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8 settembre 2016

Venezia 73. Il mistero della vita in Voyage of Time di Malick

di Giulia Sambo
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Chi siamo? Da dove veniamo? Dove siamo destinati ad andare? Si sviluppa attorno a queste domande il documentario sull’origine della vita firmato da Terrence MalickVoyage of Time, presentato alla Mostra del cinema di Venezia in concorso. L’obiettivo del cineasta-filosofo è chiaro, come lui stesso ha dichiarato: “Lo spettatore verrà immerso nella vastità degli eoni per esplorare quasi quattordici miliardi di anni del nostro universo e porsi interrogativi”. Malick immagina di rivolgere i suoi quesiti, o meglio i quesiti dell’intera umanità, a Madre Natura. La voce narrante, calda e profonda, è della talentuosa Cate Blanchett – come una figlia confusa e assetata di verità, che chiede alla Madre chiarezza e conforto. Poco apprezzato dai critici al Lido, valutato 2,1 su 5, Voyage of Time ha invece convinto il pubblico del festival (3,5).

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Il documentario di Malick affascina fin dai primi frames, grazie ad una fotografia spettacolare che rende giustizia alle immense meraviglie della natura. Più immagini che parole, dunque. Per lunghi tratti della pellicola c’è solo bellezza, vento e acqua, musica o silenzio. Gli interventi di Blanchett sono ben calibrati. Apparentemente disconnessi tra loro, spezzoni e riprese delineano un preciso percorso narrativo che si origina dall’eplosione primordiale e in ordine cronologico sfiora le principali tappe dell’evoluzione della vita sulla Terra. Dal Big Bang alla diffusione delle metropoli sfavillanti, passando per meteoriti, scimmie e invenzione del fuoco. Così Malick stimola la riflessione sul fine degli esseri viventi, sullo scopo della nostra esistenza.

Voyage of Time si pone e pone a chi lo guarda un secondo, importante quesito: quali sono le reali intenzioni della natura? Essa agisce per il bene o per il male? È positiva o negativa? Sono le domande che tutti noi uomini prima o poi ci siamo posti o ci porremo. Per natura si nasce, per natura si muore. La natura crea e distrugge, dà senza chiedere e toglie senza domandare. La natura trasforma se stessa, eppure è eterna testimone dei cambiamenti del mondo e dell’universo. Paesi, popoli, tradizioni… l’umanità è così varia e vasta, accomunata dallo stesso destino. Malick, oltre alle immagini che mostrano la natura sconfinata, non a caso dissemina il film di video sull’uomo nei diversi continenti.

Quale visione della natura predomina, alla fine? Una visione ottimistica, che si appiglia all’esistenza di sentimenti come l’amore. L’amore giustifica ogni cosa per Malick, o almeno questa è la nostra interpretazione.