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1 settembre 2016

Venezia 73. Arrival: il buongiorno alieno della seconda giornata di festival

di Giulia Sambo
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Arrival di Denis Villeneuve, lo stesso di Sicario e Prisoners, è un film sorprendente. È stellare, ma le stelle c’entrano poco anche se tutto ruota intorno ad un paio di alieni misteriosi. Presentato in concorso nella seconda giornata di Mostra del Cinema di Venezia, ha come protagonisti Amy Adams e Jeremy Renner – debutterà nelle sale italiane grazie alla Warner il prossimo 24 novembre. Brillante, intelligente, macabro e a suo modo ottimista: questo scifi ha di certo saputo impressionare il pubblico.

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Ci sono tutti gli elementi classici del cinema americano quando vuole parlare di alieni: c’è l’astronave, ci sono gli essere mostruosi che non si mostrano nella loro totalità, c’è la Terra tesa a decifrare le loro intenzioni – coinvolta tutta come nella più classica delle imminenti catastrofi, dall’America alla Cina passando per la Russia. E ci sono anche le storie personali dei personaggi che si intrecciano nella trama. C’è la paura di un attacco improvviso, c’è la corsa contro il tempo. Ma a modo suo, Arrival, è tutta un’altra cosa rispetto a quello che abbiamo già visto.

Sa catturare l’attenzione fin dai primi minuti, regalando la sensazione (oggi molto rara nel cinema) di non sapere esattamente quale sarà la prossima mossa. Sa tenere incollati allo schermo, tutto il resto passa in secondo piano. Un’ombra di tristezza avvolge la storia fin dai primi frames, ma gli spettatori ancora non sanno che niente è davvero come sembra. È questo è anche il punto di forza del film. La docente universitaria Louise (Adams) ha un dono raro e prezioso – riesce a guardare molto “avanti” al contrario di tutti gli altri – che sfrutterà per salvare il nostro pianeta.

Arrival gran bel film, come ai tempi di Interstellar. Se poi siete appassionati di linguaggio e scrittura, farete bingo scegliendo di andare a vederlo. La pellicola è anche una sorta di manuale sulla materia. Poi ci sono i temi del pregiudizio umano (una caratteristica negativa dei terrestri) e la tendenza non voler cooperare nemmeno di fronte a difficoltà serie. La morale? Ascoltare di più, aprirsi all’altro. E vivere la vita senza la paura di affrontare ciò che sarà. Viverla come un viaggio bellissimo, a prescindere dal finale.