcuni momenti, anche barlumi di speranza.

Protagonista è spesso Quasimodo, il campanaro di Notre Dame che ne è anche un po’ il guardiano. Un fratello, un padre, un amante.

Abbraccia la sua Maria e le sue gargouilles come se stesse bruciando la sua stessa vita e le sue lacrime sono quelle di tutti noi che, sgomenti, ancora non riusciamo a farcene una ragione.

Ecco una raccolta dei disegni più belli:

1. Questo ha sicuramente fatto il giro del mondo. Un semplice tratto nero perché non è il momento di perdersi in dettagli inutili come i colori. Eppure, nella sua semplicità, ha catturato alla perfezione l’essenza del momento. L’espressione di tutti quei parigini e non che dalla Senna e dai dintorni della cattedrale guardavano la colonna di fumo alzarsi in un silenzio attonito.

2. Non è solo Quasimodo a perdere una casa, in questo momento, ma anche tutti quei centinaia e centinaia di gargouilles che dall’ottocento hanno respinto e scacciato l’acqua dai tetti di Notre Dame. Quella stessa acqua che, in questa circostanza, avrebbe fatto miracoli. E quindi assistono impotenti al rogo, la loro missione di tenere al sicuro la cattedrale fallita.

3. Rimane però Quasimodo il vero protagonista di questo lutto. E il suo grande animo viene fuori ancora una volta, proprio in un momento come questo. Perché essere buoni significa anche mettere da parte il proprio dolore per abbracciare quello altrui, quello di una gargouille distrutta. Significa farsi carico delle sofferenze degli altri anche quando non ce la fai più. Anzi, proprio quando non ce la fai più devi rialzarti ed essere forte, essere un faro e un’ancora. Essere come Notre Dame in queste ore.

3. Che Notre Dame sia un simbolo della Francia non è solo pura e semplice retorica. Ci sono quelle immagini che chiunque collega a un paese e Notre Dame è la Francia, è Parigi. Vedere dunque la cattedrale dipinta di rosso e di blu su uno sfondo bianco non dovrebbe colpire più di tanto. Ma diventa un pugno allo stomaco se quel blu sono le lacrime di Quasimodo che prova a consolarla.

4. C’è infine un’ultima piccola opera d’arte che toglie il fiato. Quasimodo ha tra le mani la cattedrale in fiamme, i suoi occhi sono lucidi per il pianto e sembra voler portare via Notre Dame, quasi potesse sradicarla dalle sue fondamenta per portarla da qualche parte in cui sarebbe al sicuro. E nel suo sguardo, al dolore si mescola quasi rabbia e quella colpisce tutti noi, che ci sentiamo colpevoli se è lui a guardarci così, quasi non siamo stati in grado di prenderci cura della sua Maria.

BONUS

L’emergenza è passata o quantomeno sta passando.

I respiri si calmano, i cuori tornano a battere a un ritmo normale.

È tempo di ricostruire, ma soprattutto è tempo di capire, soprattutto come qualcosa del genere sia potuto succedere.

Chiaramente per le risposte è presto, si possono solo fare i primi rilievi e dare adito alle prime supposizioni.

Ma tra i più fantasiosi, c’è chi pensa che la colpa sia di una precisa persona

Neanche a dirlo, si scherza.

Ma dopo queste ultime ore con il fiato sospeso, anche solo permettersi una risata per stemperare la tensione è un lusso che pensavamo di non poterci più permettere, quindi facciamo bene a farla e anche di cuore.

Perché il peggio è davvero passato: come molti stanno scrivendo anche sui social, “Elle est saine et sauve”.

Notre Dame de Paris è salva.