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7 settembre 2016

Venezia 73. The Journey: un dialogo lungo un viaggio per la pace d’Irlanda

di Giulia Sambo
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Immaginate due vecchiotti irlandesi con l’accento marcato, che tra le altre cose sono anche politici – esponenti di due fazioni opposte, seduti per qualche ora l’uno accanto all’altro in macchina. Di che cosa parlano? Prova a raccontarlo (o meglio, ad immaginarlo) il regista Nick Hamm, con The Journey – fuori concorso a Venezia 73; i due vecchiotti in questione sono il repubblicano Martin McGuinness e il predicatore protestante Ian Paisley. Due avversari che nel 2006 si sono per davvero ritrovati sullo stesso volo privato e, rivolgendosi la parola per la prima volta, hanno posto le basi per la pace in Irlanda. Con questo lavoro, accolto dalla stampa con un fragoroso applauso (non potremmo essere più d’accordo), Nick Hamm ha provato ad ipotizzare i contenuti del loro dialogo. A dare un volto ai protagonisti, rispettivamente, Colm Meaney e Timothy Spall.

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Il viaggio raccontato da Hamm si svolge in macchina, non in aereo; i due nemici politici sono diretti all’aeroporto di Edimburgo e nel frattempo vengono spiati dai rispettivi sostenitori, i quali aspirano a favorire un solido accordo tra loro per il bene del Paese. Il viaggio del film è dunque immaginario, la Storia vuole che i due uomini si siano in realtà confrontati a bordo di un aereo. Ma il mezzo di trasporto è irrilevante, Hamm si serve de Il viaggio per sottolineare la potenza e l’importanza delle parole. Col passare dei minuti e delle ore McGuinness e Ian Paisley costruiscono un sottile filo comunicativo, ascoltati e “incoraggiati” attraverso molteplici espedienti dall’autista (Freddie Highmore). Si insultano, si rimproverano a vicenda. Parlano lingue diverse, ma in fondo dicono la stessa cosa. Entrambi hanno a cuore la propria gente, vogliono un’Irlanda serena nonostante credano fortemente in ideali diversi. All’aeroporto, prima di salire sul velivolo, McGuinness e Ian Paisley giungono ad una decisione definitiva. Quale?

Meaney e Spall sono capaci di reggere la conversazione alla perfezione, con la loro bravura sostengono l’intera struttura della pellicola – incentrata esclusivamente sul loro dialogo, della durata di un viaggio in macchina. Dimostrano al pubblico che il dialogo può e dev’essere la soluzione alle crisi politiche in atto nel mondo. A quel tempo come oggi. “Se Paisley è McGuiness sono riusciti a mettere da parte l’odio, possono farlo anche altri”, ha detto Hamm. Un accordo tra le parti poi non vuol necessariamente dire rinunciare al proprio credo, ai propri ideali. Non vuol dire cancellare la propria identità. L’accordo è un compromesso intelligente, degno di uomini all’altezza di fare i politici. Ecco l’altra grande rivelazione di The Journey.